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Il legale della Franzoni: “Annamaria vorrebbe urlare ancora la sua innocenza, ma teme il clamore dei media”

franzoni“Annamaria Franzoni non smette mai con nessuno di urlare la propria innocenza. Con i familiari, con le altre detenute, ovviamente con i suoi legali. Ma teme il clamore. Ha già sperimentato su di sé il fatto che poi le attenzioni che riceve si ritorcono contro di lei. Si sente più protetta dal silenzio”. L’avv. Paola Savio, contattata dall’ANSA sulla detenzione della donna condannata per l’omicidio del figlio di tre anni, Samuele, avvenuto a Cogne (Aosta) il 30 gennaio 2002, spiega così i timori che Annamaria Franzoni ha verso le conseguenze della troppa notorietà. Condannata a 16 anni di carcere (ridotti a 13 per l’indulto), Annamaria Franzoni varcò i cancelli della sezione femminile del carcere bolognese della Dozza nella notte tra il 21 e il 22 maggio 2008, quando la sentenza divenne definitiva. Il 7 ottobre il tribunale di sorveglianza respinse la sua istanza di andare agli arresti domiciliari per crescere gli altri suoi figli. Fino a quando non avrà scontato un terzo della pena, non potrà nemmeno chiedere permessi premio o libere uscite. E continua a vedere i bambini, in carcere, secondo una cadenza di sei volte al mese. “Innocente e condannata anche al silenzio”, dice di sé, per evitare che il clamore produca danni ulteriori a quelli che sta già patendo.
(ANSA).


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3 Commenti in “Il legale della Franzoni: “Annamaria vorrebbe urlare ancora la sua innocenza, ma teme il clamore dei media””

  • michelangelo scritto il 31 marzo 2010 pmmercoledìWednesdayEurope/Rome 18:19

    DELITTO COGNE: avviso di garanzia per l’avv. Taormina (Seconda Parte)
    L’Avvocato Taormina ebbe a dichiarare (ANSA Torino 2 maggio 2007):
    “sono vicino alla corretta ricostruzione dei fatti.
    Annamaria è innocente.
    Parlerò solo se mi andrà di farlo”.
    E ancora, l’enigmatico avvocato ha affermato in diretta TV ed alla stampa:
    “Sono assolutamente convinto dell’innocenza della signora Anna Maria Franzoni … Questo e’ stato un processo cominciato male e concluso peggio”, ed ha spiegato il suo pensiero in merito alla conferma della condanna inflitta dalla Corte di Cassazione, aggiungendo che continuerà le indagini per conto suo al fine di stabilire la verità dei fatti.

    Sulla uccisione del piccolo Samuele è intervenuto anche lo psichiatra Vittorino Andreoli (ANSA) :
    “la Franzoni racconta bugie? Non ci credo.
    Non esiste un solo caso di infanticidio in cui una mamma sia riuscita a tenersi tutto dentro.
    Prima o poi crolla e racconta la verità.
    La sentenza lascia troppi dubbi.
    E non va bene”.

    Cosa voglio dire?
    Che Andreoli è convinto che la Franzoni mente e che la “sentenza lascia molti dubbi”.
    Quindi se la tragedia si è consumata nell’ambito delle persone in casa, e la madre è innocente, chi rimane?
    Che Taormina non lo sospettasse, ma lo sapesse da sempre chi ha ucciso Samuele.
    Che l’ha aiutata finché ha potuto, fino al limite professionale, ma accortosi della enorme difficoltà a continuare a sostenerla cerca di convincerla a dire la verità.
    Che la tenace resistenza di lei non più conciliabile con la sua maturata convinzione dell’avvocato di non poter sostenerne la innocenza senza provarla ha fatto maturare l’idea della rinuncia alla difesa.
    Che, infine, Il libro pubblicato contro il suo parere gli abbia dato l’occasione per dimettersi o per farsi esonerare dall’incarico che gli era stato affidato dal padre di Annamaria.
    Motivo, quest’ultimo per il quale tra la Franzoni e i genitori nacque una forte divergenza al punto di interrompere da due anni ogni rapporto.

    A questo punto, io posso fare le mie riflessioni, il dott. Andreoli le sue considerazioni, ma l’avv. Taormina, per il ruolo che ha avuto, non può dire, a parere mio, quello che ha detto, senza dimostrarlo.

    E ora mi domando:
    PERCHE’ gli avvocati della Franzoni non hanno citato l’Avv. Taormina come teste a difesa per spiegare che cosa volesse dire con le sue dichiarazioni del 7 luglio 2007 , che hanno fatto il giro del mondo senza che lui si fosse mai sognato di negarle?

    PERCHE’ la Corte di Cassazione, o di “motu proprio” o attivata dalle notizie diffuse dall’Ansa non l’ha citato come teste reticente informato sui fatti?

    Che ben venga, or dunque, l’avviso di garanzia.
    Ma chi ha interesse a farlo?

    Nel mio articolo che costituisce la prima parte: “Cogne, l’eroina complice innocente”, già pubblicato in molti siti, analizzo un’ipotesi, particolareggiata e attendibilissima della vicenda, né confutata, né presa in considerazione.

  • Sauro Claudio scritto il 23 aprile 2010 amvenerdìFridayEurope/Rome 10:08

    Per chi proprio fosse convinto che è colpevole ho fatto queste semplici considerazioni in base alla telefonata al 118:

    La Tachipnea esprime il numero di respiri al minuto

    Nell’individuo normale i respiri variano fra 16 e 20 al minuto

    Nella telefonata al 118 , anche se disturbata si rileva una tachipnea di un repiro al secondo circa, sessanta respiri al minuto.

    Forse stima un pò esagerata ma molto vicina alla verità.

    Ovviamente, mentre la Franzoni parla con la Callipari, la tachipnea non è rilevabile perchè per poter parlare deve compiere uno sforzo con il diaframma in modo che le parole siano comprensibili.
    Così pure quando grida e urla.

    Ma nei pochi momenti liberi, la tachipnea ricompare ed esprime lo stato di grande apprensione.

    Possono essere pochi momenti in cui è misurabile, ma quei pochi momenti sono sufficenti per valutare la frequenza media della tachipnea, pochi momenti che possono essere estesi a tutta la telefonata.

    Dal momento che è impossibile che un persona si induca tachipnea volutamente e solo nelle pause libere.

    Pertanto se in certi momenti io misuro un respiro al secondo ciò significa che la tachipnea è una costante della telefonata.

    Questo è estremamente importante come prova di autenticità, dal momento che se uno finge non è in grado di indursi una tachipnea così elevata.

    Generalmente se uno finge si lamenta, piange,grida,ma non gli passa per la testa di indursi pure tachipnea.

    Poniamo che la frequenza media durante la telefonata sia stata di 45 respiri al minuto, siamo ai limiti dell’alcalosi respiratoria

    Annamaria ha rischiato veramente di andare incontro a caduta con perdita di coscienza e contrazioni toniche degli arti.

    Vorrei aggiungere che la tachipnea è indice di autenticità dello stato di estrema agitazione in cui si è trovata.

    Questo comporta che lo stato in cui ha trovato Samuele, era uno stato per lei completamente nuovo e drammatico.

    Pertanto non può essere stata lei l’assassina, dal momento che qualora avesse colpito lei prima di andare al pulmino, il caso per lei sarebbe stato scontato e certamente non sarebbe comparsa tachipnea.

    Anche qualora avesse colpito in stato di raptus, appena uscita dal raptus (che dura pochi secondi) si sarebbe resa conto dell’accaduto ed il ritorno a casa non sarebbe stato così drammatico.

    I giudici ed i periti probabilmente sono completamente all’oscuro di questi meccanismi, per cui la telefonata al 118 è passata inosservata, anzi è stata accusata di non aver descritto all’illustre Nives Callipari le ferite.

    I periti non sanno che quando una persona telefona al medico per un urgenza riferisce soltanto il sintomo più eclatante dimenticandosi tutti gli altri.

    Samuele non vomitava sangue, ma sputava sangue poichè il vomito a getto (forse alle ultime fasi) spingeva il sangue che colava sulla bocca in alto, e questo era estremamente drammatico per una profana in medicina.

    Ha omesso le ferite, per forza! Nives Callipari non l’ha neppure lasciata parlare con la richiesta dell’indirizzo.

    Ma i periti non si sono resi conto che neppure un attore esperto saprebbe simulare una simile telefonata!!!!!!!!!!!!!!!
    Volevo dire anche che a parte la tachipnea, che per alcuni potrebbe essere difficilmente rilevabile, è tutta la telefonata che depone per l’autenticità.
    Lo stato di ansia così marcato, le grida che si alternano a momenti di vera perdita di controllo, il modo in cui comunica con la centralinista del 118, il fatto che gli risulti difficile spiegarsi e sia costretta più volte a ripetere le stesse parole, il modo velocissimo in cui pronuncia il suo numero telefonico, sono tutti fattori che non possono essere frutto di finzione, ma denotano che Annamaria tenta di comunicare una tragedia, e ci riesce in malo modo.
    Il fatto che la tachipnea non sia rilevabile mentre comunica alla Callipari è segno di un estremo sforzo per comunicare.
    Così pure è normale che non sia rilevabile quando grida e piange.
    Provate voi a fare una corsa e poi mettetevi a gridare, vedrete che la tachipnea scompare.
    Ma bastano quei pochi momenti in cui è rilevabile per diagnosticare uno stato di ansia estrema che non può essere frutto di finzione.
    Non ci riuscirebbe neppure il migliore attore, di primo acchito, a comunicare in siffatto modo.
    Dovrebbe studiarsi più volte la parte.
    Basterebbe questa telefonata per scagionarla, ma i periti non ci hanno pensato.
    Del tutto all’oscuro dei meccanismi psicologici, si sono accentrati sul fatto che non ha riferito le ferite.
    Motivo di grave accusa!!!!!!!
    Potrei rispondere che nello strato di estrema ansia ha riferito solo il sintomo più eclatante.
    Samuele sputava il sangue che gli passava sulla bocca e questo era estremamente drammatico per la madre.
    Il viso era imbrattato di sangue e questo le faceva supporre che avesse vomitato sangue, e molto sangue.
    Le ferite ovviamente, in quel particolare frangente venivano in secondo piano.
    Questa telefonata depone per un estrema autenticità, per un fatto nuovo ed inusitato.
    Solo questa telefonata la scagiona completamente.
    Con tutta l’attrezzatura che il RIS possiede, non si è reso conto di questo fattore tanto semplice.
    Solo per questa telefonata è giusto scagionarla e lasciarla libera.

    La tragedia di tutta la scienza che è stata usata in questo caso, potremmo riassunerla con le parole di Alberto Bolognesi : un ipotesi che sembrerebbe indicare la madre come assassina, uccisa da un semplicissimo fatto.

    http://www.youtube.com/watch?v=pD87vUW2_9o

    E’ chiaro che non finge, non può fingere.
    Una telefonata del genere non riuscirebbe neppure ad un famoso attore che fa prima un centinaio di provini.
    Io ho confrontato una telefonata di una mamma che mi ha chiamato perchè il suo bambino era caduto da un muro e pensava fosse morto.
    Ti assicuro che era molto simile alla telefonata della Franzoni.
    Come medico che opera da trent’anni, ed anche come Ufficiale Sanitario, ho molta esperienza di queste cose.
    Confrontando questa telefonata con quattro telefonate fatte da famosi attori in film per situazioni analoghe.
    La differenza è abissale.
    Nelle telefonate finte manca completamente la tachipnea, la carica emotiva è modesta e si capisce che è falsa.
    Annamaria invece si è trovata di fronte ad una situazione nuova ed inusitata.
    Anche fosse stata affetta da una sindrome ansioso-depressiva (ma ne dubito) non avrebbe assolutamente potuto simulare una simile telefonata.
    Solo in base a questa andava assolta, invece è diventata motivo di accusa perchè non ha riferito le ferite.
    Ma come poteva?
    Ella nel brevissimo tempo che le è stato concesso ha riferito a malapena il suo indirizzo e la gravità della situazione.
    Ella ha riferito che il bambino vomitava sangue, ma non diceva il falso, perchè con ogni probabilità il bambino sputava il sangue che le passava sulla bocca ultimo momento di una crisi convulsiva conseguente al trauma.
    Per lei era drammatico questo, e riteneva avesse vomitato molto sangue perchè una grossa macchia ematica imbrattava il cuscino.
    Si affaccia con più forza l’episodio dell’intruso.
    Del resto in otto, nove minuti se ne fanno di cose.
    Scappare sarebbe stato facile, bastava imboccare il canalone che stà poco dietro la villetta.
    In tal caso nessuno l’avrebbe visto.

  • Saverio di Stefano scritto il 11 giugno 2010 pmvenerdìFridayEurope/Rome 18:43

    Io credo che tutta la faccenda Cogne sia da rivalutare completamente.
    Fino a non molto tempo fa su Google c’era un sito del titolo “Clamorose rivelazioni sul delitto di Cogne”
    Ebbene questo sito, dalla sera alla mattina è scomparso.
    Praticamente su quel sito avevo scritto solo io, ma ciò che avevo detto era troppo compromettente per qualcuno.
    Per cui quel qualcuno è riuscito a farlo sparire.
    Tutta la vicenda di Cogne (l’omicidio del piccolo Samuele) si svolge ai limiti dell’assurdo.
    Tutto parte da quel famoso 30 Gennaio 2002, anzi dal giorno dopo, cioè da quando L’anatomo patologo Viglino esegue l’autopsia sentenziando che l’omicidio doveva essere avvenuto intorno alle ore del mattino.
    Ora immaginatevi voi se un anatomo patologo, per quanto bravo, che tira fuori un cadaverino dal friezer è in grado di stabilire anche i minuti esatti della morte.
    E’ già tanto se stabilisce l’ora.
    Inoltre Viglino trova sulla fronte del bambino, “in una zona estremamente ristretta, 17 ferite tutte riportabili ad un arma da taglio (mi sono letto più volte tutta la perizia Viglino)
    Tanto che lo stesso anatomo patologo dirà:” Tale condizione consente di rilevare una superficie di impatto del corpo contundente assai ristretta, come, appunto, quella di uno spigolo o di una grossa punta.”
    Inoltre Viglino constata un infossamento della parte DX del frontale di 3 cm ed ipotizza che in seguito a tale infossamento il sangue deve essere uscito sotto pressione (io aggiungerei con grande pressione dalla fessura 7)
    E’ incredibile che lo stesso RIS abbia attribuito la causa delle gocce sparse ovunque e fino a quattro metri, all’arma contundente, dal momento che nessuna arma sarebbe in grado di raccogliere tanto sangue, infatti è lo stesso Viglino che specifica “ nessuna arma sarebbe stata in grado di raccogliere il sangue e di scagliarlo oltre poche decine di millimetri”
    Vi erano gocce di sangue sulla parete antistante, sulla parete retrostante, sul soffitto, sul pavimento, sulle tende, sul termosifone e perfino una goccia era arrivata sulle scala che porta in cucina.
    Ebbene questo si può spiegare solo ipotizzando un fortissimo colpo che infossando la parte destra del frontale, ha causato l’uscita sotto pressione di sangue e materia cerebrale (come ipotizzato da Viglino).
    Ma l’anatomo patologo ha commesso un errore nell’ipotizzare la morte nell’ambito di minuti (ore 8) e se ne è reso conto ben presto.
    In televisione alla puntata di Matrix, in corrispondenza della sentenza di cassazione ha detto . “ Le percosse al bambino devono essere state date molto prima delle otto, ed io ipotizzo dopo l’uscita della guardia medica”
    Poi ha aggiunto un po’ sconcertato : “Io ho cercato di dirlo ai periti, ma non hanno voluto ascoltarmi, perché hanno tenuto in maggior considerazione il pigiama e gli zoccoli”
    La stessa confessione l’aveva già fatta ad una giornalista, Ilaria Cavo nel suo libro “La chiamavano la Bimba”
    A pagina 147 dice “ Ritengo che l’aggressione si debba collocare più vicina al tempo di uscita della guardia medica rispetto a quella della Franzoni”
    In seguito a queste considerazioni io avevo ipotizzato che fosse stato il padre a perdere completamente le staffe e ad uccidere il bambino e forse perché continuava a piangere e non li lasciava dormire.
    Con che cosa l’ha colpito? Con una picozza da alpinista e dalla parte tagliente.
    Ma esiste un’altra frattura che tutti i tribunali si sono dimenticati: è la frattura parieto-occipitale a mappamondo senza lesioni del tegumento.
    In quella zona deve aver colpito con la picozza, ma dalla parte piatta (altrimenti avrebbe causato lesione tegumentaria)
    Fatto stà che la frattura parieto occipitale resta un mistero.
    Comunque tutto questo non è compatibile con quanto ricostruito dal Tribunale in Appello.
    La franzoni sale in cucina ancora con il pigiama, in cucina se lo toglie per cambiarsi, ma sentendo Samuele piangere, viene colta da raptus, prende un mestolo, si mette il pigiama alla rovescia (è un po’ più spruzzato di retro), si precipita lungo le scale, si inginocchia sul letto, e colpisce (con il mestolo) il piccolo Samuele 17 volte sulla fronte “in una zona estremamente ristretta; Viglino”
    Solo che con questa ipotesi ci dimentichiamo completamente l’ampia frattura parieto occipitale a mappamondo, ma ci dimentichiamo anche che un mestolo non avrebbe mai potuto fare delle ferite da arma da taglio.
    Conclusa l’opera è uscita rapidamente dal raptus, ha avuto l’intuizione geniale (meglio dei periti) che gli zoccoli avrebbero potuto lasciare delle impronte ematiche, è quindi ha salito la scala a piedi nudi, in cucina si è vestita, ha portato in tutta tranquillità Davide al pulmino ed ha scambiato alcune parole con l’autista che l’ha giudicata uguale agli altri giorni, è ritornata a casa, dice di aver messo gli zoccoli è scesa in camera ed ha trovato la macelleria.
    Telefona al 118 con una telefonata in cui si induce una tachipnea di 45 respiri al minuto (la tachipnea è rilevabile ovviamente solo nelle pause libere), una telefonata che neppure il miglior attore riuscirebbe a fare.
    Ma paradossalmente la telefonata diventa motivo di accusa perché non ha riferito le ferite.
    Dice che Samuele vomita sangue, ed è quello che può aver pensato realmente, perché la bocca del piccolo è sporca di sangue e sotto la bocca c’è una grossa macchia di sangue sul materasso e sul cuscino.
    Ma la centralinista Nives Callipari dice che la telefonata è priva di carica emotiva e anche questo è un altro mistero ( che si potrebbe chiarire comunque)
    In quella casa il 30 Gennaio 2002 ci sono tre persone imputabili dell’omicidio: la Franzoni, il marito Lorenzi ( basta spostare di poco l’ora delle percosse e non ha nessun alibi), ed il piccolo Davide di otto anni.
    Ho sentito molte ipotesi che potrebbe essere stato il piccolo Davide a dare alcune martellate in testa a suo fratello.
    E questo per gelosia, perché era nel lettone dei genitori e forse era il preferito.
    Anche se non imputabile, se fosse successa una cosa del genere è possibile che la madre si sia resa conto della gravità del fatto, e che una cosa del genere lo avrebbe sicuramente segnato per tutta la vita, e pertanto gli abbia raccomandato di tacere, silenzio assoluto, segreto che Davide essendo chiuso ed introverso (al contrario del fratello) non avrebbe avuto difficoltà a mantenere.
    Questo spiegherebbe perché la coppia durante i vari processi sia rimasta così unita (generalmente queste coppie dopo un fatto del genere entrano in crisi) e quando qualcuno ha ventilato che potrebbe essere stato Davide la Franzoni lo abbia sempre difeso.
    Ma del resto per il RIS c’è il pigiama e gli zoccoli che la inchiodano
    Ma il pigiama è sporco sia davanti che di retro è difficile pensare che una che colpisce sul davanti si sporchi anche di retro ( secondo la teoria delle stringhe di Gabriele Veneziano).
    Gli zoccoli potrebbe averli anche indossati ed averli tenuti pochissimo addosso, perché come ha sentito che arrivava l’elicottero è corsa a mettersi gli stivaletti.
    Ed è normale che la Satragni la ricordi con gli stivaletti.
    Però nel poco tempo che li ha tenuti aiutando la Dott.sa a medicare il bambino, che sanguinava ancora, li ha sporcati di sangue.
    Del resto la Satragni è stata interrogata ai primi di Marzo; e chi si ricorda le scarpe dopo due mesi?
    Pertanto il tutto potrebbe essersi svolto così : lei è girata e non si accorge che Davide ha un martello.
    Davide sferra i primi colpi sulla testa di Samuele e delle gocce di sangue sporcano il retro del pigiama della Franzoni.
    La Franzoni si accorge e cerca di fermare Davide, ma nel frattempo questo riesce a sferrare qualche altro colpo sulla testa del fratellino e cosi la Franzoni si sporca il pigiama anche sul davanti.
    Resasi conto della gravità del fatto, e resasi pure conto che anche se non imputabile Davide ne risentirebbe per tutta la vita di quel’omicidio, lo lava, lo veste, e gli raccomanda di non dire nulla.
    Quindi va al pulmino, ma ritornando, a parte i primi metri in cui l’autista del pulmino potrebbe vederla, si mette a correre per chiamare il 118 (ecco la tachipnea così elevata)
    Relativamente alle perizie psichiatriche il caso Cogne mostra quanto la medicina sia un opinione.
    Disposta una perizia psichiatrica dal PM, eseguita poi dal Prof, Barale e dalla sua equipe, Barale avrà modo di sentirla più volte e di non riscontrare nulla di patologico nella Franzoni tanto che arriverà a dire:
    Possiamo dire che gli elementi di giudizio raccolti, non consentono di provare e neppure di ipotizzare, che seppure in relazione ad un ipotetico stato di infermità, Annamaria Franzoni abbia ucciso il figlio Samuele. Io ed i colleghi l’abbiamo sentita piangere, disperarsi, anche urlare; e quella era una sofferenza vera e profonda. Non era la finzione di una donna lucida e fredda”. Inoltre il Prof. Barale dirà:” La Franzoni ricorda ogni momento, ogni dettaglio.”
    Al contrario il Dott. Ugo Fornari intravede subito nella Franzoni una personalità dissociata ai limiti della schizofrenia.
    Io opero da troppi anni come medico, e vedendola più volte in televisione non ho intavisto nessuna dissociazzione.
    Ma la medicina è un opinione ed ognuno ha le sue teorie.

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