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Giovane marocchino, nudo per strada, lasciato morire di freddo. Necrologio shock nella prima pagina del giornale locale: “Perché nessuno l’ha aiutato”

Un grande necrologio campeggia oggi sulla prima pagina del quotidiano “La Nuova Ferrara”. Uno choc dedicato al giovane Sahid Belamel, straniero e clandestino, morto dal freddo la mattina di San Valentino dopo essere stato per molte ore nudo e ferito ai bordi di una strada senza che nessuno lo soccorresse. E’ un necrologio “provocatorio” ( “ci ha lasciato nell’indifferenza generale dei passanti…abbandonato in agonia e morto di freddo”) voluto dal direttore Paolo Boldrini per scuotere la città su quanto di sconcertante è avvenuto e per far riflettere i ferraresi su un episodio che non deve essere dimenticato. Il giornale pubblica l’intervento del sindaco Tiziano Tagliani, dell’arcivescovo monsignor Paolo Rabitti e di don Domenico Bedin, sacerdote di “frontiera” che si occupa dei problemi di immigrazione e gestisce un’associazione per la prima accoglienza di chi si trova in difficoltà. “Stiamo perdendo di vista il vero senso della vita – scrive il sindaco Tagliani – con un forte individualismo a scapito dei valori comuni e universali che ci sono stati consegnati dai nostri antenati e che abbiamo il dovere di mantenere vivi per noi e per i nostri figli. La morte di Sahid Belamel ci costringe a meditare”.
L’arcivescovo Paolo Rabitti nel suo fondo scrive: “Così muore la pietà”, e paragona l’episodio ferrarese alla parabola evangelica del Buon Samaritano… “fui visto da molti e lasciato nello stato di abbandono, senza vestiti e malfermo e, perciò, abbandonato al suo destino. Così anche Ferrara, dopo altre città, entra nel novero delle comunità umane ad alto tasso di disumanità. Così i giovani, che sembrano tutt’uno quando varcano le discoteche, nel momento in cui uno di loro sballa e ‘sbiella’, lo lasciano al loro destino”. Don Domenico Bedin lancia un confronto con un’altra giovane morte che ha scosso i ferraresi, quella di Federico Aldrovandi.”Il far finta di non vedere – scrive il sacerdote – per non compromettersi, è stata la costante anche della vicenda di Federico, rotta solo da una camerunense (la prima testimone a riferire di un ruolo ‘attivo’ di quattro agenti di polizia nella morte del giovane, ndr) che in qualche modo ci ha redenti. Ma non abbiamo imparato la lezione”. (ANSA).

LA VICENDA DI SHAID RACCONTATA DA TELESTENSE

Morto di freddo. È questa la risposta agghiacciante che arriva dall’autopsia eseguita sul corpo di Sahid Belamel. I risultati ancora non sono stati ufficializzati ma dalle prime indiscrezioni emerge la drammatica realtà, il 25 marocchino trovato la mattina del 14 febbraio in via Colombo, alle porte di Ferrara, è morto assiderato. Nudo, ferito, è rimasto per troppo tempo al freddo senza che nessuno si fermasse a prestargli aiuto o almeno chiamasse il 118. Solo alle 8.30 una guardia giurata trovando il ragazzo a terra in fin di vita ha dato l’allarme. Per Sahid era ormai troppo tardi, il principio di assideramento che i medici del 118 avevano riscontrato da subito, è quello che a quanto pare gli è stato fatale. Non si può però non pensare che se qualcuno avesse lo soccorso molto probabilmente si sarebbe salvato. Chi c’era con lui, chi gli è passato accanto indifferente? Perché il tassista che era stato chiamato non l’ha caricato e nemmeno ha chiamato il 118? Sono tutte domande alle quali gli inquirenti dovrebbero avere già le risposte. Grazie alle testimonianze raccolte, alle immagini dei circuiti di videosorveglianza e agli elementi raccolti in questi giorni di indagini gli uomini della Squadra Mobile di Ferrara sembrano avere ormai chiara la ricostruzione delle ultime ore di vita del ragazzo. Una ricostruzione che però ancora non rendono pubblica, tra una decina di giorni quando i risultati dell’autopsia verranno ufficializzati si potranno dare le risposte che si attendono e probabilmente arriveranno anche i primi provvedimenti nei confronti di chi quella notte ha lasciato da solo Sahid, “in condizioni di tale bisogno da necessitare di un ambulanza e non di un taxi”, come lo stesso autista interrogato avrebbe detto agli inquirenti. Sahid Belamel: una vita senza valore? Sahid Belamel aveva 25 anni ed è morto probabilmente dopo aver tentato in tutti i modi di salvarsi. Questo almeno direbbe la ricostruzione delle ultime ore di vita del ragazzo. trovato agonizzante sul ciglio di una strada alla periferia della città, dopo essere scampato alle acque di un canale dove ancora non si sa se sia caduto o sia stato gettato. E’ morto assiderato, dopo essersi trascinato per diverse ore barcollante e in ginocchio, nudo, senza riuscire ad attirare la curiosità, se non la compassione degli automobilisti che gli sono passati accanto e sono stati ripresi dai dispositivi di telesorveglianza di alcune aziende della zona.Avrebbero potuto se non fermarsi avvisare le forze dell’ordine o chiamare il 118.Si è fermato solo una guardia giurata, ma il ricovero tempestivo non è servito a tenere in vita Sahid. Di lui sappiamo pochissimo, venva dal Marocco, in cerca di fortuna o di sopravvivenza come tanti altri ragazzi come lui, viveva in Italia da diversi anni, nella nostra città, faceva lavoretti saltuari, aveva in tasca la copia di un contratto di lavoro, di cui non si sa nulla, non aveva nessun precedente se non un decreto di espulsione emanato dopo che la perdita di un lavoro stabile gli aveva precluso il rinnovo del permesso di soggiorno da ieri si sa che a Ferrara era venuto un fratello per assistere al suo matrimonio. Dati scarni, un puzzle con molti buchi che a giorni l’attività degli inquirenti potrà ricomporre a partire dalle ore intercorse fra la chiamata di un taxi dal suo cellulare, ma l’autista non lo ha fatto salire esortando chi era con lui a chiamare il 118.E il suo girovagare nudo la mattina alle 5 lungo via colombo.Forse una vita border line, quella di Sahid Belamel, certamente una vita difficile, ma sempre una vita, quella di un ragazzo di 25 anni, sfortunato, solo. Per chi non ha sentito il dovere di dargli aiuto, una vita senza valore da buttare, Sahid può essere caduto nel canale, già tramortito o semicosciente, può esservi stato gettato. Può essere stato denudato o può essersi denudato da solo nella salita lungo gli argini del canale. Il suo corpo pieno di escoriazioni, parla di un martirio subito o o affrontato in un disperato tentativo di cercare la salvezza. Noi al posto di quanti sono passati accanto al giovane nudo e barcollante senza curarci della sua presenza, ignorandone l’evidente stato di difficoltà, che cosa avremmo fatto? e perché? Forse anche solo il fatto di interrogarci può impedire che ci rassegniamo a vicende come questa di indifferenza alla vita degli altri, specie se più sfortunati di noi.


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3 Commenti in “Giovane marocchino, nudo per strada, lasciato morire di freddo. Necrologio shock nella prima pagina del giornale locale: “Perché nessuno l’ha aiutato””

  • Riccardo scritto il 22 febbraio 2010 pmlunedìMondayEurope/Rome 17:10

    Prima di qualsiasi commento ipocrita ognuno di noi però si metta la mano sulla coscenza e dica “Cosa avrei fatto se in mezzo alla zona industriale di Ferrara, di notte, avessi visto un balordo ubriaco a lato della strada”? Io sinceramente non so nè se mi sarei fermato, nè – probabilissimo – se l’avrei mai visto, preso sufficientemente dalla difficoltà di guidare di notte post disco…

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