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Georadar e sommozzatori per la piccola Sandra scomparsa a Bologna 35 anni fa

Nuovo impulso alle indagini. I pm identificano tre possibili luoghi in cui la ragazza potrebbe aver trascorso le ultime ore della sua vita

Georadar e sommozzatori, 35 anni dopo. Sembra quasi anacronistico che le ricerche di una ragazza di solo 11 anni scomparsa tanto tempo fa riprendano oggi con mezzi più sofisticati e con un impegno forse maggiore di quello dei tempi più vicini alla sua sparizione. Ma è proprio questo il destino che sembra accumunare tante povere ragazze “desaparecidos” del passato. E’ come se la cronaca e la coscienza si stiano risvegliando da un lungo sonno. E bisognerà ora vedere quali verità emergeranno dopo questo sia pur tardivo risveglio, cui non è estranea la pressione dei mass media, ed in particolare della trasmissione “Chi l’ha visto?”, che sta contribuendo a riscaldare molti “cold case”, casi freddi, tuttora irrisolti.
Fra questi quello di Alessandra Sandri, la ragazzina sparita nel nulla la mattina del 7 Aprile 1975 mentre stava recandosi a scuola in autobus nel centro di Bologna. Una ragazzina che aveva subito molestie sessuali, se non abusi veri e propri, da parte di alcuni adulti del suo quartiere. Due di loro, all’epoca dei fatti trentenni, subirono per questi fatti un processo ed una condanna a tre anni di reclusione. Uno di loro è nel frattempo deceduto. Si pensa che altri adulti potessero aver preso di mira la ragazzina, e che il teatro di queste torbide vicende potesse essere un vecchio casolare non lontano da dove abitava la povera Alessandra. Si teme che la sparizione della bambina coincida purtroppo con la sua soppressione, magari in luoghi adiacenti a quelli in cui il pedofilo o i pedofili che la perseguitavano l’avevano attirata.
E’ qui – nel casolare ed in altre costruzioni vicine – che è stato messo in funzione il georadar, alla ricerca di eventuali poveri resti che potrebbero essere stati occultati, sepolti, nella zona del fatidico casolare. A questo proposito sono stati impiegati anche i sommozzatori dei vigili del fuoco per ispezionare un pozzo ed una vasca di decantazione nei paraggi.
I pubblici ministeri Giovannini e Nascimbeni avrebbero focalizzato tre possibili luoghi in cui concentrare le ricerche dei resti o di possibili tracce della piccola Alessandra. Tutto questo incrociando vecchie dichiarazioni del 1975 con i nuovi particolari emersi dai servizi televisivi di “Chi l’ha visto?”, in particolare con gli elementi emersi da un lungo interrogatorio alla stessa ragazzina registrato amatorialmente da un vicino di casa, Ignazio Parentela (nel frattempo scomparso), in cui, non senza un’insistenza morbosa, l’uomo indusse Alessandra ad accennare alcuni particolari sugli “incontri” con altri adulti del quartiere.


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