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Gazzoni: “L’ipotesi più probabile è il fallimento pilotato. Le istituzioni devono fare di più.”

Intervista realizzata nel corso della puntata odierna di Tempi Supplementari su Telecentro-Odeon TV, a Giuseppe Gazzoni Frascara, ex proprietario del Bologna

Cavalier Gazzoni, da ex Presidente della società, da Bolognese e da tifoso rossoblu, come valuta la situazione che si è venuta a creare attorno al Bologna?

“Prima di tutto, penso che si debba fare un plauso a giocatori e allenatore, che hanno dichiarato il fatto di non aver ricevuto gli stipendi non inciderà minimamente sul loro impegno: è così che si comportano dei professionisti.
Per quanto riguarda la società, mi auguro che l’intermediazione di Consorte (e degli altri professionisti coinvolti) riesca a trovare un nuovo proprietario (o più d’uno) per il Bologna; ma sinceramente, pur sperandoci, ne dubito.
Per quanto riguarda la Città, questa vicenda rappresenta uno schiaffo in faccia: se lei gira per l’Italia e parla del Bologna, le ridono in faccia, perché il calcio è comunque uno specchio della situazione della città stessa.”

L’ipotesi più accreditata, quindi, è quella del fallimento pilotato, secondo lei?

Si, penso proprio di si.

Che cosa comporta il fallimento pilotato?

Non si corrono dei grossi rischi dal punto di vista fiscale. C’è un esborso limitato. Purtroppo, però, i tempi sono strettissimi vista la scadenza del 5 dicembre.
L’ipotesi del fallimento pilotato, scendendo nel dettaglio, determina il fatto che si acquisiscono i giocatori e il titolo sportivo e si può continuare in serie A (magari rafforzando la squadra a gennaio): l’aspetto fondamentale del fallimento pilotato è che si può far tutto questo senza accollarsi l’arretrato fiscale.

C’è un parallelo tra la situazione di questo Bologna e la situazione venuta a crearsi ai tempi in cui lei acquisì la società felsinea?

La situazione attuale è sicuramente più costosa che non nel 1993, in quanto sono cambiati i parametri di costo dei giocatori; inoltre, il titolo sportivo in serie A costa sicuramente di più rispetto a un titolo sportivo in serie C come allora.
Il problema, comunque, non è tanto nel costo, ma è anche altrove: non vedo perchè un imprenditore (o un gruppo di imprenditori), possano mettere i soldi in un’impresa che perde copiosamente ogni anno, mentre le istituzioni non fanno nulla per dare una mano a questo emblema della città.
Quando i politici e i giornalisti sottolineano il legame della squadra con la città, devono però anche impegnarsi concretamente affinchè le istituzioni garantiscano una “dote” a chi rilevi il Bologna.
Per “dote” intendo una “dote bloccata”, ovvero certificata a chi investe capitale nella squadra.
Senza questo aspetto non si troverà mai una “pace economica”.
Questo non vuol dire che ci deve essere speculazione: deve essere fatto tutto alla luce del sole, con tutti i sistemi di controllo possibili, e si può fare.
Di certo se si mettono di traverso le varie fazioni politiche, non si combinerà mai nulla.
In fondo la questione Porcedda è figlia delle mancanze degli ultimi 20 anni.
Cazzola in precedenza ha fatto un miracolo col Bologna, i Menarini vanno ringraziati per quello che han fatto, però questa situazione è figlia di quello che era successo; io lo capii a suo tempo: all’epoca di quando ero presidente mi misero i bastoni tra le ruote.

Lei ha parlato di “dote” che le istituzioni dovrebbero garantire agli eventuali acquirenti del Bologna: intende il nulla osta da parte delle Amministrazioni alla realizzazione del nuovo stadio?

“Lo stadio non è sufficiente, è solo un alibi. Bisogna realizzare un polo commerciale, esattamente come ha fatto la Juventus, che attorno al nuovo stadio ha realizzato un’area di 40-50000 metri quadrati destinati unicamente ad attività commerciali, destinati a cooperative, supermercati e non solo.”

Quindi qualcosa come Romilia?
“Non proprio. Romilia dal mio punto di vista aveva due difetti sostanziali: era troppo lontana dalla città ed era enorme. Bastano 100000 metri quadrati destinati ad un misto tra residenziale e commerciale: quest’area viene venduta (sotto opportuno e stringente controllo da parte delle Amministrazioni) ad un costruttore; i soldi ricavati vanno messi in un conto bancario a favore di chi rileva la società per ripianare i conti.

Ha fatto riferimento alle amministrazioni locali: il commissariamento di Bologna in questa situazione, può rappresentare un impedimento ulteriore?

“Non lo so, ma sinceramente non credo che il Commissario, che tra l’altro stimo molto, abbia il potere di occuparsi di queste situazioni. Devono essere i partiti politici a decidersi di muoversi in questo senso, spingendo per fornire agli eventuali acquirenti della società la “dote” di cui parlavo prima, sotto il controllo del Comune di Bologna, finendola di parlare di eventuali speculazioni.”

Tra i nomi che si sono fatti per acquisire la società (Cazzola-Consorte e Casale-Sabatini, su tutti) chi ritiene i più attendibili?

“Visto che si è parlato anche di cooperative, le dico che questa opzione non mi sembra minimamente percorribile: nel 1993 le Coop erano in società nel mio Bologna al 33%, e dopo un anno se ne sono andate senza dire nulla, avendoci rimesso un miliardo.
Sulla base di questa esperienza dico che non mi sembra attuabile un loro coinvolgimento.
Rispondendo alla domanda nello specifico, dico che Cazzola, per quello che ho visto, non ha voglia di tornare nel mondo del calcio.
Con me disse testualmente “il mondo del calcio non fa per me” e io lo capisco visto che è un ambiente di “furbi” cosa in contrapposizione all’ottica di un imprenditore come Alfredo Cazzola.
Può comunque darsi che la passione abbia la meglio sulla logica.”

A che punto è la sua causa contro Moggi?

” Per fortuna abbiamo chiuso il fallimento di Victoria. Questo permette alla mia famiglia (che a causa di Moggi e company ci ha rimesso economicamente e non solo) di andare a chiedere un risarcimento. Bisogna però attendere la sentenza del processo di Napoli: la parte relativa a Giraudo è già stata giudicata, quella relativa a Moggi non ancora. Se ci sarà condanna, come io credo, la sentenza arriverà a primavera e dopodiche ci muoveremo immediatamente.”

Lei è anche in causa con la FIGC?

“Si c’è un contenzioso per la mancata iscrizione del Bologna in serie A, in recupero, al posto della Reggina: il contenzioso è a Modena e la Cassazione ha stabilito che la decisione spetta al TAR del Lazio. I tempi sono molto lenti ma la situazione è in fase di evoluzione.
Il punto chiave di questo processo è il fatto che Victoria ha subito un danno economico valutabile attorno a 25-30 milioni di euro, legato alla mancata partecipazione al campionato di serie A.”

Come pensa che risolverà la situazione del Bologna?

“L’ipotesi più verosimile è quella del fallimento pilotato, perchè è quella che può interessare economicamente di più ad un imprenditore, visto che intanto non c’è l’esborso legato all’avviamento di altri e non ci sono debiti fiscali, quindi è più economica per un personaggio che vorrebbe subentrare.
Staremo a vedere, ma la scadenza ultima è il 5 dicembre e i tempi sono ristretti.”


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Matteo Fogacci

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