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Frodi doganali, 17 denunce a Rimini

Ha portato a diciassette denunce, un’operazione della Guardia di Finanza di Rimini che ha sventato una serie di frodi doganali che facevano perno sul regime ‘tax free’ fra il 2011 al 2013.

Ci sono anche due funzionari dell’agenzia delle dogane che sarebbero stati corrotti e due appartenenti al clan camorrista dei Casalesi fra i diciassette fra italiani e russi, denunciati dalla Guardia di Finanza di Rimini.

Secondo le indagini per almeno due anni orologi, abiti firmati e altri oggetti di lusso sono stati acquistati senza Iva e poi rivenduti in Italia in nero, o spediti all’estero. Questo avveniva sfruttando indebitamente il regime “Tax Free” ‘che consente di acquistare oggetti senza Iva, in questo caso al 22%, a cittadini residenti fuori dalla Comunità Europea. Per farlo si deve però dimostrare che il bene esca dall’Italia con la persona che l’ha acquistato. Ed è a questo punto che entravano in gioco i due funzionari dell’Agenzia delle dogane in servizio all’aeroporto Federico Fellini, che apponevano il timbro per dimostrare che il bene era effettivamente uscito.

In realtà, orologi e altri oggetti di lusso rimanevano in Italia e seguivano due rotte: una parte era rivenduta all’interno del Paese con il guadagno che derivava dal fatto che erano appunto acquistati a un minor prezzo, senza Iva e una parte veniva trasportata all’estero, soprattutto in Russia, attraverso uno spedizioniere, anche lui tra gli indagati, violando fra l’altro il pagamento dei dazi doganali. Lo sviluppo dell’attività investigativa ha permesso poi di accertare estorsioni commesse nei confronti di un altro spedizioniere doganale tra Rimini e San Marino ed episodi di ricettazione di documenti con timbri di dogane estere contraffatti e di violenza privata.

In particolare i due uomini di origine campana, ritenuti affiliati al clan dei Casalesi avrebbero minacciato di morte un professionista riminese perché faceva troppe domande sul sistema ‘tax free’. Il collegamento era un’altra indagata, una donna russa ex compagna di uno dei due campani, in Italia come ‘shop assistant’ per i connazionali e che, secondo la Procura, sarebbe stata a conoscenza del sistema per eludere l’Iva e trarre profitto dalle successive vendite dei beni di lusso.

Tra gli indagati c’è anche un avvocato di Rimini, anche lui legato sentimentalmente ad una russa, che secondo la Finanza avrebbe confidato agli indagati che i loro telefoni erano sotto controllo.


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Vittorio Pastanella

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