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Franceschini: il mio PD “In 10 Parole”. Riforme sì, ma non “mascherate”. Alleanze? Inutile pretendere che l’Udc diventi di centrosinistra. Rebus candidature? La soluzione nelle primarie

franceschini-darioAmmortizzatori sociali, sostegno alle piccole e medie imprese, scuola: queste le priorità irrinunciabili del riformismo Pd, su cui è tornato nei giorni scorsi a Ferrara, Dario Franceschini, ex segretario nazionale, attuale capogruppo alla Camera del partito, in occasione della presentazione del suo ultimo libro “In 10 parole per sfidare la destra sui valori”.

Dieci parole attorno a cui si incardinano i dieci discorsi tenuti in ottobre dall’allora segretario nazionale del partito in lizza per le primarie. In gioco, dice Franceschini, c’è l’identità del Pd, un partito che plurale che parla alle generazioni del futuro e non bada al sondaggio dell’ultimora, ma anche un’idea di società che non va a rimorchio della destra, parla di uguaglianza e di merito, mette formazione e lavoro, regole diritti e legalità al primo posto.

Sfata il mito della contrapposizione di classe e dice fra piccola impresa e lavoro dipendente non c’è antagonismo, oggi i nuovi deboli sono i giovani precari, i disoccupati senza ammortizzatori sociali, gli artigiani a rischio di perdere tutto, gli immigrati senza diritti.

Molte le domande poste dai giornalisti stefano lolli resto del carlino, paolo boldrini, neo – direttore de la nuova ferrara, Dalia Bighinati, Telestense.le riforme, sono necessarie, dice l’ex leader Pd, ma si devono fare in Parlamento, il dialogo con la Destra, è una storia infinita, non può essere un pretesto per leggi salva premier.

Sulle alleanze e sulle candidature in vista delle Regionali è lapidario: nessuna rottura con Di Pietro, farebbe solo il gioco della Destra; si all’alleanza, dove possibile, con l’Udc, ma solo per vincere l’attuale maggioranza di governo, non per dare vita ad un nuovo centro e dunque sempre all’interno del bipolarismo.

Sui candidati, Franceschini è altrettanto netto: si decide a livello regionale, e , come da statuto, attraverso le primarie. Non entra, invece, nel merito sui due candidati eccellenti, Emma Bonino in Lazio e Nicki Vendola in Puglia. Quindi l’annuncio: per fare il segretario del Pd ha interrotto il suo terzo romanzo, che ora potrà terminare.

RIFORME: SIAMO PRONTI MA NON SIANO ‘MASCHERATE’

Le riforme, da tutti auspicate, non devono essere “riforme mascherate” tese a soddisfare le esigenze di Berlusconi. Lo sostiene Dario Franceschini, capogruppo Pd alla Camera. “Non può essere che per rimediare al lodo Alfano che voleva l’immunità per pochi si passa all’immunità parlamentare per tutti. Su questo punto il nostro deve essere un no senza se e senza ma”. Le riforme istituzionali, secondo Franceschini, “devono servire al Paese e il luogo per farle è il Parlamento. Noi non ci sottrarremo, ma al Senato hanno messo all’ordine del giorno il processo breve e il legittimo impedimento”.

UDC NON PUO’ DIVENTARE DI CENTRO SINISTRA

“Quante più alleanze si faranno meglio sarà, perché così crescono le possibilità di vittoria, ma non si può chiedere all’Udc di diventare un partito di centro sinistra”. Lo sostiene Dario Franceschini, capogruppo Pd alla Camera, che ne ha parlato a Ferrara.
“La ragione sociale dell’Udc – ha spiegato – è stare al centro e decidere di volta in volta con chi stare, tant’é che Casini vorrebbe una legge elettorale su misura per enfatizzare questo ruolo di ago della bilancia. Il bipolarismo invece va difeso oggi e nel dopo-Berlusconi”. Secondo Franceschini non è poi pensabile rompere l’alleanza con Di Pietro, del quale ha comunque criticato gli eccessi: “Si alza sempre di più il tono e c’é il rischio che le parole perdano il loro significato, ma attenti a non perdere la bussola, rompere con l’Idv sarebbe fare un regalo a Berlusconi”.

PROBLEMI DELLE CANDIDATURE: SI RISOLVONO CON PRIMARIE

I problemi del Pd in Lazio e in Puglia in vista delle regionali vanno risolti con le primarie. Lo sostiene il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini, che ne ha parlato a Ferrara dove ha presentato il suo libro ‘In 10 parole’. “La scelta dei candidati – ha detto – e la scelta del tipo di alleanze vanno fatte nelle sedi proprie, in questo caso nelle sedi regionali. Nel nostro statuto però sta scritto che i candidati si scelgono con le primarie, che non sono un metodo per creare i problemi ma per risolverli”.

(ANSA).


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