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Ferrara: anteprima dei “Massimo Volume”

La storia dei Massimo Volume è un percorso, non soltanto musicale, unico, personalissimo. Perché forse nessun altro gruppo italiano, nei primi anni 90, è stato così palesemente “avanti” rispetto allo stile del proprio tempo per ricerca della sonorità e delle tematiche; nessuno ha saputo ritagliarsi uno spazio così ben definito, così autonomo e originale, nell’underground di quel momento. Perché nessun altro gruppo poteva contare sulle sferzate liriche di Emidio Clementi, né sulla capacità degli altri, Egle Sommacal, Vittoria Burattini, Gabriele Ceci, di costruire attorno al suo recitato suoni così adatti.
Allo stesso modo, nessun altro gruppo potrebbe risultare, a fronte della propria storia e carriera musicale, così presente e così attuale, dopo 10 anni di silenzio discografico e compositivo, se si eccettuano la colonna sonora di Almost Blue (2001), di Alex Infascelli, un live registrato nella natia Bologna (2008) e la sonorizzazione del film La Caduta di Casa Usher di Jean Epstein (2008).
È infatti di questi giorni l’uscita, attesissima, del nuovo disco Cattive Abitudini, pubblicato, per la prima volta, per La Tempesta Dischi, realtà discografica indipendente italiana che ha legato durante l’estate a doppio filo il proprio nome alla città di Ferrara grazie alla giornata di festa de “La Tempesta Sotto Le Stelle”, fiore all’occhiello della programmazione estiva del Festival, nella quale lo stesso Clementi è comparso, quasi ad annunciarsi, durante l’attesissimo set dell’idolo di casa Vasco Brondi e delle sue Luci Della Centrale Elettrica.
I Massimo Volume sono tornati, ufficialmente. Sono tornati come band a tutti gli effetti, e sono tornati a Ferrara, dove li aveva precedentemente portati l’apprezzatissimo tour di reunion nell’estate del 2009.
La loro storia comincia a Bologna durante gli attivismi per le occupazioni del Pratello del 1992 e vede anche qualcuno che abbandona molto presto (Umberto Palazzo). La scelta di proseguire puntando solo sullo stile quasi declamatorio di Clementi a scapito del cantato convenzionale, è un grandissimo rischio ma si rivela da subito vincente.
Il loro primo album raccoglie consensi da più parti, facendoli entrare di diritto nel novero dei gruppi di riferimento della scena indipendente italiana. I testi scritti da Clementi sono un tutt’uno inscindibile con la musica: i tappeti di chitarre e le ritmiche di batteria pervadono la narrazione e a volte costringono Clementi ad urlare per emergere dall’impasto sonoro, per dare libero sfogo alle sue prose di angoscia, alle riflessioni sulla vita, ai viaggi introspettivi, ai racconti di vite quotidiane banali e perse nell’alienazione della consuetudine. Stanze (1993) è questo, è un disco dall’impatto dirompente, teso e ossessivo, quasi sempre tirato nella ritmica e sostenuto da incroci di chitarre che spaziano tra il noise e gli innesti improvvisi di riff taglienti.
Lungo i Bordi (1995) ne è l’ideale continuazione, in un certo senso, il completamento. Prodotto da Fausto Rossi, viene pubblicato dalla Wea, una major, anch’essa sensibile allo sconvolgimento portato dall’esordio di questo gruppo così diverso dagli altri, così particolare, ed è un lavoro ancora migliore di Stanze, dove sono stati limati gli ultimi aspetti rudimentali di uno stile che già ora si presenta come compatto e riconoscibilissimo. Gli episodi raccontati da Clementi toccano a tratti l’autobiografico, ma inquietano maggiormente per lo stile declamatorio non più urlato ma pacato, imperturbabile. La tensione espressa è la stessa anche se nel suono vengono leggermente meno le asperità e la foga, a favore di una maggiore drammaticità, i fraseggi chitarristici costituiscono l’ossatura dei pezzi, che hanno poco a che vedere col concetto ben definito di forma-canzone.
Bisogna aspettare il 1997 invece per ascoltare il terzo lavoro dei Massimo Volume, Da Qui, prodotto da Steve Piccolo e Kaba Kavazzuti dopo che per il ruolo si era proposto inizialmente persino John Cale. Da Qui raggiunge un livello notevole di perfezione formale, ma è a detta degli stessi musicisti il loro lavoro più ostico e complesso. Il cambio di atmosfera è tangibile durante tutto l’ascolto, le storie sono ridotte a schizzi, brevi flash che sembrano tratti dal diario di un trentenne in crisi esistenziale.
Se Da Qui è una sorta di “chiusura del cerchio”, Club Privé (1999) è una ripartenza. Un tentativo di rinnovare uno stile ampiamente esplorato e di affinare le grandi potenzialità del gruppo. La produzione è affidata a Manuel Agnelli degli Afterhours. I ritmi si alleggeriscono e anche le tematiche virano verso una visione meno disperata. Un lavoro che si potrebbe definire di transizione, senonchè il gruppo si scioglie, nel 2002. Appena in tempo per evitare un eccessivo logorio nei rapporti interpersonali che possa in qualche modo precludere una futura ripresa.
Ma dopo 6 anni e alcuni progetti collaterali giunge la reunion del luglio 2008 al Traffic Festival di Torino, assieme ad Afterhours e Patti Smith, con l’innesto decisivo del chitarrista Stefano Pilia.
Dopo avere rispolverato la chimica tra gli elementi che compongono la band tramite un’intensa pratica live, i 4 si chiudono in uno studio in riva al Po, per comporre il disco della rinascita.
Registrato in presa diretta e con macchinari esclusivamente analogici, Cattive Abitudini apre un vero e proprio un vortice spazio-temporale, annullando le distanze e riattivando un intero immaginario di stilemi e storie; il disco è animato da citazioni, luoghi urbani e domestici, sfumature esistenziali quasi impercettibili. Un classico istantaneo, permeato di urgenza e fresco all’ascolto, che evidenzia come i musicisti emergano in un corpo sonoro unico, granitico, a tratti incalzante a tratti languido e dilatato, a sottolineare le epifanie e le scosse umorali del recitato di Clementi.
Quella di Ferrara è un’occasione imperdibile di assistere alla “prova generale”, di veder nascere, sul proscenio della Sala Estense, quello che sarà il loro spettacolo live nei prossimi mesi, offerto in anteprima ai fan più affezionati subito dopo il termine delle sessioni di prove, ancora da rodare, ancora un po’ nudo, ma per questo ancora più vitale, spontaneo ed emozionante, nel pieno dello spirito della rassegna “Data Zero”. Ma anche un’opportunità per gli appassionati più giovani, fan di gruppi di riferimento dell’attuale scena indipendente italiana come, per esempio, gli Offlaga Disco Pax, di fare la conoscenza dei padrini del genere, dell’iniziatore delle non-canzoni recitate con vibrante intensità.

In apertura di serata, un’altra chicca in esclusiva: al circolo Arci Zuni di via Ragno 15, alle ore 19, sarà infatti possibile assistere alla presentazione della monografia edita da Arcana Tutto Qui – La Storia Dei Massimo Volume, di Andrea Pomini, giornalista, deejay e produttore torinese, che coinvolgerà, oltre all’autore, i membri stessi della band.


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Tommaso Costa

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