Faenza: “Omsa” ancora incerto il futuro dei lavoratori

Nonostante il freddo rigido degli ultimi giorni e sopratutto delle ultime notti continuano a Faenza i presidi dei lavoratori della Omsa, la fabbrica di calze a rischio chiusura e che ormai da settimane sta aspettando una risposta sul futuro dai vertici dell’azienda. 350 lavoratori quasi tutte donne che giorno e notte presidiano i cancelli dell’azienda cercando risposte sul loro futuro. Un azienda che non è in crisi, leader nel proprio segmento di produzione ma che ha deciso di delocalizzare la produzione per abbassare i costi. Una lavoratrice come quelle che scioperano davanti ai cancalli di Faenza, in Serbia, costa meno della metà. Per l’esattezza 300 euro, ecco il prezzo di uno stipendio medio a fronte dei circa mille euro di quello italiano. I lavoratori non ci stanno, chiedono un intervento affinchè lo stabilimento non venga chiuso. Della questione e delle possibili soluzioni si sta impegnando anche l’assessore alle attività produttive della regione Duccio CAmpagnoli che chiede un passo indietro ai vertici aziendali e la possibilità, dunque, di rivedere la decisione presa.
Nel pomeriggio di oggi a Faenza riuniti i vertici sindacali, assieme alla regione e ai lavoratori per cercare di capire cosa fare per far in modo che da domani 350 famiglie non debbano vivere con uno stipendio in meno.
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Tommaso Costa

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