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Fidenza: a teatro la magia di “Romeo e Giulietta”

Una rilettura contemporanea e attualissima in forma di danza di uno dei più famosi drammi di William Shakespeare, dove la storia d’amore entrata nella leggenda viene ‘calata’ nelle vicende politiche, sociali e religiose di una assurda e terribile guerra – quella dei Balcani – che ha insanguinato il centro Europa poco più di venti anni fa. Con un occhio al mito di Antigone. E alla questione dei migranti.

Così, in poche righe, la descrizione di Romeo e Giulietta, il balletto in un atto unico con le musiche di Sergej Prokof’ev della Compagnia Junior BallettO di ToscanA diretta da Cristina Bozzolini che lunedì prossimo 12 dicembre alle ore 21.00 inaugurerà la Stagione 2016-2017 del Teatro G. Magnani di Fidenza, affidata al Circuito Multidisciplinare Regionale dell’Emilia Romagna di ATER – Associazione Teatrale Emilia-Romagna. La regia e la coreografia sono del Maestro Davide Bombana, le scene e il disegno luci di Carlo Cerri, i costumi di Santi Rinciari realizzati da Opificio della Moda e del Costume. Il balletto è prodotto in collaborazione con AMAT Circuito Regionale delle Marche.

Un inizio in flashback – Sinossi della Coreografia del M° Davide Bombana
Due madri. Due culture opposte. Due dolori comuni. Sullo sfondo giacciono, abbracciati, i corpi senza vita di un ragazzo e una ragazza. I Montecchi sono la perfetta espressione della società occidentale odierna. Conformata, omologata, sintomi della paura dell’estraneo, del diverso. I Capuleti rappresentano “gli altri”. Gli estranei, che arrivano da esuli e devono fare i conti con la propria tradizione e le nuove regole sociali, devono difendere i propri valori e farsi accettare dagli altri. Nascono le prime tensioni. I primi scontri. Giulietta, giovanissima Capuleti è attratta dalla nuova vita che le si para davanti, ma anche legata alle tradizioni della sua cultura. E’ incuriosita e allo stesso tempo impaurita dai suoi desideri più reconditi. Con un’amica un giorno incontra Romeo e Mercuzio. I due ragazzi inizialmente hanno atteggiamenti arroganti e prepotenti con le due fanciulle: sono “ oggetti” con i quali potersi divertire. Ma ad un certo punto Romeo incontra lo sguardo di Giulietta. Niente è più come prima. Tebaldo richiama le ragazze, Mercuzio lo dileggia. La tensione tra i due fronti sale. In casa Giulietta deve fare i conti con le regole della sua cultura: indossare un velo, sposare Paride, l’uomo che i suoi genitori hanno scelto per lei. La ragazza è turbata, inquieta, pensa a Romeo. Chiede aiuto e conforto all’amica. E quando lo incontra di nuovo capisce che è il suo vero amore. Un amore più forte della morte. Quella di Mercuzio, ucciso da Tebaldo dopo che questi ancora una volta l’ha offeso e dileggiato. Quella di Tebaldo, ucciso da Romeo, durante la rissa tra le due fazioni che segue il primo omicidio. Nonostante il lutto i due ragazzi decidono di scambiarsi la promessa d’amore. E dopo aver sancito la loro unione capiscono che l’unica cosa da fare per loro è scappare da una situazione soffocante e violenta dominata dalle incomprensioni, dalla diffidenza, dalla paura dell’altro, che non offre vie di uscita. La fuga ha inizio, la libertà è, forse, a un passo.

“Nell’invenzione di Bombana la leggenda shakespeariana di Romeo e Giulietta si è andata a sovrapporre all’eco della straziante e reale vicenda di Admira e Bosko – lei musulmana, lui il suo fidanzato serbo – uccisi da un cecchino nel tentativo di fuggire dal macello di Sarajevo, durante la guerra che ha insanguinato i Balcani, appena venti anni fa. I loro corpi abbracciati hanno giaciuto a terra per oltre otto giorni, nei pressi del ponte di Vrbana: resi immortali nella loro tragica immobilità da celebri fotografie ma insieme offesi anche in morte dalla stupida cecità degli uomini (nessuno dei belligeranti dava il permesso di recuperare i loro corpi) che li ha privati a lungo del semplice atto di umanità pietosa, quella che non rifiuta la dignità della sepoltura neppure al più terribile nemico. Così – a dimostrazione dell’eterna insormontabilità del Male e dell’eterna necessità del Bene – l’agghiacciante storia dei due innamorati balcanici, immediatamente battezzati dalla stampa internazionale “Romeo e Giulietta di Sarajevo” richiama anche il mito di Antigone, colei che contravvenendo al volere del tiranno Creonte dà sepoltura alle spoglie di Polinice, diventando così l’emblema letterario della Pietas che supera anche i limiti del Potere e dimostra di essere ‘il primo sentimento di relazione che tocca il cuore umano’ (…) Compatto, teso e intenso nel precipitare degli eventi che conducono, come sappiamo, alla ben nota fine, questo Romeo e Giulietta è così anche una riflessione su temi portanti dell’attuale condizione umana, declinati da Bombana attraverso una danza/danza che ha il pregio, raro di questi tempi, di sintetizzare nella purezza dei gesti, con efficace immediatezza lo svolgersi dei fatti e il divenire delle passioni, i turbamenti, gli stati d’animo dei personaggi. Non deve perciò sorprendere, se – grazie anche alla freschezza dei giovanissimi interpreti- assistendo al lavoro ci si sentirà catturati dalla sua narrazione, e coinvolti al punto – vivaddio – di emozionarci, percependo magari echi di quella pietà e di quella comprensione, che il nostro vivere giornaliero sembra voler sempre più anestetizzare”. (Silvia Poletti)


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Tommaso Costa

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