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Faac, massimo riserbo in procura

“L’accertamento della verità e il necessario rispetto di tutte le persone coinvolte impongono al mio ufficio di mantenere il più stretto riserbo”, questa la dichiarazione rilasciata all’Ansa dal portavoce della Procura di Bologna, il procuratore aggiunto Valter Giovannini, titolare con il pm Massimiliano Rossi delle inchieste sull’eredità lasciata dall’imprenditore Michelangelo Manini, numero uno della multinazionale dei cancelli Faac.
La storia inizia il 17 marzo dello scorso anno quando Manini muore lasciando tre diversi testamenti, depositati presso altrettanti notai, in cui nomina come erede la curia bolognese. I testamenti vengono contestati dai parenti dell’imprenditore morto senza figli e pochi mesi dopo salta fuori un altro testamento olografo a favore di un dentista modenese.
Tre i fascicoli aperti sulla vicenda: uno relativo all’autenticità dei testamenti, uno per tentato furto e violazione di domicilio ai danni dell’avvocato designato dalla Curia presidente dell’azienda di Zola Predosa e uno per tentata estorsione. Quest’ultimo, nato da un esposto dell’arcidiocesi, conta diversi indagati tra cui alcuni avvocati. La curia si è rivolta alla Procura per denunciare pressioni per arrivare ad un accordo transattivo sull’eredità. Nella lista degli indagati non ci sarebbe alcun porporato, nell’intricata vicenda, da giorni sulle prime pagine della stampa locale, si parla però del coinvolgimento di un alto prelato vaticano che avrebbe contattato telefonicamente e di persona il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, per spingerlo ad accettare la via dell’accordo con i parenti del proprietario della Faac. Intervento che sembra assumere contorni non chiari visto che la Santa sede non dispone di alcun potere sulla gestione economica delle singole diocesi. La soluzione proposta avrebbe previsto la cessione di 300 milioni di euro ai parenti di cui il 50% da destinare al patriarcato di Gerusalemme e sarebbe stata suggerita da un noto commercialista romano nel cui studio sarebbe stato sequestrato un fascicolo sulla Faac. Via Altabella avrebbe fornito agli inquirenti, a sostegno delle pressioni subite, anche le registrazioni delle telefonate ricevute da più parti per accettare l’accordo, telefonate in cui gli interlocutori avrebbero minacciato di far proseguire la causa civile al solo fine di danneggiare economicamente l’azienda che conta 12 stabilimenti e 1500 dipendenti. Il cardinale Caffarra circa un mese e mezzo fa è stato sentito in una sede della diocesi dal procuratore capo Roberto Alfonso, dall’aggiunto Giovannini e dal sostituto Rossi. Il colloquio, avvenuto nella massima riservatezza, è durato circa un ora ed è stato definito cordiale.


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