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Eredità Faac: il giudice revoca sequestro dei beni Manini

Il tribunale di Bologna ha disposto il dissequestro dei beni dell’eredità di Michelangelo Manini, il patron della multinazionale Faac. La decisione è arrivata a seguito della rinuncia dei parenti di Manini al processo civile a seguito di un accordo transattivo con la curia nominata erede dall’imprenditore.

Dopo mesi di vicende legali, ricorsi e colpi di scena è arrivato il dissequestro dei beni dell’eredità di Michelangelo Manini, il defunto patron di Faac, multinazionale leader nel settore dell’automazione. A disporlo è stato il giudice del tribunale civile di Bologna Maria Fiammetta Squarzoni dopo l’accordo transattivo tra l’arcidiocesi di Bologna, cui l’imprenditore ha lasciato il proprio patrimonio, e i parenti di Manini che riceveranno dall’arcidiocesi 60 milioni di euro. Tra i beni di Manini c’è anche la maggioranza delle azioni della multinazionale, sotto sequestro da fine 2013. La decisione è arrivata dopo la rinuncia dei parenti, annunciata in udienza, alla controversia contro la curia. Il giudice non ha invece accolto la richiesta del dentista di Manini, Lucio Corneti – anche lui, come l’arcidiocesi, in possesso di un testamento in proprio favore, scritto su un modulo per il consenso informato dei dati personali – che aveva invece chiesto il mantenimento del sequestro dell’asse ereditario. Il sequestro, osserva a tal proposito il giudice nell’ordinanza, “è stato emesso in relazione alla controversia tra i parenti del defunto e l’arcidiocesi per tre schede testamentarie che non contemplano come erede il Corneti. Non vi è quindi motivo per preservare il sequestro a vantaggio del suddetto”. Il giudice inoltre assegna al custode, il prof. Paolo Bastia, e al collegio dei periti incaricati della consulenza grafologica sui testamenti, il termine del primo luglio per depositare l’istanza relativa ai compensi e alle loro spese; entro lo stesso termine il custode dovrà anche depositare il rendiconto della custodia. Proprio sabato scorso erano emerse le prime conclusioni della perizia grafologica sui testamenti, disposta dal tribunale: i testamenti a favore della curia sono stati ritenuti autentici nei testi e nelle firme, mentre quello di Corneti è stato ritenuto falso nel testo e vero solo nella firma, apposta in calce a un modulo medico di consenso informato. Sulla vicenda relativa a questo documento c’è un’inchiesta della procura di Modena.


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