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Emilia Romagna: la regione più “tatuata”

tatuaggi_colorati_in_visoUna regione di “tatuati”. In Emilia Romagna il tatuaggio è sempre di più sulla pelle di tutti. Se in Italia gli uomini “illustrati” (e le donne naturalmente) sono circa un milione e mezzo, cioè una media di 3 italiani su 100, questo significa che nella sola Emilia Romagna ci sono più di 100mila uomini e donne con un “segno particolare” inciso in qualche parte del corpo. Sarebbe come a dire l’intera popolazione di una città come Piacenza, Forlì o Cesena.

Una vera e propria mania, quella del tatuaggio, che pare aver conquistato ogni fascia di età, ed ogni categoria sociale. Calciatori, imprenditori, operai, professionisti… dove meno te l’aspetti trovi un tatuaggio. Perfino Miss Italia ha superato il tabù del tatuaggio: la vincitrice dell’anno scorso, Miriam Leone, è stata la prima Miss Italia tatuata, con un giglio rosso sotto l’ascella; fra le finaliste dell’edizione di quest’anno, radunate proprio in questi giorni a Salsomaggiore nel parmense, ben 65 su 276 sono tatuate; un chiaro segno dei tempi.

Le statistiche dicono che i “tatuati” hanno per lo più un’età fra i 18 ed i 28 anni (al di sotto dei 18 occorre l’autorizzazione dei genitori… o un tatuatore che non rispetta le regole), per il 60% sono uomini (ma le donne, almeno nei laboratori dei tattoo, stanno rapidamente guadagnano la parità); e si nota anche una certa differenza di gusti fra Nord e Sud: mentre al Settentrione i ragazzi e le ragazze richiedono disegni più originali al loro tatuatore di fiducia, al Sud predomina invece la tradizione: soggetti tribali e gli intramontabili “delfini azzurri”.

In Italia vi sono attualmente circa 300 imprese specializzate in tatuaggi e piercing. Considerando anche le attività che realizzano gli stessi tatuaggi in modo collaterale ai “tattoo specializzati” (ad esempio in certi centri estetici) si arriva a circa 900 attività. Si tratta comunque di un fenomeno in continua e rapida crescita che non sembra conoscere alcuna crisi: 52 dei 300 “tattoo” operanti oggi in Italia, hanno aperto negli ultime tre mesi.

L’Emilia Romagna è la terza regione in Italia per numero di tattoo (il 10% del totale nazionale), e rilevanza del fenomeno. Ne hanno di più solo Lombardia (24%) e Piemonte (12%). Si calcola che l’intero giro d’affari viaggi intorno agli 80 milioni di euro.

Farsi fare un tatuaggio può costare da un minimo di 40 euro (per i soggetti più piccoli e più semplici) ad un massimo che è difficile da determinare; dipende dalla complessità, dalla grandezza, dall’originalità del tatuaggi, ed anche dalla “firma” del tatuatore. Una “schiena” può arrivare anche a 2mila euro.
Risulta più economico il piercing (l’inserimento di “addobbi” metallici nella pelle; anellini, chiodi, orecchini, ecc.), che costa mediamente 50 euro e riguarda un target molto più giovane, dai 16 ai 25 anni. Le ragazze sembrano preferire il piercing all’ombelico, i ragazzi al sopracciglio.

GIRANO IL MONDO I TATUAGGI STAMPATI AD ARGENTA

L’Emilia Romagna oltre ad essere una delle regioni più “tatuate” d’Italia, è anche quella che in un certo senso “fa tendenza” in tutto il mondo. Pochi lo sanno, ma proprio in Emilia Romagna vengono stampate le riviste di “tattoo” più diffuse nel mondo, “Tattoo 1 Tribal” e “Idea Tattoo”, riviste che vengono realizzate ad Argenta, una dinamica cittadina a metà strada fra Ferrara e Ravenna, da un eccentrico ma geniale editore, Stefano Trentini, famoso anche per i suoi periodici di architettura, storia, fotografia e fumetti erotici. Ma è stato il tatuaggio la sua idea editoriale vincente (riviste dove la parte visuale – i disegni e le foto dei tatuaggi più di tendenza – prevale su tutto e su qualsiasi testo, e perciò non hanno bisogno di particolari traduzioni o rifacimenti per circolare in versione “internazionale”), e così oggi i suoi rotocalchi partono da Argenta ed arrivano in ogni parte del mondo, perfino in Australia, per raccogliere, trasmettere ed ispirare la fantasia dei “tattoo studio” più all’avanguardia dei cinque continenti.

Ma l’arte del tatuaggio in Emilia Romagna non si esprime solo sulla carta patinata delle riviste di Stefano Trentini; c’è anche chi la pratica a più alto livello “sulla pelle” dei clienti; nella nostra regione operano infatti alcuni dei più noti e qualificati “artisti” del settore: lo studio Skinwear di Rimini, Max Battistelli di Lugo, Appelles Tattooing alias Stefano Marchesini di Bologna.
I loro “lavori” sono considerati i migliori. Ed un loro tatuaggio, pare, si distingua e sia riconoscibile rispetto a tutti gli altri.

Non si sa bene perché, ma al momento la maggior parte dei tatuatori sono uomini, fra i 30 ed i 49 anni; le donne tatuatrici, o titolari di “tattoo studio”, sono ancora appena il 26 per cento.

IL LINGUAGGIO PSICOLOGICO DEI TATUAGGI

Ma cosa si vuole esprimere o comunicare con un tatuaggio? Perché ci si fa tatuare (oltretutto un procedimento che comporta anche un minimo di dolore)? Cosa spinge un uomo o una donna a farsi imprimere nella pelle un segno, un messaggio, un ricordo, che resterà indelebile per sempre? C’è chi ha studiato psicologicamente questi quesiti, ed ha fornito alcune interessanti risposte sul cosiddetto “linguaggio psicologico del tatuaggio”…

Secondo questi esperti, chi si fa fare un tatuaggio nella parte destra del corpo è una persona aperta, solare, realistica. Chi invece si fa tatuare sulla parte sinistra del corpo ha meno stima di sé, tende al pessimismo, è più insicuro.

Un tatuaggio sulle gambe è segno di personalità infantile e impulsiva. Un segno sulla caviglia dimostra combattività nel caso di un uomo, segnala invece gelosia se si tratta di una donna.

Farsi tatuare le braccia è indice di una fase di maturazione e di ricerca di una consapevolezza di sé; chi si fa tatuare il tronco dimostra invece di avere già raggiunto uin carattere forte e deciso.

Tatuarsi nelle zone genitali, infine, assume ovviamente un significato erotico e sensuale, soprattutto per le donne.

DIFFERENZE UOMO-DONNA NELLA SCELTA DEL TATUAGGIO

Le donne tendono a preferire soggetti minimali, come farfalle, fiori, delfini, luna, sole, stelle.
Gli uomini sembrano invece preferire soggetti ispirati ad animali che denotano forza, come leoni e draghi; oppure guerrieri, vichinghi, disegni celtici, anche in dimensioni assai più vistose rispetto a quelle dei tatuaggi femminili. Quasi a voler attingere forza e potere proprio dalle dimensioni del tatuaggio (si spiegano così anche i tatuaggi trasbordanti di certi campioni dello sport).

Un soggetto che accomuna uomini e donne è il cosidetto “tribale”. Chi sceglie questo tipo di tatuaggio à una persona che vorrebbe mettere in risalto la propria individualità rispetto alla massa.

Infine sono in crescendo le preferenze per nomi, frasi, perfino intere strofe di canzoni o poesie, che diventano una specie di proprio motto per la vita; c’è anche chi seglie ideogrammi giapponesi o simboli esoterici orientali… chi sceglie questo genere di tatuaggi esprime in genere un gusto culturale più connotato, e vuole distinguersi proprio su questo piano (ma ovviamente dipende se l’ispirazione viene da ciò che si ha “dentro”, o se è scimmiottata da qualche star del cinema).

DIFFERENZE E MOTIVAZIONI IN BASE ALL’ETA’

In genere la scelta di tatuarsi da parte di un adolescente corrisponde alla sua esigenza innata di affermare la propria personalità.
Un adulto invece può avere una gamma molto più ampia di motivazione: ad esempio potrebbe farsi tatuare per ricordare qualcosa o qualcuno per sempre (molti, ad esempio, si fanno tatuare il nome dei figli).

Il tatuaggio può essere vissuto anche come “prova di coraggio”: in fondo può anche essere doloroso, soprattutto in certe parti del corpo, e per qualcuno questo significa quasi una prova di iniziazione da superare, per avere più valore ai propri occhi e da chi vogliamo “colpire” con quel tatuaggio, in quella particolare posizione.

Il tatuaggio può essere, anzi è, una forma di comunicazione: può comunicare infatti la nascita di un figlio, oppure l’inizio o la fine di un amore, il diciottesimo anno, la data del matrimonio… per qualcuno l’anno dello scudetto della propria squadra. Anche la fede religiosa può essere comunicata tramite un tatuaggio.

Esistono poi “tatuaggi privati” e “tatuaggi pubblici”: quelli privati vengono fatti in genere in una parte del corpo nascosta dai vestiti, un tatuaggio che perciò può essere “condiviso” sono tramite una certa intimità, quasi come un dono o un codice segreto della coppia.
Il tatuaggi pubblico, quello che tutti possono vedere, ha invece il compito di comunicare un indizio “non detto” di sé agli altri. E’ un modo per offrire agli altri una lettura più interiore di se stessi. Almeno per chi vuole tentare di decifrarla.

Per altri infine il tatuaggi è solo “bello”, “piace”. Perché? Perche sì. Quasi sempre è questa la spiegazione più semplice – e forse più vera – che viene data.

TATUAGGI “MAGICI”

C’è un altro tipo di tatuaggio, infine, che andava per la maggiore un tempo, molto tempo fa, e che ora non è quasi più praticato: il “tatuaggio magico”, per guarire o per propiziare il favore della divinità attraverso segni “magici”, appunto, sulla pelle.
E’ quasi certamente di questo tipo il tatuaggio di Otzi, il “cacciatore” del Similaun, 5000 anni fa, affiorato dallo scioglimento dei ghiacci sul confine italo-austriaco; oggi il corpo mummificato di Otzi è esposto al museo di Bolzano, nei suoi arti sono disegnati, con fuliggine usata come inchiostro, piccoli gruppi di linee parallele, croci, ed altri segni misteriosi, che avevano probabilmente scopi magici e terapeutici.

Forse è così anche adesso. Un tentativo di guarire dall’anonimato di massa cui sembriamo condannati dall’omologazione di tutto e di tutti in quel gran calderone che si chiama “globalizzazione”. Probabilmente è proprio per questo che una regione tradizionalmente ricca di animi ribelli è tanto “tatuata”.


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