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Emilia-Romagna: la grande neve

Ormai la si aspetta come il Natale. Da giorni non si parla altro che della nevicata che domani imbiancherà ancora una volta lo stivale. In Emilia-Romagna la Protezione Civile ha disposto un’allerta dalla mezzanotte di stasera fino a venerdì. Sono previsti dai 10-20 centimetri nelle aree di pianura ai 20-40, con punte di 50 centimetri, nella fascia collinare e sui rilievi appenninici.
Molte scuole dell’Appennino resteranno chiuse. Diversi comuni del bolognese stanno valutando la situazione e comunicheranno l’eventuale chiusura con delle circolari. A causa del ghiaccio sono chiusi gli istituti di Ravenna, Forlì, Cesena, Rimini e Riccione ma anche a Cesenatico e Comacchio e in altri comuni del ferrarese, così come a Cervia e Predappio e altre località della Romagna, oltre a San Marino. Rimini questa mattina si è svegliata sotto una coperta di neve spessa 5 centimetri e 33 spazzaneve e otto spargisale sono intervenuti per sgomberare le strade. La Caritas cittadina ha chiesto aiuto al Comune per dare un posto letto al caldo per le persone in difficoltà e ai cittadini perché donino fondi, vestiti e coperte. La rete di aiuto ieri ha offerto sostegno a 164 persone e nella notte i 30 posti in più sono stati occupati tutti.
Per quanto riguarda le valanghe, invece, in Emilia-Romagna si resta a un livello di pericolo “3”, cioè marcato: è quanto emerge dalle attività di monitoraggio dei fenomeni nevosi svolte dai Carabinieri Forestali regionali con il servizio ‘Meteomont’. Sui 1500 metri di altitudine si sono già superati i due metri di accumulo ed è necessario prestare molta attenzione. La Forestale fa sapere che “la neve caduta è molto leggera e instabile e in ogni momento può succedere qualcosa”.
E poi c’è il problema dei danni all’agricoltura, che ci porteremo dietro per mesi e, nella peggiore delle ipotesi, per anni, visto che occorre tanto tempo prima che si possa sostituire la pianta uccisa dal gelo e che quella nuova inizi a produrre.
La Coldiretti fa i primi bilanci sugli effetti del maltempo calcolando il danno in 300 milioni di euro sulla base di quanto accaduto nell’ultima gelata siberiana del 2012. La confederazione ha sottolineato che ai danni diretti per le coltivazioni distrutte si sommano quelli indiretti provocati dal blocco della circolazione che ostacola le consegne. Nelle campagne con le temperature sotto lo zero si registrano da Nord a Sud danni agli ortaggi invernali come cavoli, verze, cicorie e broccoli mentre il tepore quasi primaverile delle scorse settimane ha provocato un risveglio vegetativo delle piante da frutto, dalle albicocche ai ciliegi, dalle pesche alle pere che in alcune zone sono già con le gemme gonfie particolarmente sensibili al freddo.
Con queste temperature si attendono anche morti ed aborti nelle stalle dove gli allevatori stanno mettendo i cappotti ai vitellini e hanno acceso le lampade termiche, mentre l’acqua negli abbeveratoi viene scaldata o lasciata sgocciolare per evitare il congelamento delle tubature.


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