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Dopo la denuncia per omesso soccorso l’Ausl fornisce il farmaco alla cannabis a una bolognese affetta da anoressia

Dopo la denuncia all’Ausl per omesso soccorso, l’azienda sanitaria fornirà alla 57enne bolognese affetta da anoressia il farmaco a base di cannabis. La vicenda ha riacceso il dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere anche sotto alle Due Torri e l’assessore Nadia Monti ha rimarcato che si tratta di un tema che va affrontato, in quanto si tratta di “questione di legalità”.

Alla fine l’Azienda Usl ha ceduto: fornirà il farmaco alla marijuana alla bolognese di 57 anni affetta da anoressia. La donna aveva denunciato l’azienda sanitaria per omissione di soccorso, perché, dopo avere richiesto il farmaco fin dal 2012, con tanto di prescrizione medica, l’Usl non ha mai accolto la domanda. Si tratta di un medicinale derivato dalla cannabis, il Bedrocan, unico farmaco che la donna è disposta ad assumere per curarsi, perché non testato su animali. La 57enne continua a dimagrire e solo la marijuana le fa venire appetito. In Procura il fascicolo aperto sulla denuncia della donna non prevede titoli di reato.
Si è così riaperto il tema sulla cannabis e sulla legalizzazione. Ne ha parlato l’assessore alla sicurezza del Comune di Bologna Nadia Monti: “La legalizzazione delle droghe leggere è una questione di legalità, è un dibattito che va affrontato. Legalizzare – ha detto – non è liberalizzare ma significa creare un tessuto di regole, di diritti e di doveri”. Dunque legalizzazione non come inno al consumo ma questione di legalità perché “il proibizionismo crea mercato nero e guadagni per le mafie”. E il dibattito sull’uso terapeutico delle droghe leggere si è esteso a livello nazionale e sul web si raccontano molte altre storie simili alla vicenda della donna bolognese. Maddalena Migani, 36 anni, ha lanciato una petizione on line per liberalizzare la marijuana sul sito change.org. Maddalena, malata da otto anni di sclerosi multipla, vede nella marijuana la soluzione a diversi problemi che la malattia comporta. Così come un’altra paziente, Lucia Spiri, 32enne leccese affetta da Sla, che ha fondato il primo ‘Cannabis social club d’Italia’  insieme ad Andrea Trisciuoglio, anche lui colpito dalla stessa malattia.
Al momento in Italia vigono leggi diverse da regione a regione. In Toscana, Veneto, Liguria e Puglia è stata approvata una legge per sperimentare la distribuzione gratuita negli ospedali e nelle farmacie di preparati a base di cannabis, ma anche la produzione diretta di marijuana.


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