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Dopo il Forum di Parma: la maggior parte degli imprenditori è convinta di uscire dalla crisi in due anni. Più pessimisti i cittadini

“Il Paese va male” ma “la mia impresa ce la farà”. La pensa così la maggior parte degli imprenditori che, pur stimando una uscita lenta dalla crisi, mostra una fiducia maggiore rispetto a quella più in generale degli italiani. “Il 52% è convinto che la competitività della propria azienda migliorerà nel prossimo futuro nonostante ipronostici negativi sulla manifattura e sul sistema Paese”. Il 30,8% vede la ripresa “entro due anni”. Mentre la maggioranza degli italiani, il 36,9%, quattro su dieci, pone “questo traguardo a più di due anni”. La base di Confindustria vede così questo delicato momento dell’economia, quando il peggio sembra alle spalle ma ancora non si esce dal tunnel. Preoccupazioni e fiducia sono stati sondati tra gennaio e febbraio, da Demos & Pi, per il rapporto del centro studi di via dell’Astronomia che ha animato il dibattito del forum di Parma. Una analisi che riflette l’animo con cui 5mila imprenditori hanno ascoltato ieri il pressing sul governo della leader degli industriali, Emma Marcegaglia, e le paroledel premier Silvio Berlusconi. Mentre un sondaggio parallelo tra gli italiani mette a confronto la percezione delle imprese con il clima nel Paese.

RIFORME: AVANTI TUTTA, SUBITO. PRIMA IL FISCO – La crisi del 2008-2009 “é considerata la più difficile del secondo dopoguerra ed ha prodotto un significativo mutamento di abitudini e aspettative, sia nella popolazione che tra gli imprenditori”, sottolinea il rapporto del CsC: ” Il forte invito a fare le riforme è condiviso dagli imprenditori, che mettono al primo posto come “efficacia per rilanciare il sistema economico italiano” la riforma fiscale, e chiedono (il 55,5%) che parta da una graduale riduzione dell’Irap sul costo del lavoro per poi (20,7%) puntare sugli incentivi in ricerca e sviluppo. E poi nell’ordine semplificazione ed efficienza della pubblica amministrazione,investimenti in infrastrutture, riduzione dei costi dell’energia, flessibilità del mercato del lavoro. Più in generale “la posizione è chiara, quasi unanime: riforme, avanti tutta e subito”, sottolinea il rapporto del CsC. Gli italiani sentono “più urgente” una riforma del mercato del lavoro (35%), poi il fisco (17,9%). Ed il rapporto sottolinea che “la grande domanda di riformare il mercato del lavoro espressa da oltre metà della popolazione” riflette “probabilmente una richiesta diversa e perfino inversa rispetto al passato, volta cioé a ridurre e contrastare le misure che hanno accentuato la flessibilità”. Tutti, imprese e cittadini, auspicano più concorrenza.

SFIDUCIA NELLO STATO “BARELLIERE“. Il rapporto con Stato e pubblica amministrazione, rileva il CsC sulla base dei due sondaggi, “continua a essere disturbato da una sfiducia radicata e profonda. Ma viene comunque rivendicato, sempre più spesso, anche se in funzione supplente e gregaria. Come stampella, barelliere, pronto soccorso. in un Paese in cui l’emergenza è la norma”.

LA CINA FA PIU’ PAURA DEL NORD-OVEST. Il 46,9% degli imprenditori pensa che la competitività dell’Italia sia diminuita rispetto a quella di altri Paesi europei. La concorrenza della Cina? E’ più temuta nel manifatturiero, e “fa paura nel nord-ovest (che ha più grandi imprese), più della media e non, come ci si poteva aspettare, nel nord-est e nel centro in cui prevalgono piccole imprese e distretti maggiormente esposti alla concorrenza di prezzo”.

(ANSA).


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