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Delitto di Novi: il PM chiede l’ergastolo per il marito e il figlio della pachistana uccisa

Il sostituto procuratore di Modena Pasquale Mazzei ha chiesto la condanna all’ergastolo per Khan e Umair Butt, padre e figlio pachistani che il 3 ottobre dello scorso anno uccisero con una pietra – nell’orto di casa a Novi di Modena – la moglie e madre Shahanaz Begum, 46 anni, che aveva chiesto il divorzio e che appoggiava la figlia 20enne nell’opporsi a nozze combinate con un pachistano. Padre e figlio, ora a processo con rito abbreviato, sono accusati di omicidio volontario e tentato omicidio in concorso. Il 18enne Umair si accanì con una spranga contro la sorella Nosheen, su ordine del padre, ferendola gravemente. Il pm contesta a entrambi i pakistani l’aggravante dei motivi abietti. Nosheen Butt si è costitutita parte civile insieme ai tre fratelli, così come la Regione Emilia-Romagna, il ministero delle Pari opportunità tramite l’avvocatura di Stato e l’associazione Donne musulmane che ha chiesto simbolicamnete il risarcimento di un euro. La prossima udienza è fissata al 29 novembre, quando parlerà la difesa, quindi è attesa la sentenza. “Speriamo che il 29 la sentenza venga confermata, ponendo così una pietra tombale su certe velleità estremiste” – ha commentato la parlamentare del Pdl Souad Sbai, presidente dell’Associazione delle donne marocchine in Italia, Acmid -. In udienza era presente l’avvocato Loredana Gemelli, legale dell’Acmid che si è costituita parte civile in questo processo assieme alle Pari Opportunità dell’ex ministro Carfagna, cui va dato atto di aver reso ancor maggiore lo spessore del procedimento. Sono molti i fattori da evidenziare, ma quello principale è che è stata chiesta la pena più dura, da esempio per chiunque voglia ancora riportare nel nostro Paese pratiche che nulla hanno a che vedere con la religione e con la cultura e che qualcuno continua a giustificare. Nella speranza che questa previsione sia mantenuta anche nella sentenza finale, occorre rendere chiaro a tutti come non vi debbano mai essere camere di compensazione in cui mediare su questi orrendi delitti, né luoghi dove questi, sotto la maschera della libertà di culto, possano essere fomentati e sollecitati da personaggi che altro non sono se non elementi di cellule jihadiste. Del resto Nosheen e Begm non hanno fatto altro che pagare con la vita questa pericolosa avanzata salafita e jihadista”.

(Fonte Ansa)


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