Dalla-De Gregori, rinasce la magia

Una vera reunion, un incontro tra due amici che si stimano e si dividono i brani con un’intesa naturale. Dalla-De Gregori trent’anni dopo Banana Republic non ha niente del revival, piuttosto ha il sapore di una storia che si rinnova. Trenta anni fa era stato il primo tour italiano negli stadi, quest’anno sono ripartiti dal Vox di Nonantola, uno dei rock club più importanti d’Italia. A maggio saranno a Milano e Roma in teatro, poi è probabile che la tourneè proseguirà nell’estate.
La prima notazione importante da fare è che i due hanno preso molto sul serio l’impegno, sono apparsi ispirati e hanno lavorato sugli arrangiamenti dei brani di una scaletta tutt’altro che scontata che, ovviamente, contiene alcuni classici ma anche un inedito, ‘Non basta saper cantare’, scritto a quattro mani e che è una delle più belle canzoni italiane ascoltate negli ultimi anni. Il concerto si è aperto con una versione strumentale di Over the Rainbow, con De Gregori all’armonica e Dalla al clarinetto. Poi, Come fanno i marinai, un po’ più lenta dell’originale e con una certa malinconia caraibica. Tutta la vita una sferzata rock, I matti e Canzone sono piuttosto fedeli all’originale.
La prima accensione poetica è Anna e Marco, iniziata da De Gregori che poi introduce l’Agnello di Dio. Dalla presenta Santa Lucia confessando di essere invidioso di questa canzone, l’Anno che Verrà si ammorbidisce rispetto al passato e i Muscoli del Capitano riporta il clima dei concerti dell’ultimo De Gregori. Come è Profondo il Mare è un altro dei momenti più intensi con De Gregori che entra a perfezione nello spirito del brano. Buonanotte Fiorellino è in versione rock. Viva l’Italia e Piazza Grande sono una sorta di celebrazione finale.
Prima dei bis con la già citata Non Basta Saper Cantare e 4 Marzo 1943 eseguita, come ha detto “Come due buskers” (musicisti da strada). L’atmosfera che si è respirata a Nonantola lascia intendere che è rinata la magia di un concerto che ha fatto la storia della canzone italiana. Con una voglia diversa di mettersi in gioco e, ovviamente, una maggiore consapevolezza. De Gregori è stato persino emozionante per il suo modo di cantare, una vocalità matura che riesce a dare ad ogni intervento un’impronta personale. Dalla ha assunto più un ruolo da regista-arrangiatore, quasi volesse dare spazio al suo amico-collega in stato di grazia. E’ questo il modo di celebrare una storia, la maniera perfetta per non rimanere prigionieri del ricordo o di emulare le tante patetiche reunion che abbiamo visto in questi anni. (di Paolo Biamonte – Ansa)

DALLA-DE GREGORI: “SONO LAVORI IN CORSO, MA FAREMO UN DISCOâ€

Un lavoro ancora in corso, “magari ci piace pensare che sia iniziato 30 anni fa con Banana Republic” un concerto che non vuole essere una parata di successi, che non ha ancora un futuro ben delineato a parte i concerti di maggio di Roma e Milano ma che “porterà inevitabilmente ad un disco”. Lucio Dalla e Francesco De Gregori al termine della “prova in pubblico” della loro reunion sono visibilmente soddisfatti. E ci tengono a ribadire la stima reciproca. “E’ una reunion nata quasi per caso, in occasione di un concerto istituzionale a Solferino per celebrare la nascita della Croce Rossa – racconta Dalla – lì ci siamo ritrovati a cantare insieme e le cose sono andate talmente bene che abbiamo deciso di continuare”. Dalla e De Gregori sono arrivati stasera sul palco dopo cinque prove in tutto. “Lucio e io nella nostra carriera di prove ne abbiamo fatte fin troppe e non ci piaceva l’idea di passare un lungo periodo a fissare il repertorio. Così abbiamo deciso di fare una sorta di prova generale dando al pubblico l’occasione di sbirciare il nostro lavoro”. La scaletta è nata mettendo, per dirla con De Gregori, “anche degli angoli più scomodi cioé dei brani che le radio non hanno trasmesso ma che il pubblico ama ascoltare come ‘I matti’. La gente ha il piacere di ascoltare cose diverse anche se poi chiaramente abbiamo inserito dei classici del nostro repertorio”. “Trent’anni fa c’era più epos – racconta Dalla – i primi a rimanere sorpresi del successo che abbiamo ottenuto siamo stati noi. Quando abbiamo fatto il concerto al Flaminio ci aspettavamo 4 o 5 mila persone e ne sono arrivate 30 mila, a Napoli 60 mila. Era un momento storico molto diverso, si usciva da un periodo difficile ma credo che quel tipo di ritualità oggi rischi di soffocare le canzoni. Rimettere in piedi la ditta è stata anche l’occasione, come racconta De Gregori, “di rinnovare la nostra amicizia e io sono onorato di suonare con un artista come Lucio Dalla che stimo immensamente”. Un concerto ribadito da Dalla che si definisce “un fan di De Gregori che con Santa Lucia ha scritto una delle più belle canzoni della musica italiana”. Sia Dalla che De Gregori si dicono dispiaciuti di non aver suonato più a lungo, entrambi hanno un repertorio così vasto che avrebbero chiaramente potuto proporre ognuno per conto proprio una serie di classici “ma la cosa avrebbe un po’ tradito lo spirito di questo concerto”. Dalla sorprende un po’ raccontando che nell’arrangiamento pensato per I Matti di introdurre elementi dei Jazz Messengers di Art Blake, mentre per l’iniziale Over the Rimbow hanno tenuto conto della versione suonata da Keith Jarret. “E poi mi piaceva dare l’occasione a De Gregori di dimostrare che è anche un grande musicista, anche se lui non ci crede”.

(Ansa)




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