Dalla Carta di Parma alle dimissioni, la parabola del sindaco Vignali

L’11 giugno 2007 forte del 56,57% delle preferenze ottenute al ballottaggio Pietro Vignali diviene sindaco di Parma. Classe 1968, ex pierre di discoteche è il più giovane primo cittadino del dopoguerra della città ducale. Professione commercialista, un passato da dirigente locale di PPI e CDU, Vignali arriva alla poltrona di primo cittadino sotto l’effige di civico, sostenuto dalla lista “Per Parma con Ubaldi” che deve il nome all’ex sindaco Elvio Ubaldi. Fu lui a volerlo prima come assessore all’ambiente e alla mobilità eppoi a lanciarne la candidatura a sindaco al termine del suo secondo mandato, anche se poi i rapporti tra i due si sono via via intiepiditi fino a sgretolarsi negli ultimi tempi.
Le prime grane arrivano con il caso Bonsu, il giovane ghanese, scambiato per uno spacciatore, malmenato e stigmatizzato con insulti razzisti da otto vigili urbani, vicenda per il quale proprio in questi giorni si stanno celebrando gli atti finali del processo.
Nel 2008 Vignali aveva guadagnato notorietà in quanto primo firmatario della Carta di Parma, il documento sulla sicurezza urbana firmato da 22 sindaci alla presenza del Ministro Roberto Maroni.
Considerato da molti destinato ad una lunga e brillante carriera politica, il 24 giugno deve fare i conti con l’inchiesta Green Money e con l’arresto di 11 persone per corruzione. Al centro dell’inchiesta ci sono gli appalti per il verde pubblico come 180 mila euro spesi per impiantare le rose sul Lungo Parma. Gli indignati chiedono le dimissioni ma Vignali resiste, guadagnandosi il nomignolo di Vignavill, fino a quando un’ altra inchiesta porta in carcere l’assessore alla scuola per aver lucrato sui pasti dei bambini.
L’era Vignali avrebbe dovuto contribuire a far dimenticare il crac Parmalat ma si chiude con un consistente debito che rischia di gravare sulla città. Si vociferi ammonti a 600 milioni di euro il buco accumulato dalle società partecipate.
L’epilogo di ieri, quando le dimissioni verranno formalizzate, aprirà le porte della città al commissario straordinario in attesa di nuove elezioni. Un’esperienza che Parma conobbe nel 1994 quando le redini della città vennero affidate ad Anna Maria Cancellieri. E potrebbe essere proprio lei, dopo l’esperienza bolognese seguita alle dimissioni di Flavio Delbono travolto dal Cinzia Gate, ad assumere un’altra volta le funzioni di commissario della città che ispirò Sthendal.
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Francesca Mozzi

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