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Cresce fra le ragazzine il fenomeno della microprostituzione: sesso a scuola e sul web per arrotondare la “paghetta”

sesso01gRicordate, appena uno-due anni fa, quando si parlava di immagini spinte che gli adolescenti facevano girare con i telefonini? Allora quel fenomeno, che era ai suoi albori, venne inquadrato in una specie di patologia “esibizionistica” imitativa fra teenagers. Capitarono anche casi di video “hard” di ragazzine, destinati all’auto-contemplazione all’interno della coppia o al ristretto giro delle amicizie più intime, diffusi invece, sempre tramite i cellulari, ad intere scolaresche ed intercettati anche dagli allibiti genitori. Alcuni di questi episodi divennero casi di cronaca anche in Emilia, a Bologna e Modena, con povere ragazze messe in piazza in quel modo, e genitori costretti a rivolgersi ai carabinieri.

Si parlò poi di “bullismo elettronico”, quando oltre alle scene di sesso precoce vennero fatte circolare dai cellulari anche immagini girate a scuola di pestaggi (anche ai danni di minorati) o di “scherzi pesanti” a professori (ricordate il caso della professoressa in perizoma, palpeggiata dagli alunni?). Ci si interrogò allora sul bisogno dei giovani di “apparire” a tutti i costi, di “visibilità” anche negativa, per esistere….

Ebbene a distanza di pochi anni, il fenomeno ha cambiato definizione e modalità: non più “esibizionismo”, non più “bullismo”, non più violenza gratuita, non più gratuita ostentazione… nel senso che le ragazzine continua a riprendersi o a farsi riprendere in situazioni “osè”, ma adesso pretendono di essere pagate. Il fenomeno si sta cioè convertendo in “microprostituzione” a scuola o tramite web. Una forma di prostituzione per così dire “under”, estemporanea, praticata per lo più fra coetanei (per questo la si chiama “micro”), ma è certo alta la possibilità che queste stesse ragazze possano diventare anche “prede” di adulti senza scrupoli, ed ovviamente più danarosi dei loro compagni di classe.

Disavventure in questo senso sono dietro l’angolo. Possono capitare anche a ragazze che non c’entrano nulla con la micro prostituzione, ma che compiono la leggerezza di mettere in rete immagini compromettenti. E’ capitato recentemente ad alcune ragazze di Rimini che credevano di essersi scambiate foto provocanti, per scherzo, con alcune amiche, loro coetanee, conosciute in rete. Ed invece si erano ritrovate in un sito porno. Per scoprire così che le “amiche” erano in realtà un gruppetto di maschi adulti (tranne uno) con tendenze pedofile, che in rete si fingevano giovani studentesse “disinibite” soprattutto per ottenere foto esplicite di maschietti (era quello il loro vero obiettivo). Le foto delle ragazzine servivano loro proprio per questi scambi, e finivano comunque in siti hard più spinti. La scoperta è stata fatta per caso da una di queste ragazze, che, preoccupata ha coinvolto i genitori, e con loro ha denunciato la faccenda.

Il fenomeno è osservato ed in preoccupante espansione. Per molte ragazze sta diventando “normale” concedere prestazioni sessuali, o ritrarsi in pose erotiche tramite la webcam o gli stessi cellulari, in cambio di soldi per arrotondare la paghetta dei genitori. Paghetta che magari la crisi può aver un po’ ristretto.

Un allarma in questo senso viene dalla Lombardia, dal Comune di Milano che ieri ha lanciato una campagna di sensibilizzazione dei genitori sul problema della microprostituzione e della crescente diffusione della pornografia informatica fra i ragazzi.
“I dati sull’aumento della microprostituzione e delle frequentazioni abituali di sito pornografici da parte degli adolescenti sono preoccupanti – ha confermato l’assessore alla salute del Comune milanese, G.Paolo Landi di Chiavenna – Per questo abbiamo deciso di intervenire con iniziative di informazione e sensibilizzazione delle famiglie”. “E’ ancor più preoccupante – continua l’assessore – apprendere non solo che nei bagni delle scuole i ragazzi fanno sesso, ma soprattutto che in queste prestazioni sessuali, anche di tipo orale, non si ricerca solo il piacere, ma vengono accordate dalla ragazzine per arrotondare la paghetta, un fenomeno diffuso anche in rete con numerose ragazze che si spogliano on line con la webcam su chat erotiche”.

Sul Corriere della Sera intanto emergono storie sintomatiche come quella di
Giorgia di prima media. Ha pubblicato la sua foto seminuda su Messenger, con una mano sposta la canottiera sul seno, e negli occhi una luce maliziosa che a quell’età non dovrebbe nè potrebbe avere; oppure la storia di Viviana che in cambio di un iPod offre prestazioni orali a 5 euro nei bagni del liceo. I ragazzi nelle agende dei loro cellulari si scambiano foto e indirizzi web delle loro compagne più “disponibili”, con tanto di indicazione su ciò che fanno, come lo fanno, dove, e la cifra che chiedono. “E questa è solo la punta dell’iceberg”, commenta ancora l’assessore milanese.

Gli esperti notano infatti anche il continuo abbassarsi dell’età del consumo di pornografia scaricando filmati da internet. Con la novità che questo “consumo” prima quasi esclusivamente maschile, sta ora coinvolgendo sempre più spesso anche le femmine. Negli Stati Uniti sono sorte case di produzione specializzate nell’hard femminile, che sta diventando un filone sempre più importante del porno business.

In tutto questo, però, il problema principale rimane quello di evitare approcci distorti alla sessualità da parte degli adolescenti. Con il rischio che l’abbinamento sesso-denaro crei appunto distorsioni compulsive nello sviluppo e nella maturazione sessuale delle stesse ragazze.


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