Cecconi:”Nel Bologna, con questo nuovo organigramma si è creata qualche sovrapposizione. Questo ha forse creato qualche incertezza”
Intervista di Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto a Luca Cecconi nel corso della trasmissione “Tempi Supplementari” su Telecentro
Luca, attualmente il Cesena è molto lanciato anche dal punto di vista psicologico mentre il Bologna viene da settimane di fuoco. Con queste premesse, come vedi il derby di domani?
In effetti, un mese fa non avrei avuto dubbi a pronosticare la vittoria del Bologna. E questo non tanto per un Cesena più forte allora o adesso, quanto proprio per la forza che il Bologna aveva. Adesso è il Bologna l’incognita, è una squadra diversa da quella passata, sta facendo fatica a ritrovarsi e in più il Cesena è in un periodo migliore rispetto a prima. Non è una partita facile da pronosticare. L’incognita è appunto il Bologna: bene o male, il Cesena è quello che abbiamo visto nelle ultime giornate mentre i rossoblu potrebbero essere migliori delle ultime giornate, perché in passato hanno dimostrato di poterlo essere, ma non è detto che lo siano.
Cosa ti preoccupa maggiormente del Cesena e qual è il suo punto debole?
L’aspetto mentale a volte viene visto come troppo importante. Il Bologna non è propriamente in forma, ha perso le certezze che aveva tempo fa, quando andava con il pilota automatico. La speranza è quella che si ritrovi, ma non è facile quando si rompe un ingranaggio che funzionava bene ma aveva equilibri fragili e delicati. Per quanto riguarda il modo di giocare, prima c’era questo 4-3-1-2 che ha divertito e portato punti, mentre nelle ultime partite si è provato a modificare qualcosa: 4-4-2 con il Napoli, 4-3-3 con il Chievo, modificandolo anche a partita in corso. Ad un allenatore che arriva da partite non felici, qualche dubbio può venire: conviene tornare al passato o stare più coperti? Sul Bologna in questo momento purtroppo ci sono delle incognite.
Il Cesena è una squadra che ha trovato certezze, risultati e spirito. Ha un giocatore che a me piace molto, Jimenez, ma anche gli altri: vedi Giaccherini, uno che spesso offre degli spunti individuali notevoli. Dietro non ha valori eccezionali in termini assoluti, ma ha uno spirito e una grinta con cui spesso riesce a sopperire a valori inferiori rispetto, ad esempio al Bologna: almeno in difesa e a centrocampo.
Dal punto di vista della situazione ambientale, il Bologna sembra passato dalle stelle alle stalle. Un gruppo unito, compatto e che viaggiava alla grande ora risente delle problematiche societarie e, ultimamente, anche del caso legato all’utilizzo dei pass per i disabili.
Questo è un problema che a Bologna c’è sempre stato: avere sempre toni alti, titoloni e pagine sui giornali anche oltre la giusta realtà. E’ una situazione che io ho vissuto. Quando sei lì, ti sembra di essere al centro di molto, quando ti sposti, anche di pochi chilometri, spesso quella percezione che hai a Bologna è diversa. A Bologna ci sono toni enfatici, sia nel bene, e quindi con una certa euforia da gestire senza comunque grandi difficoltà, che nel male, quando i toni alti sono meno facili da gestire. Nel momento di difficoltà, con la società che non c’era, i giocatori sono stati eccezionali perché si sono compattati per il bene comune: pensando che l’unica speranza era andare bene, perché se le cose fossero andare male anche sul campo nessun imprenditore avrebbe messo dei soldi con l’ipotesi di andare in serie B. I giocatori hanno salvato la società. Il punto fermo era chiaro: non c’era nessuno, ma si sapeva che non c’era nessuno e toccava a loro. Con questo nuovo organigramma, che ha coperto dei vuoti ma ancora alla ricerca di un equilibrio di gestione, si è creata forse qualche sovrapposizione, facce nuove che si propongono e che vanno ascoltate: questo ha forse creato qualche incertezza. Il rinnovo del contrato di Di Vaio – pur meritato e doveroso, perché tutta la squadra è stata determinante ma lui ancora di più con certe prestazioni e certi gol – per come la situazione si era evoluta nel corso dell’anno era un discorso che andava fatto un po’ con tutti. O, quanto meno, a tutti andavano date attenzioni, a seconda ovviamente delle situazioni: a qualcuno il rinnovo, a qualcuno l’adeguamento o il prolungamento, a qualcuno una parola o una pacca sulle spalle. Questo credo abbia rotto quell’equilibrio di cui parlavo prima.
Attualmente che prospettive di lavoro hai?
In questo momento non sto lavorando con nessuna squadra, sono in attesa di una chiamata che stia stimolante: fare qualcosa tanto per fare, non mi va. Mi piacerebbe la chiamata di un ambiente serio. A Bologna sono oltremodo legato: quando sono in giro, molti mi chiedono se lavoro ancora per il Bologna perché ormai mi identificano con questa realtà. Resto dunque in attesa di una chiamata che mi piaccia, altrimenti comincio a pensare qualcos’altro.
Il Bologna ti ha mai cercato, come ha fatto con altri ex rossoblu, anche per l’aspetto delle associazioni?
No, non ho sentito nessuno. Ma diciamocelo francamente: a queste associazioni diamo il giusto valore. E mi fermo qui.
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