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Cecconi: “Morosini, bravo calciatore e bravo ragazzo. Patetiche le polemiche sul recupero del turno”

Intervista di Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto all’ex rossoblù Luca Cecconi durante Tempi Supplementari (in onda su Telecentro-OdeonTv)

L'ex giocatore e allenatore del Bologna, Luca Cecconi

 

Di UGO MENCHERINI e VITTORIO LONGO

 

Luca, il fine settimana è stato funestato dalla morte di Piermario Morosini, che tu hai allenato a Bologna nel 2006-07.

“Stavo seguendo la serie B in tv e ho vissuto in diretta le terribili notizie. Si sono accavallati tanti pensieri. Era un ragazzo che avevo conosciuto personalmente e non posso che confermare tutto quanto di bello nei suoi confronti è stato detto. Quando muore qualcuno si è soliti spendere tante belle parole, ma nel caso di Morosini tutto quello che di buono si è detto è effettivamente vero. La sua è stata una storia familiare costellata da lutti, e quello che è successo ti porta a pensare anche al destino, a quello che è giusto e non è giusto”.

 

Qual è il tuo ricordo di quella stagione vissuta insieme a Bologna?

“Quando è arrivato a Bologna era alle sue prime esperienze aggregato stabilmente alla prima squadra. Era un ragazzo educato, bravissimo, serio, con un’espressione sempre serena sul volto. I dirigenti ci informarono del suo passato familiare, e tutti rimanemmo sorpresi: portava il peso di questo disgrazie con grande dignità e serenità”.

 

Qual è il tuo ricordo dal punto di vista calcistico?

“Era un giocatore molto bravo, un centrocampista che all’epoca ricordava Pirlo. Il suo difetto, che poi non è un vero difetto, è che era talmente disponibile con i compagni che era poco competitivo. A volte una sana competizione ci vuole, ma lui, per carattere, era talmente a posto che è di quelli che tutti vorrebbero avere come figlio, fratello, compagno, amico”.

 

Ieri si è deciso di recuperare il 25 aprile le gare dello scorso fine settimana, ma non sono mancate le polemiche. Come valuti certe situazioni in un momento come questo?

“Trovo che siano anche abbastanza patetiche, anche se la Lega ci ha abituato a battaglie sciocche su cose veramente misere. Purtroppo è una Lega che vive di interessi particolari anziché di un interesse generale. Se ne fanno di tutti i colori per piccoli interessi. Certe cose, davanti a un episodio così doloroso, fanno emergere ancora di più il provincialismo e l’egoismo che alimenta una Lega che dovrebbe essere più autorevole e autoritaria”.

 

Quello di Morosini non è purtroppo stato un caso isolato. Soprattutto nel mondo del calcio, ma non solo, di episodi simili recentemente ce ne sono stati tanti, troppi.

“Sinora si è sempre stati convinti che, con le visite per le idoneità, si fosse effettivamente a posto dal punto di vista dello sforzo cardiaco. Forse non è proprio così e bisognerà cercare di capire. Gli esperti dicono che certi malori non si possono prevedere: se è davvero così, bisogna sapere che non ci sono tutte quelle certezze che pensavamo”.

 

Parlando di calcio giocato, è di queste ore la notizia dell’infortunio accusato domenica da Jean Francois Gillet. E’ uno stop che ti preoccupa o, alla luce anche di quanto ha fatto vedere quando è stato chiamato in causa, hai fiducia in Agliardi?

“Ho fiducia incondizionata. In generale trovo che, quando ci sono infortuni, si parli un po’ troppo degli assenti, in Italia in particolare. Non dimentichiamoci che le rose delle squadre, a qualsiasi livello e in qualsiasi competizioni, sono formate da fior fior di giocatori. Se sono in rosa significa che sono stati reputati all’altezza.  E’ un po’ il discorso che si fa per i giovani: si prendono, ma non si ha il poi il coraggio di farli giocare. Gli infortuni danno la possibilità di dare spazio a chi gioca meno”.

 

Che impressione ti fa fatto Agliardi, nelle gare in cui ha giocato?

“L’ho visto molto bene, è un portiere di assoluto affidamento”.

 

Parlando invece di Diamanti: è arrivato a Bologna con l’etichetta del talento discontinuo mentre il campo ha dimostrato che non ha assolutamente certi limiti. Sei sorpreso dalla stagione che sta facendo il fantasista?

“Lo conosco bene, perché l’ho allenato nella Primavera dell’Empoli. La sua è stata una carriera particolare, io tra l’altro consigliai all’Empoli di riscattarlo ma in quel momento il suo costo era troppo alto. Già all’epoca aveva mostrato le sue qualità con il piede sinistro, aveva visione di gioco e una certa genialità: gli mancava ancora un po’ di forza, cosa che a quell’età può succedere. Questa cosa l’ha probabilmente portata avanti anche negli anni seguenti, gli è capitato di essere ceduto in prestito e giocare a singhiozzo. Poi nell’ultimo anno a Prato è esploso. La descrizione fatta prima che arrivasse a Bologna è probabilmente frutto dei primi anni, visto anche il carattere un po’ esuberante che aveva e la maturazione che ancora doveva fare. Si trattava solo di completare la maturità fisica e tattica. Diamanti è questo, negli ultimi tre anni ha sempre giocato così: grinta, corsa, forza, uno che nei contrasti ce la mette tutta”.


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Matteo Fogacci

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