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Castagnetti: “Il nostro progetto per un Dall’Ara che diventi stadio terza generazione. Rapporti ok con le istituzioni, chi fa orecchie da mercante è il Bologna calcio”

Intervista esclusiva di Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto all’architetto Lorenzo Castagnetti (autore del progetto per la ristrutturazione del Dall’Ara dell’associazione Pro Bologna) nel corso della trasmissione “Tempi Supplementari” (Telecentro-OdeonTv).

Architetto, il vostro progetto punta sulla riqualificazione del Dall’Ara in un’ottica moderna, integrata ed efficiente. Com’è nata l’iniziativa?

Nell’estate 2009 abbiamo fondato questa associazione di professionisti tifosi del Bologna che avevano l’intenzione di elaborare una serie di proposte concrete per migliorare le condizioni del nostro club di calcio. La prima iniziativa che abbiamo portato avanti, in occasione della candidatura dell’Italia per ospitare gli Europei del 2016, è stata quella dell’elaborazione di un progetto per la ristrutturazione dello stadio Dall’Ara, per la trasformazione dello stadio e renderlo conforme agli standard Uefa trasformandolo in uno stadio di terza generazione e, nell’occasione di un intervento più unico che raro non solo per la città, intervenire anche nelle aree limitrofe per trasformarle in un polo sportivo cittadino di interesse anche comunale.

I punti cardine del vostro progetto quali sono?

Il nostro progetto è partito da una scelta abbastanza netta iniziale: intervenire senza pensare la realizzazione di alcun tipo di strutture residenziali. Abbiamo estrema fiducia, per esperienze vissute all’estero in situazioni analoghe a quella italiana, per cui anche con altri tipi di interventi si può attivare quel motore immobiliare di cui un’iniziativa di questo genere ha assolutamente bisogno. Ci siamo quindi concentrati su attività di carattere prettamente sportivo: pratica di attività dilettantistiche, commercio settorializzato, sedi di uffici e istituzioni legate allo sport e via dicendo.

Il vostro progetto in cosa si differenzia da quello dei professori Alvisi e Tagliaventi?

Lo spirito e le intenzioni con cui sono stati proposti i due progetti, sono più o meno simili. Entrambi, da tecnici più informati e attenti del settore, abbiamo capito subito che il Dall’Ara è una potenzialità e non una grossa carcassa che potrebbe gravare sulle casse del Bologna. I modelli di urbanistica sostenibile che tracciano le direttive del futuro delle nostre città si basano sulla densificazione e non sul consumo del territorio: e quindi le linee guida sono molto simili. Progettualmente abbiamo elaborato due soluzioni diverse, per conoscenze per conoscenze progettuali diverse, entrambe argomentate. Credo che la pluralità di progetti non possa che fare bene sia al Bologna che alla città.

Il rapporto con le istituzioni com’è?

Buono. Abbiamo già avuto contatti con la nuova amministrazione cittadina ed entro la fine dell’anno dovremmo sederci attorno a un tavolo per presentare un progetto preliminare, che deve tenere conto in maniera dettagliata delle normative e dei vincoli a cui è soggetta un’area delicata come quella dello stadio Dall’Ara. Abbiamo avuto ottimi rapporti e riscontri con la Provincia, nelle figure del vicepresidente Venturi e dell’assessore Pondrelli. Chi fa un po’ orecchie da mercante continua a essere la società Avevamo buoni rapporti ed avevamo iniziato ad intavolare un discorso con Stefano Pedrelli fino a quando, per le note vicende, è stato allontanato dalla società. Al momento non è ancora istaurato un dialogo: ma non è un motivo sufficiente per smettere di lavorare e credere che si possa andare avanti con questo discorso legato allo stadio.

La società sta quindi facendo orecchie da mercante: quanto incide, in questo, il fatto che il presidente Guaraldi è un costruttore edile?

La volontà del Bologna calcio è determinante, perché gli interlocutori chiamati a prendere una decisione su questo argomento sono il Comune, ovviamente con il consenso della Provincia, e il Bologna calcio. E’ ovvio che il comune potrebbe cercare in qualche modo di indirizzare la società di calcio verso quelle che ritiene essere le proprie linee guida, però deve esserci l’intenzione, da parte di entrambi, di sedersi quanto meno attorno a un tavolo e intraprendere un discorso insieme: cosa che al momento non è ancora avvenuta.

Sono possibili sinergie con il gruppo di lavoro dei professori Alvisi e Tagliaventi?

Ho avuto modo di conoscerli in occasione di un incontro con la vecchia proprietà del Bologna e siamo assolutamente aperti a qualsiasi tipo di collaborazioni e credo che dal confronto di esperienze e competenze diverse non possa che nascere un risultato di qualità superiore.


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Matteo Fogacci

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