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Caso Aldrovandi: pioggia di querele alla stampa ed alla famiglia

Lettera Aperta della madre alla città ed al Pm che l’ha querelata

“Il caso giudiziario di mio figlio ha fatto numerose vittime, perché ciò che è successo a Federico è stato correttamente definito come una ferita all’intera città e anche alla credibilità di parte delle istituzioni, comunque di persone che ricoprivano e ricoprono ruoli istituzionali importanti”. Patrizia Aldrovandi ha scritto una lettera aperta, tramite ‘la Nuova Ferrara’, alla città e al pm Mariaemanuela Guerra (primo magistrato titolare dell’inchiesta) che l’ha querelata per le dichiarazioni fatte in questi anni.

Per il caso Aldrovandi, dopo tre processi, due chiusi con condanne a sette poliziotti per la morte di Federico e per i depistaggi nelle indagini, e uno ancora in corso verso un ottavo funzionario, scoppia ora il caso della raffica di querele presentate sia dai poliziotti stessi che dal pm Guerra, astenuta per incompatibilità, per via di un processo che si era intrecciato con quello Aldrovandi e che vedeva il figlio del magistrato nel ruolo di spacciatore di hascisc (poi condannato).

Le querele a decine sono state presentate contro la madre del ragazzo morto, Patrizia Moretti, giornalisti locali e nazionali per articoli dal 2007 a oggi, contro il presidente dell’ordine degli avvocati di Ferrara per una testimonianza al Csm per valutazioni fatte su pm Guerra, e ancora su funzionari di polizia che hanno testimoniato nei processi e poi tutto il popolo del blog che, di fatto, nell’inverno 2006 servì a far riaprire l’inchiesta sulla morte di Federico.

Per questo, Patrizia Moretti, pluriquerelata per aver chiesto giustizia, scrive che “non c’é più un caso Aldrovandi ma c’é un caso Guerra” alludendo alle querele che hanno fatto il giro d’Italia, tra le procure di Ancona, Roma, Mantova e Ferrara. E proprio dal tribunale di Mantova è arrivata oggi la notizia che il gup Pagliuca ha archiviato il procedimento a carico di Patrizia Moretti e di giornalisti dell’ANSA di Bologna e de la Nuova Ferrara, querelati per diffamazione da tre dei quattro poliziotti (poi condannati per la morte del ragazzo), per interviste che la mamma del ragazzo morto fece, facendo una analogia tra il caso di suo figlio e quello del caso Rasman, altro giovane morto a Trieste durante un intervento della polizia: il gup ha valutato che le dichiarazioni della Moretti fossero espressione di una libertà di opinione e critica verso l’operato dei poliziotti allora già sotto processo. Patrizia Moretti nella lunga ‘lettera aperta’ sul ‘la Nuova Ferrara, commenta la decisione del pm Guerra di querelare, spiegando che lei stessa non ha querelato mai nessuno, nonostante potesse farlo visto che suo figlio fu dipinto come un drogato, un matto (il processo lo ha escluso) perche’ “non posso portare rancore verso nessuno, se non nei confronti di quei quattro che hanno causato la morte di mio figlio”. “Contro di noi veniva detto ‘sciacalli, calunniatori’, questi erano gli epiteti rivolti a noi e a coloro che ci sostenevano, che pian piano diventavano sempre più numerosi”. “E noi non abbiamo pensato di querelare mai nessuno nonostante nelle 30 udienze alle quali non siamo mai mancati, siano state lanciate invettive nei nostri confronti o nei confronti di nostro figlio: noi non abbiamo mai querelato nessuno, mentre nostro figlio è stato definito un drogato quando drogato non era. E’ stato definito un pazzo furioso, quando, assicuro, pazzo non era, ma noi non abbiamo querelato. Noi crediamo che senza la stampa, senza i media, senza le televisioni, non sarebbe mai stata fatta giustizia. E mi pare che non siamo certo gli unici a pensarla così”.
(ANSA).


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