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Campania, traffico di reperti archeologici per 1 mln. Disposte ordinanze anche a Piacenza

Meravigliosi crateri a calice e a volute, raffinate kylix, gorgoni, satiri, protomi femminili. Sono i capolavori contenuti nell’incredibile bottino – oltre 633 pezzi per un valore stimato di un milione di euro- recuperato in Campania dai Carabinieri dei Beni culturali, che all’alba di ieri hanno fermato una organizzazione di tombaroli accusata di controllare il ‘saccheggio sistematico’ dei siti archeologici nella zona a nord est della regione. Denominata ‘Ro.vi.na’ l’indagine , coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha portato all’esecuzione di 12 ordinanze, oltre che a Casal di Principe (CE), Casapesenna (CE), Castel Volturno (CE), San Cipriano d’Aversa (CE), Cesa (CE), Mondragone (CE), Maddaloni (CE), Boscoreale (NA), Acerra (NA), pompei (NA), Bacoli (NA), Taranto, anche al nord: a Fiorenzuola d’Arda (PC) e Eraclea (VE), con arresti domiciliari per cinque persone e misure cautelari personali (divieto di dimora o obbligo di firma). L’accusa e’ di ”associazione per delinquere finalizzata a ricerca illecita, impossessamento e ricettazione di reperti archeologici provenienti da scavo clandestino”.
L’indagine, che ha portato anche a 39 perquisizioni nelle abitazioni di altrettanti indagati ritenuti ‘fiancheggiatori ‘ della organizzazione, era partita nel 2009. Secondo quanto hanno ricostruito gli investigatori, la banda controllava il saccheggio dei siti archeologici del nord-est della Campania, nelle aree di Riardo (CE), Teano (CE), Calvi Risorta (CE), Sant’Agata de’ Goti (BN) e Montesarchio (BN). Grazie a pedinamenti e servizi di osservazione fatti anche con l’aiuto di visori notturni e telecamere ad infrarosso, sono stati identificati i promotori dell’organizzazione che si servivano di squadre di tombaroli di Casal di Principe e cosi’ avevano riportato alla luce i reperti, che sarebbero poi stati messi sul mercato clandestino nazionale e internazionale. Non si esclude che il sodalizio possa avere collusioni con la criminalità organizzata, sottolineano gli investigatori. Le perizie degli esperti sui beni sequestrati hanno confermato la grande rilevanza archeologica oltre che venale di molti dei reperti sia per le qualità artistiche sia per l’unicità delle decorazioni e la raffinatezza dei materiali impiegati.(ANSA).


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