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Camorra: estorsioni per pagare detenuti, perquisizioni anche a Cesena

dia-_lastampa-itEseguite perquisizioni anche nel Nord Italia, in provincia di Cesena, dove risiedono alcuni degli indagati, per l’operazione antimafia eseguita dal comando provinciale di Napoli e dalla direzione investigativa antimafia.
I provvedimenti della magistratura sono stati emessi a carico di esponenti di un’organizzazione camorristica dedita a estorsioni e usura in danno di imprenditori ed operatori commerciali.
Associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, violazione del testo unico bancario, spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione di armi. Sono queste le accuse che hanno portato a eseguire, questa mattina, 15 ordinanze di custodia nei confronti di affiliati dello storico clan dei Rea-Veneruso, attivo tra Volla, Sant’Anastasia e Casalnuovo nel Napoletano, baluardo difensivo dei clan vesuviani contro l’espansionismo dei Sarno. Quattordici gli arresti, mentre una delle ordinanze e’ stata notificata in carcere a Francesco De Luca detto ‘Sce sce”. Sono almeno otto le persone che sono riuscite a sfuggire alla cattura tra cui il boss Francesco Rea, 45 anni, detto ‘o pagliesco’ – coinvolto tra l’altro nell’omicidio della piccola Valentina Terracciano, nel 2000 – e la cassiera del clan, Carla Argenziano, 41 anni. Gli arresti, tra cui c’e’ il nipote di 36 anni, omonimo del boss, e le 31 perquisizioni domiciliari sono stati effettuati questa mattina da circa 200 agenti del centro operativo di Napoli della Direzione investigativa antimafia (Dia) e dai militari del comando provinciale dei carabinieri nell’ambito di un’operazione denominata ‘Venere Rossa’. Nel corso delle perquisizioni, effettuate anche nel Nord Italia e in particolare nella provincia di Cesena dove vivono alcuni degli indagati, sono stati sequestrati tre rolex d’oro, un’auto blindata usata dal capo clan e decine di migliaia di euro, frutto delle estorsioni e dello spaccio di sostanze stupefacenti. Le indagini erano scattate nel gennaio 2007 e si erano concentrate su alcune vicende estorsive al Caan (il Centro agroalimentare di Volla) di cui aveva parlato il collaboratore di giustizia Salvatore Esposito. Il clan controllava tutte le attivita’ illecite nei comuni di Volla, Sant’Anastasia e Casalnuovo imponendo tangenti agli imprenditori che volevano lavorare: alcuni sono stati completamente sottomessi, altri sono stati costretti a chiudere. Clan nemico dei Rea-Veneruso sono, come accennato, i Sarno di Ponticelli. In alcune occasioni tra i rispettivi affiliati ci sono stati veri e propri raid armati a scopo intimidatorio effettuati per il controllo del territorio. I soldi raccolti dal clan Rea-Veneruso attraverso l’attivita’ estorsiva servivano in particolare per pagare il silenzio dei detenuti affiliati affinche’ non collaborassero con la giustizia. In una intercettazione telefonica il boss dice alla cassiera: ”Prima si pagano i detenuti poi quelli fuori”. L’ organizzazione prevedeva una rigida ripartizione dei fondi, con mensilita’ che andavano da 1.500 a 5.000 euro a seconda dell’importanza dell’affiliato. Ai familiari dei detenuti in carceri lontane venivano pagate anche le spese per il viaggio. Gli investigatori della Dia suppongono che il volume di affari del clan si aggirava intorno ai 200 mila euro al mese. Un’altra caratteristica dell’attivita’ estorsiva era poi la mancanza di periodicita’ delle richieste che, normalmente, in tutta la provincia di Napoli vengono pretese a Natale, Pasqua e Ferragosto. In questo caso, invece, il clan faceva visita ai propri ‘clienti’ ogni qual volta aveva un’esigenza di cassa.


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