Calcioscommesse 16 arresti, ai domiciliari l’ex rossoblù Beppe Signori

Giacca scura, camicia bianca e jeans, Beppe Signori è arrivato in treno a Bologna. Alla stazione ad attenderlo c’erano gli agenti della Squadra Mobile che lo hanno accompagnato in Piazza Galileo. Dagli uffici della Questura l’ex campione rossoblu è uscito quasi due ore più tardi scortato dai poliziotti che lo hanno fatto salire su una Punto Blu. “Abbiate pietà! Non posso dire nulla.” queste le uniche parole concesse dall’ex capitano del Bologna e della Lazio ai giornalisti. Mentre lo portano via qualcuno grida “Grande Beppe”, per ora unica nota di colore in una vicenda che rischia di travolgere ancora una volta il calcio italiano. Per Signori, finito ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta Ultima scommessa condotta dalla Procura di Cremona, le accuse sono pesanti. “era elemento centrale del gruppo di scommettitori di Bologna” scrive di lui il gip di Cremona Guido Salvini nell’ordinanza di custodia cautelare.
Sedici le persone arrestate, 7 in carcere, 9 ai domiciliari. 28 in totale gli indagati. Molti i calciatori coinvolti tra cui il capitano dell’Atalanta Cristiano Doni. Per tutti l’accusa è di aver interferito su numerose partite di calcio di serie B e Lega Pro, addomesticandone il risultato anche attraverso offerte di denaro ai calciatori e ai dirigenti, per poi puntare sul risultato pilotato centinaia di migliaia di euro su circuiti di scommesse legali, nazionali ed internazionali. Secondo gli inquirenti, il sodalizio dietro la quale potrebbe celarsi anche l’ombra della criminalità organizzata, era composto da gruppi omogenei di scommettitori che in molti casi anticipavano il denaro per pagare i calciatori corrotti.
Diciotto le partite finite nell’ambito dell’inchiesta tra le altre anche la partita del massimo campionato Lecce -Inter del 20 marzo. Incontro questo su cui Signori, insieme ad altri scommettitori, avrebbe puntato 150 mila euro.
Signori, inoltre avrebbe pianificato presso anche il risultato di Atalanta-Piacenza, finita 3-0, su cui aveva investito 60.000 euro.
Sotto la lente dei magistratura anche diversi incontri del Ravenna. Nelle carte dell’inchiesta compare inoltre la discussa partita del 2 aprile del Bologna contro il Brescia.
A far scattare l’inchiesta è stata una denuncia della Cremonese dopo che, in occasione della partita di prima divisione contro la Paganese del 14 novembre, cinque giocatori si sentirono male e le analisi rivelarono tracce di un farmaco ansiolitico-ipnotico, ingerito con l’intento di influire negativamente sul rendimento agonistico. Episodio singolare che portò gli investigatori sulla pista del totonero.
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Francesca Mozzi

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