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50 anni di “Calcio… minuto per minuto” rivissuti da Mazzola, Rivera e Riva. Un’epopea radiofonica

mazzolariveraI cinquant’anni di una delle trasmissioni ‘cult’ della radiofonia italiana rappresentano il più classico dei pretesti per un suggestivo tuffo nel passato. Un balzo a ritroso nel calcio in bianco e nero. Anzi, nel calcio animato dalla pura immaginazione, la stessa che riempiva la testa, ed il cuore, dei calciofili italiani.
Ma non solo: anche degli stessi protagonisti della pedata che fu. Erano i tempi di ‘Mazzolino’, dell’ ‘Abatino’, di ‘Rombo di tuono’, mostri sacri di un calcio che non ritornerà mai più.
Sono loro stessi, i campioni del passato, a raccontare quelli che per anni hanno raccontato le loro prodezze ogni domenica: Ameri, Ciotti, Carosio, Provenzali, Ferretti, Luzzi, Bortoluzzi, nomi che tutti hanno imparato a memoria. Proprio come una litania. E quel ‘Tutto il calcio…‘, che compie questo 10 gennaio mezzo secolo continua a far sognare, a regalare gioie e dolori.
“E’ chiaro che, quando giocavo, non ascoltavo la trasmissione – ricorda Sandro Mazzola – ma se ero infortunato non potevo farne a meno. Ameri e Ciotti erano personaggi eccezionali, ai quali mi legano numerosi episodi. Ricordo ancora le partite a scopa e le sfuriate di Ciotti: una volta eravamo compagni e, all’ultimo giro, capì che non sapevo quale carta calare, quindi cominciò ad arrabbiarsi, ma era troppo tardi, perche calai sul tavolo la carta giusta e fu costretto a rimangiarsi quello che aveva detto. Mi resi conto, però, di avere corso un grande rischio. Con Ciotti successivamente ho anche giocato a calcio da vecchia gloria: era forte, correva tanto, nonostante fumasse tantissimo. Il mio preferito? C’era più feeling con Ameri, ma andavo d’accordo con tutti”.
Carosio, invece, lo chiamava ‘Mazzolino’, per distinguerlo dal padre Valentino, morto nella sciagura di Superga ed indimenticata bandiera del Grande Torino. “Io e mio fratello Ferruccio da bambini giocavamo a fare Carosio, a commentare la partita come faceva lui, che poi invece avrebbe raccontato le mie partite. Un giorno mi disse che aveva raccontato anche le imprese di mio padre, che aveva custodito un orologio che gli regalò di ritorno da una trasferta e che lui non era riuscito a comprare”.

Gianni Rivera liquida ‘Tutto il calcio minuto per minuto’ con un “per fortuna l’ho ascoltata poco, segno che giocavo sempre”.

rivaGigi Riva, invece, racconta di avere ricevuto un bellissimo regalo proprio da Sandro Ciotti. “Si tratta di un disco che contiene le registrazioni delle sue radiocronache delle partite del Cagliari ed anche le interviste”.
La chicca è rappresentata dalla sfida dell’Amsicora del 12 aprile 1970, contro il Bari, che consegnò lo scudetto ai sardi. “Quel giorno allo stadio c’era proprio Ciotti”, ricorda Riva. Enrico Ameri, invece, era all’Olimpico, per commentare Lazio-Juventus. “Quando non ero in campo – racconta Riva – ero attaccato alla radio. Ormai, i tempi ed il business portano a trasmettere le partite in diretta tv, i diritti televisivi fanno la fortuna delle società. Il nostro era un calcio diverso: i giornalisti entravano nello spogliatoio, si sedevano accanto al giocatore e lo intervistavano. Oggi sicuramente ci sono troppi programmi sportivi, anche se nel calcio tutto sommato c’é poco da dire. Spesso si cerca la polemica e si cerca di evidenziare il lato negativo di una vicenda”.
L’ultimo episodio estrapolato dall’album dei ricordi di ‘Rombo di tuono’ è legato a Nicolò Carosio: l’11 giugno 1970, durante Italia-Israele, diede del ‘negraccio’ ad un guardalinee etiope che annullò due gol a Riva. Per questo la Rai gli tolse la telecronaca delle partite della Nazionale, affidandola a Nando Martellini. “Gli diedi anch’io del negraccio a fine partita”, rivela Riva. Ma fu tutto inutile: l’Italia si qualificò lo stesso per i quarti contro il Messico.
(Servizio di Adolfo Fantaccini – Ansa)


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