Brescia-Conad 73-67. Quarto ko consecutivo per i bolognesi

Biancoblù ancora una volta beffati in un finale di gara nel quale mancano lucidità e orgoglio per portarla a casa. Bene Canavesi, troppo alterno Kelley, malissimo Vrkic. Venerdì al Paladozza anticipo con Jesi: obbligatorio il ritorno al successo

L’ennesimo, brutto stop al termine di una partita che si poteva vincere e che lascia, al pari di quelle gettate alle ortiche contro Forlì e Ostuni, una serie di rammarichi non da poco.

La Conad, al quarto stop consecutivo, si trova nella parte bassa della classifica e l’ambiente in casa biancoblù inizia a scricchiolare. Innegabile, infatti, è l’esistenza di piccole tensioni societarie che i primi successi sul campo erano riusciti a celare e che ora, come per incanto, iniziano ad emergere..

C’è anche tanta paura (lo stesso Markovski l’ha riconosciuto a fine gara) e il refrain delle ultime uscite lo ha certificato.

Poca forza e poche idee, mai un minuto con la testa avanti, la Biancoblu ieri ha perso un’altra occasione. Brescia si impone 73-67, con un uomo solo al comando, Leemire Goldwire, 23 punti e 31 di valutazione, che sul più bello per Bologna e il più brutto per i suoi, ha deciso di chiudere il match.
A Markovski, ora, spetta un lavoro più psicologico che tecnico, dal momento che questa squadra ha dimostrato di potersela giocare alla pari con tutte ma ha parimenti palesato limiti caratteriali non indifferenti.

A turno, infatti, manca sempre all’appello qualche elemento imprescindibile del gruppo e ieri ha ritoppato in pieno Vrkic, che ormai più che da straniero sta giocando da fantasma.

Pare che non rischi il taglio ma se fallirà anche il test di venerdì sera con Jesi, la soluzione drastica diventerebbe obbligata.

La Conad, al momento, è questa, con il macigno, ancora, di 22 palle perse, con un 5/17 da 3 che parla da solo e una insicurezza diffusa. L’anima ci sarebbe anche, perché Canavesi e soci sono stati capaci pure ieri di rimetterla in sesto fino alla volata finale. Laddove, però, si è tornati a sbagliare quasi tutto, mentre Brescia ne approfittava pur senza mostrare una pallacanestro da ricordare.

La coperta Conad resta corta e Jesi diventa un test decisivo per non entrare in una crisi accertata, con la speranza che Dimsa confermi i timidi progressi recenti, che Vrkic si ricordi di essere un giocatore di basket e che Kelley possa garantire qualcosina in più di soli 15 minuti di qualità. Impossibile, a nostro avviso, pretendere di più da Blizzard, Pecile, Baldassarre e Canavesi, ai quali non si può chiedere ogni volta, oltre allo svolgimento del proprio compito, anche di rattoppare le abbondanti falle altrui.
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