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Bondi in aula per Parmalat: Tanzi era convinto di evitare il crac

parmalatTanzi era convinto di potere evitare il crac. Lo ha detto l’attuale amministratore delegato e commissario straordinario di Parmalat Enrico Bondi, ricordando un incontro con il cavaliere avvenuto l’8 dicembre del 2003. Bondi ha avviato così la sua testimonianza nel processo alla bancarotta del Gruppo di Collecchio che si è tenuto oggi a Parma nella sala congressi dell’Auditorium Paganini.
Pochi giorni dopo il suo incontro con Tanzi, Bondi fu convocato a Roma dal presidente della Consob Lamberto Cardia che gli comunico’ che la situazione del Gruppo era disperata. ”Cardia mi disse di aver ricevuto una comunicazione da Bank of America relativa alla liquidita’ iscritta a bilancio dal Gruppo – ha spiegato Bondi – sul conto Bonlat non c’era traccia dei circa tre miliardi di dollari che invece risultavano dai bilanci”. Fu a questo punto che Bondi si risolse a chiedere per il Gruppo l’applicazione della legge Marzano e divento’ commissario straordinario di tutte le societa’ che facevano capo all’ex azienda di Tanzi.
‘Parmalat era una macchina da bond che viveva mediante un continuo ricorso al credito e al mercato dei titoli”. E’ un altro passaggio della deposizione al processo. ”Gli oneri finanziari del Gruppo – ha detto rispondendo ad una domanda del Tribunale – ammontavano a 500 milioni di euro, mentre ammontava a quasi 10 miliardi di euro tutto il complesso di emissioni obbligazionarie di Parmalat. I private placement erano di un miliardo di euro e c’erano quattro miliardi in finanziamenti dalle banche”.
La testimonianza di Enrico Bondi e’ durata meno di quanto era prevedibile. Bondi ha parlato di fronte al Collegio presieduto dal giudice Eleonora Fiengo appena 50 minuti, rievocando i giorni del conferimento di incarico di amministratore delegato di Parmalat Finanziaria prima e Parmalat Spa poi, ricevuto dall’allora presidente del Gruppo Calisto Tanzi tra il 15 e il 16 dicembre del 2003. L’accusa ha chiesto quale fosse all’epoca dei fatti il grado di conoscenza che ”la squadra Bondi” era riuscita ad avere circa la situazione dei conti della Parmalat. ”La mia squadra era composta da circa 150 persone – ha risposto l’ad Parmalat – io lo chiamavo ‘l’esercito delle cavallette’. Posso dire che cominciammo a capire di fronte a cosa ci trovavamo con la ricognizione negli uffici milanesi di Grant Thornton. In seguito scoprimmo nei modi che ho detto che l’enorme liquidita’ messa a bilancio non esisteva”.
Parte della testimonianza e’ stata anche dedicata a individuare i dirigenti del Gruppo presieduto da Calisto Tanzi che avevano accesso alla totalita’ delle informazioni presenti nel sistema di gestione Hqr, che consentiva alla Parmalat di monitorare sia la gestione industriale che quella dei conti. Bondi ha spiegato di aver ricevuto una lista con i nomi dei dirigenti che potevano usufruire del sistema informatico nei primi giorni in cui ha preso possesso del suo ufficio nella sede centrale di Collecchio. Il sistema Hqr e’ stato utilizzato dalla stessa ‘squadra Bondi’ per compiere gli accertamenti iniziali e per appurare la reale consistenza dei conti del Gruppo. Stando alla lista citata dal supercommissario l’accesso alla totalita’ delle informazioni disponibili in azienda era in possesso di Luciano Del Soldato, Alberto Ferraris, Stefano Tanzi, figlio di Calisto, Fausto Tonna, Paola Visconti, nipote di Tanzi e di altre figure tra cui Alessandro Bassi, il dirigente che si e’ suicidato nelle prime fasi dell’inchiesta sul crac.
Enrico Bondi ha fatto nel corso della sua deposizione anche il punto sulle cause di risarcimento ancora in corso attraverso le quali il Gruppo conta di riuscire a ottenere altre liquidita’ dagli istituti bancari coinvolti nel crac di Collecchio, come avvenuto con le numerose transazioni andate in porto con altri istituti bancari.
Si tornerà in aula lunedi’.


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