Bologna: la proprietà del Teatro Duse boccia l’offerta di acquisto targata Giatti
Futuro nero per i teatri di Bologna: la Fondazione Carisbo minaccia di abbandonare il Comunale, e la proprietà del Duse boccia l’offerta di acquisto lanciata dall’imprenditore Giorgio Giatti.
Si fanno sempre più scure le nubi sul futuro del Teatro Comunale e del Teatro Duse di Bologna.
Sul primo versante, una stagione caratterizzata da una profonda conflittualità fra il Sovrintendente Marco Tutino e le rappresentanze sindacali dei dipendenti (con un concerto e tre rappresentazioni della Carmen cancellate per sciopero e una protesta ancora pendente sull’ultimo spettacolo in cartellone per la stagione lirica) rischia di fare allontanare alcuni finanziatori importanti della Fondazione.
A cominciare dalla Cassa di Risparmio, secondo cui per giustificare un impegno economico di 600mila euro ogni anno nei confronti del Comunale è necessario che il teatro garantisca la regolarità delle rappresentazioni.
Ma il Presidente Fabio Roversi Monaco promuove l’operato del Sovrintendente, il cui mandato scadrà il prossimo settembre, sebbene Tutino abbia in più di una occasione lasciato intendere di non essere interessato ad una riconferma. E il commissario prefettizio di Bologna Anna Maria Cancellieri, Presidente della Fondazione, avrebbe già individuato un successore gradito nell’ultimo Sovrintendente dell’Opera di Roma Francesco Ernani.
Dalla parte opposta, la società proprietaria del Duse, a rischio chiusura dopo la soppressione dell’Eti nella Manovra Finanziaria per il prossimo anno, boccia l’offerta di acquisto avanzata dal Presidente del gruppo Termal Giorgio Giatti. La proposta sarebbe, secondo indiscrezioni, di gran lunga inferiore ai 300 mila euro annuali pagati attualmente dall’Eti.
La vicenda verrà esaminata a metà settimana dal Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi, che incontrerà il Commissario e l’Assessore regionale alla cultura Massimo Mezzetti. Fra le ipotesi al vaglio, una fondazione mista pubblico-privato che rilevi il teatro.


