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Bologna Jazz: arriva Charles Lloyd

Doppio appuntamento con Charles Lloyd al Bologna Jazz Festival: ‘guru’ del sax, icona e celebrità che ha infranto i confini del genere jazz durante gli anni Sessanta, arrivando a dialogare col più importante rock dell’epoca, oggi fautore di un jazz di esaltante intensità.
Giovedì 13 novembre presso il Cinema Lumière (ore 22) verrà proiettato il lungometraggio Charles Lloyd: Arrows Into Infinity (USA, 2012) di Dorothy Darr e Jeffery Morse: documentario che ripercorre una carriera artistica anomala ed entusiasmante. Lloyd e Dorothy Darr saranno presenti alla proiezione, realizzata in collaborazione con la Cineteca di Bologna.
Dopo questo appuntamento introduttivo, si passerà al momento forte della presenza di Charles Lloyd al BJF: il concerto del suo quartetto (con Gerald Clayton al pianoforte, Joe Saunders al contrabbasso ed Eric Harland alla batteria) al Teatro Arena del Sole, venerdì 14 novembre (inizio alle ore 21:15).
Il Bologna Jazz Festival è organizzato dall’Associazione Bologna in Musica con il contributo di Regione Emilia-Romagna, Provincia di Bologna, Comune di Bologna, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Fondazione Carisbo, Gruppo Unipol e del main sponsor Gruppo Hera.
 
Charles Lloyd sta vivendo una seconda giovinezza musicale: nelle sue performance degli ultimi anni si percepisce una vibrazione che pare l’eco della spiritualità coltraniana, all’interno di un jazz dalla matrice vigorosa e dallo slancio solistico decisamente anticonformista.
Ma riavvolgiamo il nastro: Lloyd nasce a Memphis nel 1938 e inizia a suonare il sax già all’età di nove anni. Suo primo mentore è Phineas Newborn, pianista tra i più stupefacenti (e non adeguatamente noti) della storia della musica afro-americana, che accoglie il giovane Charles nella sua band. Gli esordi sono comunque soprattutto nel giro del blues, quello giusto: appena dodicenne suona già al fianco di B. B. King, Howlin’ Wolf, Johnnie Ace.
Dopo essersi trasferito in California (nel 1956) suona nell’orchestra di Gerald Wilson e, dal 1960 al ’63, in quella di Chico Hamilton, per il quale è anche direttore musicale e artefice di una virata dal jazz da camera a un vigoroso post-bop. Contemporaneamente guida uno dei suoi primi gruppi, con una line up da antologia del new jazz dell’epoca: Billy Higgins, Don Cherry, Bobby Hutcherson e Terry Trotter. Lloyd entra poi al servizio di uno dei gruppi di maggior successo degli anni Sessanta, quello di Cannonball Adderley. Nel 1966 si mette alla guida di un quartetto (con Keith Jarrett, Cecil McBee e Jack DeJohnette) che lo impone definitivamente all’attenzione generale: la miscela di bop, free e world music sfonda ben al di là del mondo del jazz (dal vivo la band condivide il palco con Jimi Hendrix, Janis Joplin, i Cream, i Grateful Dead…).
Nel 1970, dopo lo scioglimento di questo meraviglioso quartetto, Lloyd si ritira dalle scene jazzistiche. Per un intero decennio le sue apparizioni sono assai scarse e comunque principalmente concentrate nel mondo del rock: lo si può sentire coi Doors, i Canned Heat e, più frequentemente, coi Beach Boys.
Fu l’incontro con Michel Petrucciani, nel 1981, a spingere nuovamente Lloyd verso la pratica jazzistica in maniera sporadica e poi, dal 1989, con una rinnovata costanza unita a una ritrovata forza espressiva. L’etichetta ECM ha documentato questa nuova fase creativa di Lloyd, ancora saldamente legata alla sua esperienza degli anni Sessanta ma con un suono più brunito e sinuoso, che ha ulteriormente messo in risalto le sue strabilianti doti anche sui tempi più ariosi.
 
Arrows Into Infinity, “frecce verso l’infinito”: sono le parole usate dallo stesso Charles Lloyd per descrivere il modo in cui compone e suona il quartetto formato insieme a Jason Moran, Eric Harland e Reuben Rogers. Attraverso interviste, riprese live di concerti, materiali di repertorio e, soprattutto, la musica, il documentario diretto da Dorothy Darr (moglie/manager di Lloyd) e Jeffery Morse racconta la vita e la carriera di un artista leggendario, capace di attraversare i confini tradizionali ed esplorare nuovi territori. Secondo il Chicago Reader: “un documentario musicale che alza l’asticella per tutto il genere”.
La proiezione sarà preceduta da un’introduzione da parte della regista Dorothy Darr e del protagonista Charles Lloyd. Un’occasione imperdibile per gli appassionati per poter approfondire la musica, la vita e la carriera di un’autentica icona del jazz moderno, alla vigilia di uno dei concerti più attesi del Bologna Jazz Festival 2014.


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Tommaso Costa

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