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Bisoli racconta il suo (nuovo) Bologna

Intervista esclusiva di Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto al tecnico del Bologna nel corso della trasmissione Tempi Supplementari (Telecentro-OdeonTv)

Mister, la piazza è molto contenta dell’arrivo di Alessandro Diamanti. Lei è soddisfatto del’approdo in rossoblu di quello che viene considerato il suo pupillo?

Più che un mio pupillo, è arrivato un giocatore importante, che in passato è stato convocato in Nazionale e ha fatto 9 gol in una stagione non felice per il suo club. Per me è talento da prime 3-4 squadre in Italia e ha voluto sposare il progetto Bologna togliendosi anche una buona fetta di ingaggio: questo significa che è entrato subito nella nostra mentalità e viene con grande entusiasmo. E’ alla pari degli altri e quindi dovrà dimostrare di essere quello che negli ultimi due anni, in Inghilterra e in Italia, ha fatto vedere, cioè di essere un giocatore importante.

Cosa gli manca per riuscire a fare il salto di qualità che non ha fatto in questi anni?

La continuità, la voglia di lavorare quando ha palla l’avversario e mettersi a disposizione dei compagni quando è stanco. Lui è un giocatore molto generoso, ma deve convincersi che, anche nella stanchezza, deve mettersi a disposizione dei compagni. Io sono ben felice del suo arrivo a Bologna perchè abbiamo fatto un acquisto veramente importante.
Quali sono le sue condizioni fisiche?

E’ arrivato ieri sera in ritiro, e gli ho parlato cinque minuti. Lo valuterò strada facendo, ha il tempo di mettersi alla pari degli altri visto che abbiamo ancora due settimane a Sestola e poi una terza a Bologna.

E’ un giocatore piuttosto ‘esile’, nel senso che non ha chili di troppo ed è quindi facile entrare subito in condizione; i giocatori di qualità, poi, entrano prima in condizione. Dobbiamo dire bravo al presidente e alla società per averlo preso, visto che il giocatore era stato ambito anche da piazze importanti: va apprezzato lo sforzo di Guaraldi in prima persona e della società, che hanno fatto qualcosa di importante in questo momento per il Bologna.

Vedremo se i risultati rispecchieranno la qualità del giocatore, ma sicuramente abbiamo cercato di portare a Bologna giocatori con grande entusiasmo.

Chi arriva deve sposare un progetto importante di grande appartenenza al club: la squadra è al di sopra di tutti, di qualsiasi singolo, me compreso. Questo è lo spirito che si respira per chi viene a vedere gli allenamenti.

Diamanti può coesistere con due, o addirittura tre, dei giocatori che sono già in rosa? Dove potrebbe farlo giocare?

Diamanti è il classico trequarti che gioca sotto le due linee, come Paponi, giocatore che in questo momento si sta trasformando fra le due linee. Ramirez è un giocatore diverso, è più un giocatore che va all’attacco dell’area di rigore.

Il gol che ha fatto alla Spal, ad esempio, è un classico di una seconda punta che va ad attaccare gli spazi. Possono coesistere, al di là del fatto che i giocatori bravi riescono a farlo. Si può giocare con due punte e un trequartista o due trequartisti e una punta, non certo con due punte Ramirez e Diamanti: sarei un pazzo.

Anche lei, come la maggior parte dei tifosi, pensa che Ramirez sia mal circondato dai suoi agenti?

Sono dichiarazioni che sicuramente non vengono dal ragazzo. Sono venute dal suo agente, come ho letto sui giornali, con il quale non ho mai parlato. Viste quelle parole sicuramente non si è comportato bene con la squadra, perché qui i ragazzi lo hanno accolto benissimo e la società lo ha accolto a braccia aperte, come ho fatto io: non lo abbiamo fatto assolutamente prigioniero.

Lui si è calato subito nella parte e sta lavorando bene. Quelle parole non sono state dette da lui e, secondo me, anche messe in malo modo per i compagni e per la società.

Nella prima fase del ritiro chi è il giocatore che non conosceva e che più l’ha impressionata?

Krhin la scorsa stagione non era stato messo in risalto dalla critica e, per vari motivi, era stato utilizzato poco. Secondo me è un giocatore importante per il Bologna e potrà avere un avvenire importante: bisogna farlo crescere con tranquillità ma ha tutte le caratteristiche per diventare un giocatore utile in questo campionato.

In questo momento con che modulo vedrebbe bene il Bologna?

Il Bologna non deve avere un modulo: deve avere un’identità, una sua forza. I moduli sono fatti per i giornalisti, noi dobbiamo avere un’identità: spostare i giocatori di 5-6 metri non ha tanto significato, è la testa che è fondamentale e ognuno deve essere a disposizione dell’altro. Noi dovremo essere in grado di cambiare pelle in qualsiasi momento e non perché l’avversario ci mette in difficoltà, ma per cercare di mettere in difficoltà l’avversario. Dobbiamo avere una nostra forza e una nostra identità.

Nella fase migliore della scorsa stagione il Bologna era una squadra che teneva palla e cercava di fare gioco. Anche quest’anno, visti i giocatori che stanno arrivando, l’obiettivo è questo: meglio avere la palla tra i piedi piuttosto che doversi difendere. Concorda?

Le squadre grosse difendono con il possesso palla, noi dobbiamo cercare di andare su quella strada. Più la palla l’abbiamo noi, meno avremo difficoltà dall’avversario: non sempre, però, sarà così.

Sin dall’inizio comunque abbiamo cercato di battere su questo tasto: il Bologna deve avere possesso palla e cercare di velocizzare il più possibile l’azione. I due gol contro il Grosseto sono stati l’emblema: recupero palla alto, tre passaggi e siamo andati in gol. Poi ovviamente, anche per la stanchezza, ci sono volte in cui le cose ci riescono bene e altre meno, però questo dev’essere il leit motiv: possesso palla, cercare di tenere palla e cercare di farla muovere più velocemente degli avversari.

In attesa di conosce il futuro di Mudingayi, mancano al momento un difensore e un centrocampista. Qual è l’identikit tecnico di questi due tasselli?

Se non dovesse partire Mudingayi a centrocampo siamo già messi bene e non è detto che dobbiamo metterci a cercarne un altro. Lui si sta allenando benissimo ed è molto contento: se dovesse arrivare una proposta ci penserà la società. Per la difesa, stiamo cercando un difensore che all’occorrenza possa fare due ruoli, laterale di destra compreso.

Sorensen o Moras, quindi.

Moras lo scorso anno l’ha fatto, ma in questo momento non ha sposato il progetto Bologna quindi dovremo andare su un altro. Se sarà Sorensen, ci penserà la società: il mercato  è sempre in continua evoluzione.

A Bologna farebbe arrivare anche un fluidificante di sinistra?

Assolutamente no, perché ne ho già due e all’occorrenza potremmo avere anche un difensore: in questo momento sulla sinistra siamo coperti.

Che impressione le sta facendo Taider?

E’ un giovane interessante. Non dobbiamo caricarlo di responsabilità e creare troppe aspettative: è un ’92, deve crescere con molta tranquillità.

Ha personalità, corsa, deve migliorare moltissimo tecnicamente e nelle situazioni tattiche, però stiamo parlando di un ragazzo giovane che ha voglia di crescere. Con calma crescerà, è un giocatore interessante.

Il Bologna lo scorso anno su palle inattive è stato quasi nullo. Quest’anno come pensa di provvedere?

Con il lavoro, che è l’unica medicina. Noi ogni venerdì e sabato proviamo 20-25 minuti, a reparto, per cercare di andare a fare gol.

A volte sono le annate: ci si prepara ma il gol non arriva mai o ci si prepara per non prenderne e se ne subiscono tanti.

Il Milan, quando giocavo io, aveva la miglior difesa e prese una ventina di gol su palla inattiva. Ci stiamo lavorando: l’unica medicina che conosco è il lavoro, l’applicazione e il volersi migliorare tutti i giorni. Chi viene a vedere gli allenamenti capisce che questi ragazzi stanno facendo di tutto per migliorarsi nelle varie situazioni ed è un piacere vederli allenare: i tifosi sono soddisfatti e contenti e i giocatori uguali. E’ importante che i tifosi capiscano che i giocatori stanno cercando di cambiare mentalità, visto che chiedo cose che, forse, in passato altri non avevano chiesto: se sono giuste o sbagliate poi sarà il campo a dirlo, ma sicuramente chiedo cose diverse da altri allenatori.

Ad un certo punto quello che è sembrato mancare è stata proprio la mentalità, che per una buona fetta del campionato scorso era invece stata trovata. Come ha trovato i veterani e come si può costruire una mentalità che renda questa squadra più solida e più vincente soprattutto in casa?

Per la mentalità ci vuole parecchio tempo e parecchio lavoro: noi stiamo cercando di accelerare. I ‘vecchi’ li ho trovati molto motivati. Ho fatto colloqui singoli con tutti e ho spiegato qual è il mio progetto tecnico: il senso di appartenenza, sentirsi del Bologna e non di passaggio perché la città è bella e la gente ti fa stare bene. Abbiamo chiesto ai giocatori che sono arrivati di voler condividere un progetto, non di sentirsi qui per una toccata e fuga di un anno. La mentalità si costruisce giorno dopo giorno, con il lavoro, con le due squadre che cercano anche nelle partitelle di non perdere e di superare l’avversario. Cercando di migliorarsi ogni giorno, che sia dal punto di vista tecnico, tattico, o fisico. Ogni giorno dovremo andare in campo senza timbrare il cartellino ma cercando di migliorarci.

I tifosi apprezzano il suo entusiasmo e la sua carica e lo stesso Portanova ha detto che quando parla lei, sembra di sentire un ultrà.

Dal primo giorno di ritiro del Bologna ho un entusiasmo che spero di portarmi dietro fino al 14 maggio. Ogni giorno al campo mi metto in discussione e cerco di trasmettere la mia voglia e la mia passione verso questo sport per non dire: abbiamo già dato tutto. I miei ragazzi devono venire al campo  con la voglia di non aver paura di nessuno, rispettando gli avversari e la gente. E la gente si rispetta lavorando ogni giorno per migliorarsi. E su questo ci metto la faccia che i miei ragazzi lo stanno facendo. Stiamo lavorando da due settimane e mezzo con una voglia che sinceramente mi fa ben sperare.


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Matteo Fogacci

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