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Biotestamnento, registri comunali: per l’Anci sono perfettamente legittimi

Sono legittimi i registri comunali per la raccolta delle dichiarazioni anticipate di trattamento che ciascun cittadino intenda ricevere o rifiutare nelle situazioni in cui perda la capacità di esprimere una propria volontà. E’ quanto sostiene l’Anci dopo che sullo stesso tema é intervenuta una circolare del Governo che aveva suscitato forti perplessità fra gli amministratori locali e gli addetti ai lavori. In una nota tecnica, pubblicata interamente sul suo sito (www.anci.it), l’Associazione dei comuni italiani, dopo aver analizzato le caratteristiche, talvolta diverse, dei registri attivati nei comuni italiani, ribadisce che “i presupposti della legittimità della istituzione e tenuta di tali registri, in via generale possa essere ricondotta allo svolgimento delle funzioni amministrative del Comune riguardanti ‘la popolazione e il territorio comunale, precipuamente nei settori organici dei servizi alla persona e alla comunità’ (art. 13, comma 1, del d.lgs. n.267 del 2000)”.
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Nel passare in rassegna le caratteristiche dei vari registri attivati nei comuni, l’Anci mette in evidenza che alcuni raccolgono le attestazioni dei soggetti residenti che hanno redatto le proprie dichiarazioni anticipate di volontà con l’indicazione dell’avvenuta redazione di tali dichiarazioni e del luogo o dei soggetti presso cui sono conservate (notaio/fiduciario/altro depositario) al fine di garantirne la certezza della data di presentazione e a fonte di provenienza; in altri casi i registri raccolgono oltre a ciò anche il testamento biologico, sigillato in busta chiusa, per l’eventuale consegna a soggetto legittimato (medico,fiduciario,altro); in altri casi ancora sono state anche predisposti modelli di dichiarazione anticipate. “Relativamente a queste ultime due situazioni riscontrate – sottolinea la nota Anci – si può ritenere che in assenza di una specifica disciplina normativa, si configuri un’attività che potrebbe essere in contrasto con discipline riguardanti altre materie e settori quali tutela della salute, della privacy e della famiglia. Relativamente invece al primo caso come descritto, si può ritenere, in difformità a quanto affermato dalla circolare interministeriale, che, sebbene in assenza di specifiche previsioni legislative o regolamentari, in quanto trattasi di raccolta di dichiarazioni di volontà attestanti il luogo e il soggetto presso il quale è conservata la dichiarazione di fine vita – conclude la nota – si possa ricondurre tale attività allo svolgimento delle funzioni istituzionali proprie del Comune nei settori dei servizi alla persona e alla comunità correlate al ricevimento di dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà. Sembra pertanto legittimo – si legge nella nota Anci – che i registri possano essere istituiti e organizzati qualora si limitino a contenere la notizia che tali dichiarazioni sono state rese, potendosi questa attività configurare anche come attività fondata sull’art. 47 del d.p.r. n. 450 del 2000 in materia di atti notori e comunque non essendo in violazione di alcuna specifica legge statale”.
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DA TORINO A CASERTA, OLTRE 70 REGISTRI
IL PRIMO A ROMA, MINA WELBY PRIMA ISCRITTA
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Da Torino a Cagliari, passando per capoluoghi, piccoli Comuni e municipi delle grandi città, sono più di 70 in tutta Italia le amministrazioni che hanno scelto la strada di attivare, in mancanza di una legge nazionale, i registri per le disposizioni di fine vita.
A mettere in moto la ‘macchina’ dei registri erano stati i Radicali e l’associazione Luca Coscioni, mobilitati dopo il caso di Eluana Englaro, in attesa che a fare definitiva chiarezza arrivasse la legge sul testamento biologico. Legge che ha avuto solo il via libera del Senato e che ancora aspetta di essere calendarizzata alla Camera dopo aver concluso l’iter in commissione. Peraltro il testo “visto anche il clima politico”, come ha sottolineato più volte il presidente della commissione Affari sociali Giuseppe Palumbo, inevitabilmente sta subendo dei rallentamenti e pur previsto per i lavori di dicembre, potrebbe non arrivare in Aula prima di fine anno.
Nel frattempo continuano ad aumentare i comuni che si dotano di questo strumento. Capofila era stato il ‘minisindaco’ dell’XI Municipio di Roma, Sandro Medici, e in quell’occasione la prima persona a depositare il suo testamento biologico era stata Mina Welby, la moglie di Piergiorgio Welby. Il Municipio ha già annunciato che farà ricorso contro la circolare ministeriale, “atto politico discriminatorio e autocratico” che “contiene un palese errore di natura giuridica”.
Ma sono molti i Comuni in cui la giunta ha approvato la delibera che istituisce il registro dei testamenti: Da Arezzo a Cagliari, da Genova a Empoli, da Gorizia a La Spezia, passando per Firenze, Caserta, Rimini, fino a Modena, Massa, Pistoia, Pisa e Piacenza. Ultimo arrivato il Comune di Reggio Emilia, e prima c’era stata Torino, dove l’assessore ai Servizi Civici, Giovanni Maria Ferraris, ha annunciato di stare lavorando al progetto di un registro virtuale sul sito del Comune.
Laddove la proposta non ha trovato il via libera delle giunte comunali, si sono sviluppati percorsi alternativi al registro in Comune. E’ il caso per esempio di Milano, dove la Chiesa Valdese ha aperto uno sportello pubblico per depositare il testamento biologico, o di Napoli, dove è stato attivato uno sportello per la raccolta delle disposizioni di fine vita grazie alla collaborazione della Fondazione Umberto Veronesi.
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(ANSA).


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