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Ballardini: “Dire no al Bologna mi è costato molto. Certo che se fossi stato contattato il 1° luglio…”

Intervista di Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto a Davide Ballardini nel corso della trasmissione “Tempi Supplementari” (Telecentro-OdeonTv)

Mister, come si è evoluto il suo avvicinamento e poi allontanamento dalle sorti de Bologna?

Bisogna distinguere i fatti dalle opinioni. Io ho incontrato il presidente Guaraldi e il direttore generale Zanzi lunedì sera, siamo stati un paio d’ore assieme e c’era la forte volontà da parte loro di avere me e miei collaboratori.

Ho ricavato ottime impressioni, sia da Zanzi – che già conoscevo – che dal presidente Guaraldi. Ho detto loro, visto che si era parlato sia dell’aspetto tecnico che economico, che prima di accettare avrei parlato con i miei collaboratori e avrei dato una risposta nel giro di una mezz’ora. Mi sono confrontato con i miei collaboratori e non c’era la convinzione, quella che abbiamo sempre avuto quando abbiamo affrontato il lavoro con altre squadre, e la condizione necessaria per fare un buon lavoro.

Mio padre è bolognese e tifoso del Bologna dalla nascita, e visto che non c’era questa convinzione da parte nostra e visto l’entusiasmo che c’era da parte della società, non me la sono sentita di prendere in giro nessuno.  Ho detto: vi ringrazio di cuore, ma visto che non c’è la totale convinzione da parte nostra non me la sento di venire a lavorare per il Bologna, società appunto di cui mio padre è tifoso dalla nascita e la prima partita che io ho visto è stata Bologna-Cagliari.

I tifosi sono rimasti decisamente spiazzati da questa vicenda.

Sono rimasti spiazzati perché non si è fatta chiarezza: le cose bisogna sentirle da tutte e due le parti. Io ho letto, purtroppo, che sui giornali sono state scritte cose sentendo solo una campana, e non credo sia giusto per chi deve informare la gente. Chi scrive deve sentire le due campane: nel caso, la società e me. L’importante è distinguere i fatti dalle opinioni.

Che condizioni mancavano?

Io ero libero anche al 1° luglio: se il Bologna avesse pensato a me allora, forse insieme ai dirigenti avremmo fatto delle operazioni per avere una rosa di giocatori più compatibile con il nostro metodo e il nostro modo di fare calcio. La non convinzione parte dal fatto che, io e il mio gruppo di collaboratori, pensiamo di non essere adeguati a questo gruppo di giocatori, che comunque ha delle qualità. Per come pensiamo noi il modo di lavorare e di interpretare il gioco, non siamo convinti che questa sia una rosa adatta al nostro modo di pensare: oppure, girandola, noi non siamo adatti a questo gruppo di giocatori costruito da altri.

E’ una rosa, quindi, non adeguata al suo modo di pensare. Ma è una rosa adeguata alla serie A?

Io penso di si. Il Bologna certamente può lasciarsi alle spalle almeno 4-5 squadre, e certamente ci sono squadre attrezzate meno del Bologna.

Un anno fa, la sua prima partita sulla panchina del Genoa, fu contro il Bologna e lei disse che avevate vinto non era stato facile contro una squadra ben organizzata e che chiudeva bene gli spazi. Vedendo questo primo mese agghiacciante, cosa manca rispetto alla squadra dell’anno scorso?

Innanzitutto sono cambiati dei giocatori, almeno 4-5 che adesso non ci sono più: il portiere, i terzini e il difensore centrale, oltre a Della Rocca: e questa è già una cosa importante. Il Bologna quella sera fece una gara positiva dal punto di vista difensivo, visto che poteva prendere più gol rispetto a quello preso e il Genoa quella sera meritava di vincere più ampiamente. Lo scorso anno ci sono state talmente tante difficoltà che il Bologna è riuscito a fare un campionato straordinario, riuscendo a compattarsi nonostante le difficoltà societarie: per più di metà stagione ha fatto un campionato di buonissimo livello.

Lei sapeva anche prima dell’incontro con i dirigenti rossoblu dell’inadeguatezza della rosa: per qualche motivo ha accettato comunque di parlare con la società?

Quando mi è stato chiesto se ero disponibile ad incontrare il presidente, io volevo incontrarlo, conoscere la persona e le idee che avevano. Insieme abbiamo parlato anche della rosa: poi, come ho sottolineato, non sono da solo, anche se ovviamente alla fine decido io. Oltre a me c’è un gruppo di lavoro, e quando mi confronto con il mio gruppo devo avere delle sensazioni che mi portano a dire sì, questo è un lavoro che possiamo affrontare e svolgere nel migliore dei modi. Ho fatto questo: ho incontrato le persone, mi sono confrontato con il mio gruppo di lavoro e dopo, a malincuore visto che ho allenato le giovanili del Bologna e per me il Bologna ha lo stesso fascino che possono avere squadre come Milan, Inter e Juventus, ho rinunciato. Rinunciare mi è costato tanto, ma sono sereno.
Le persone che ho incontrato hanno grande entusiasmo, e io spero davvero tanto che il Bologna faccia un gran campionato, perché la storia, la gente e la squadra meritano di rimanere in serie A.

Sono arrivate altre offerte per altre panchine?

Al momento no. Quindi per quanto riguarda tutte le cose dette, ovvero che avevo contatti con altre società, do la mia parola che non ho ricevuto altre offerte.


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Matteo Fogacci

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