Telesanterno Gtv S.r.l.
Email: [email protected]
Phone: +3905163236
Url:
Via C. Bonazzi 51
Castelmaggiore, BO 40013
photo of Telesanterno Telesanterno Television Gtv S.r.l.
Gtv S.r.l.
Via C. Bonazzi 51
Castelmaggiore,BO,40013 Italy
+3905163236
Jabber
Television

This hCard created with the hCard creator.

S:Agata (Bo): arrestano nipote del boss. Parenti e amici assaltano la caserma dei Carabinieri. L’allarme oggi dal Prefetto

Delitto clan casalesiSi è già visto altre volte la popolazione di alcuni quartieri inveire, con donne scalmanate e vocianti in prima fila, contro le forze dell’ordine ed opporsi all’arresto di un latitante della camorra o di altre cosche mafiose. Lo abbiamo visto in TV: immagini che venivano da quartieri degradati della Campania o della Sicilia. Ma questa volta lo abbiamo dovuto rivedere sotto casa nostra, in un tranquillo paese della Bassa fra Modena e Bologna,Sant’Agata Bolognese, che per diverse ore si è trasformato in una succursale di Casal di Principe, con tanto di assedio alla caserma dei Carabinieri per liberare il nipote di un boss di laggiù, da parte di una piccola folla, circa trenta persone, composta da parenti ed amici dell’arrestato, tutti di origine casertana, tutti, guarda caso di Casal di Principe e Casapesenna, un paese limitrofo.

I fatti si sono verificati una decina di giorni fa, ma solo ora stanno emergendo con il dovuto rilievo sulla stampa (c’erano state sole poche righe sull’Informazione, ed un trafiletto più evidente su Antefatto.it, la versione on line che precede la prossima uscita in edicola del nuovo quotidiano Il Fatto), sembra quasi che ci sia un certo pudore nel radiografare un sintomo così pericoloso di nuove latenti problematiche sociali. Proprio oggi (venerdì) il sindaco di Sant’Agata, Daniela Occhiali, conferirà con il Prefetto di Bologna per analizzare la situazione.

La cronaca dell’episodio parte dall’arresto di Gianluca Simonetti, 22 anni, nipote del capoclan Luigi Venosa, che sta scontando l’ergastolo. I carabinieri lo avevano ammanettato in un bar di Sant’Agata per aver picchiato assieme a due amici un giovane senegalese. Un pestaggio razzista in piena regola, con insulti, una sedia fracassata sulla schiena, colpi di cintura, a mo’ di frusta, sulla testa. La vittima finisce all’ospedale con 40 giorni di prognosi. Il nipote del boss finisce invece in caserma, dove tenta di picchiare anche i Carabinieri che cercano di ricondurlo alla ragione.
Mentre accade tutto questo, per il paese si spande, come una specie di tam tam, la notizia dell’arresto del giovane Simonetti, notizie che raggiunge soprattutto la folta comunità di immigrati dalla zona di Casal di Principe, la terra del boss Venosa. Ed è proprio questa comunità che organizza rapidamente un assalto di diverse decine di partenti e amici dell’arrestato alla Caserma dei Carabinieri. I militari si trovano così circondati da una folla ostile che li insulta e li minaccia.
Soltanto l’intervento di rinforzi da San Giovanni, Borgo Panigale e dal Comando di Bologna, riesce a rompere l’assedio e disperdere la folla che pretendeva la liberazione del nipote del capoclan camorrista.
I più esagitati sono stati identificati e denunciati, mentre il Gip ha inflitto a Gianluca Simonetti la custodia cautelare agli arresti domicialieri nella sua residenza nel Casertano.
Ma quei lunghi attimi di rivolta popolare nei confronti delle forze dell’ordine lascia il segno. Fa pensare ad una involuzione del tessuto sociale, e ad un fenomeno di immigrazione di cui finora non si sospettava la consistenza e l’indole di clan.
“Quello che è accaduto giorni fa non può passare sotto silenzio”, dice il sindaco di Sant’Agata Bolognese, Daniela Occhiali che vuole lanciare l’allarme su queste pericolose infiltrazioni di mentalità camorristica, lamentandosi del silenzio della stampa (“Solo l’Informazione ne ha parlato), ed oggi ne parlerà appunto con il Prefetto.

Del resto, anche se non c’era mai stata prima una sfida così aperta alla forze dell’ordine in una comunità di questa regione, con l’assalto ad una caserma per “solidarietà” con il parente di un boss, l’emergere di contaminazioni delle varie mafie del tessuto sociale ed economico dell’Emilia Romagna non è certo una novità, anche se finora alquanto sottovalutate dalla politica (molte dichiarazioni preoccupate di facciata, poche analisi e soprattutto poche azioni concrete sul territorio). In Emilia Romagna finora gli emissari della criminalità organizzata del meridione avevano sempre mantenuto un profilo “sommerso”, per utilizzare questo territorio come tranquillo porto franco per riciclare ed investire danaro, ottenere appalti, operare nell’economia legale. Qui la mafia e la ‘ndrangheta fanno affari, sia “puliti”che “sporchi”. Si è scoperto pochi giorni fa, ad esempio, che l’ndragheta si riforniva di fucili e pistole (compresa quella usata in un delitto di faida calabrese) proprio in Emilia. La chiassosa rivolta di Sant’Agata è la prima “sfacciata” esibizione di questa presenza sotterranea.

Scrive l’Antefatto.it: “per il Clan dei Casalesi, che in questa zona ha avuto come testa di ponte il boss Luigi Venosa detto “o cocchiere”, di recente condannato all’ergastolo nell’Appello del maxi-processo Spartacus, l’azione eclatante al nord è l’extrema ratio o un errore della testa calda. Mentre le vittime predestinate venivano freddate al ritorno in Campania, nella provincia di Modena, vera succursale del Clan da un ventennio, è rimasta unica la sparatoria del 1991 fra le due fazioni Schiavone e De Falco (la camorra perdente) per il controllo delle bische, dopodiché il dominio delle famiglie di Giuseppe Caterino e Raffaele Diana è stato duraturo e silenzioso. Ma la vera natura del camorrista talvolta riemerge, nello sprezzo per i “niri”, di fronte a certi intoppi (aggressioni a funzionari pubblici o a sindacalisti che non si foderano gli occhi) o a sgarri da lavare con la Smith&Wesson: tre sanciprianesi due anni fa a Castelfranco Emilia si gambizzarono a vicenda per questioni mai chiarite. L’unica vendetta pianificata a tavolino fu l’agguato del maggio 2007 nel cantiere dell’imprenditore casertano Giuseppe Pagano, ferito alle gambe per aver testimoniato contro il superboss Raffaele Diana. Anche allora ci fu una forte reazione dello Stato, con gli arresti del commando e dei gestori del racket delle estorsioni, ma troppo poco è stato fatto – l’ultimo sequestro di un milione di euro di beni a un prestanome di Vincenzo Zagaria è una goccia nel mare della camorra spa – sul fronte economico finanziario”.

Un buon cronista quello che ha riportato l’episodio di Sant’Agata sul portale dell’Antefatto ed ha compiuto questa inquietante analisi dei “sintomi” precedenti dell’infiltrazione camorristica (in questo caso dei Casalesi) nel “triangolo padano” fra Bologna, Modena e Reggio. Materiale utile anche per l’incontro di oggi in Prefettura.

Nella foto (di repertorio) lo scenario di un delitto attribuito al Clan dei Casalesi


Twitter Facebook StumbleUpon Delicious LinkedIn BlinkList
Redazione

Autore

Articolo scritto da: | 7145 articoli inseriti

Copyright © 2017 Telesanterno. All rights reserved.
Copyright © GTV s.r.l.
Sede legale V.Bonazzi, 51 - 40013 Castelmaggiore (Bo) - sede operativa v. L.Manara, 6 - 40128 Bologna - tel: 051 63236 - fax: 051 6323602 - fax redazione 051 6323609
P. Iva 01607481205 - C.F 01161880388 - R.E.A. 347487 - R.I.BO 01161880388 - C.S. € 2.692.375,00 i.v.
Concessionaria per la pubblicità per questa televisione Publivideo2 Srl.

q:33 ram:35233536