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Alluvione Secchia: Aipo “non è colpa delle nutrie”

Non è colpa delle nutrie e delle loro tane se l’argine del Secchia ha ceduto il 19 gennaio scorso allagando la pianura modenese. E’ quanto ha sostenuto Luigi Fortunato, direttore generale dell’Aipo (Agenzia interregionale per il Po), all’audizione in commissione Territorio e ambiente, chiesta da alcuni consiglieri regionali per avere chiarimenti sull’accaduto. Fortunato ha confermato che “c’è un aumento preoccupante degli scavernamenti dovuti alla presenza di fauna selvatica, ma non abbiamo mai parlato di una qualche responsabilità degli animali, di cui non c’è prova – sottolinea – tanto meno delle nutrie, che data la loro natura di mammiferi semi-acquatici costruiscono la loro tana all’altezza del livello del fiume”. Oltre alle nutrie, Fortunato ha difeso anche l’Aipo: è “inutile cercare i colpevoli” per la rottura, perché “con 18 milioni l’anno semplicemente non si può fare la manutenzione degli argini” e “l’Aipo non ha l’autonomia di bilancio per poter intervenire in maniera strutturale”; inoltre “è impossibile garantire in maniera assoluta sicurezza su fenomeni naturali”, tanto che solo nella zona coinvolta “ci sono una decina di situazioni potenzialmente pericolose ogni anno”. La rete idrica “è sotto un controllo diffuso e generale, pur in una situazione critica di risorse” e “sorprende – afferma – la pressione mediatica”: coi “sindaci ci parlo regolarmente”, ma “dopo la rottura dell’argine è partita la caccia al colpevole”. Francesco Puma, segretario generale dell’Autorità di bacino del fiume Po, nella sua relazione alla commissione – ha sottolineato come “servono finanziamenti dedicati solo agli interventi complessi, oltre a quelli per la manutenzione”, dal momento che “dal 2001 non vige più la programmazione ordinaria ma solo quella straordinaria, quindi praticamente solo la gestione emergenziale”. Secondo Puma, comunque, “Panaro e Secchia sono da sempre considerati critici per la loro conformazione idrografica”, ma, accusa, “purtroppo solo gli eventi tragici convincono chi gestisce i bilanci a erogare i finanziamenti adeguati”.

Non è colpa delle nutrie e delle loro tane se l’argine del Secchia ha ceduto il 19 gennaio scorso allagando la pianura modenese. E’ quanto ha sostenuto Luigi Fortunato, direttore generale dell’Aipo (Agenzia interregionale per il Po), all’audizione in commissione Territorio e ambiente, chiesta da alcuni consiglieri regionali per avere chiarimenti sull’accaduto. Fortunato ha confermato che “c’è un aumento preoccupante degli scavernamenti dovuti alla presenza di fauna selvatica, ma non abbiamo mai parlato di una qualche responsabilità degli animali, di cui non c’è prova – sottolinea – tanto meno delle nutrie, che data la loro natura di mammiferi semi-acquatici costruiscono la loro tana all’altezza del livello del fiume”. Oltre alle nutrie, Fortunato ha difeso anche l’Aipo: è “inutile cercare i colpevoli” per la rottura, perché “con 18 milioni l’anno semplicemente non si può fare la manutenzione degli argini” e “l’Aipo non ha l’autonomia di bilancio per poter intervenire in maniera strutturale”; inoltre “è impossibile garantire in maniera assoluta sicurezza su fenomeni naturali”, tanto che solo nella zona coinvolta “ci sono una decina di situazioni potenzialmente pericolose ogni anno”. La rete idrica “è sotto un controllo diffuso e generale, pur in una situazione critica di risorse” e “sorprende – afferma – la pressione mediatica”: coi “sindaci ci parlo regolarmente”, ma “dopo la rottura dell’argine è partita la caccia al colpevole”. Francesco Puma, segretario generale dell’Autorità di bacino del fiume Po, nella sua relazione alla commissione – ha sottolineato come “servono finanziamenti dedicati solo agli interventi complessi, oltre a quelli per la manutenzione”, dal momento che “dal 2001 non vige più la programmazione ordinaria ma solo quella straordinaria, quindi praticamente solo la gestione emergenziale”. Secondo Puma, comunque, “Panaro e Secchia sono da sempre considerati critici per la loro conformazione idrografica”, ma, accusa, “purtroppo solo gli eventi tragici convincono chi gestisce i bilanci a erogare i finanziamenti adeguati”.


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