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Alcolisti sempre piu’ giovani: si diffonde il “binge drinking”

Si abbassa di 10 anni l’età media in cui si inizia ad assumere alcolici e si diffonde il “binge drinking”. Il fenomeno sarà al centro del raduno nazionale degli Alcolisti Anonimi, al Palacongressi di Rimini da domani fino a domenica

Sono sempre più giovani le vittime dell’alcolismo. Tra un happy hour e l’altro bevono in eccesso fino a stordirsi soprattutto nel weekend, e non per gustare, ma solo per sballare. Il fenomeno ha un nome inglese, “binge drinking”, ed è uno dei segni del passaggio da un uso alimentare a uno “farmacologico” dell’alcol. Il problema è in crescita e per questo motivo sarà al centro del raduno nazionale degli Alcolisti Anonimi, che si svolgerà al Palacongressi di Rimini da domani e fino a domenica. I gruppi legati all’associazione, sparsi in tutta Italia, fanno da osservatorio privilegiato del fenomeno e confermano l’abbassamento di una decina d’anni dell’eta’ in cui si inizia ad assumere alcolici. Nell’ultimo rapporto dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanita’, circa un milione e 500.000 giovani tra gli 11 e 24 anni sono considerati consumatori ‘a rischio’. La meta’ di loro non e’ nemmeno maggiorenne. Il 41,7% dei ragazzi sotto i 18 anni e il 20,8% delle ragazze si ubriaca nel weekend. Sempre piu spesso, come per gli adulti, sono policonsumatori: all’abuso di alcol associano quello di stupefacenti.

Sandro si racconta

Ha iniziato con gli spinelli a 12 anni. La cocaina a 15. A 16 l’eroina. A 21, dopo tre anni di comunita’, ”ero convinto di aver sconfitto il male piu’ brutto: pero’ ho ignorato il pericolo rappresentato dall’alcol. Ho smesso di ‘farmi’, ma ero sempre ‘fatto’ di alcol”. Sandro ora ha 27 anni. Domani sara’ al raduno nazione di alcolisti anonimi, a Rimini fino a domenica. Un raduno che vuol parlare della nuova piaga dell’etilismo: l’alcol, che sempre piu’ giovani usano per sballare. Sandro ha accettato di raccontare la sua storia perche’ spera di aiutare quelli come lui. ”Per uno come me -spiega – un bicchiere e’ troppo, perche’ diecimila non sono abbastanza. Il mostro alcolico e’ sempre dentro di me”. Il ‘mostro’ e’ una fragilita’ che ha dentro, nata anche dal dolore di un fratello piu’ grande rovinato dall’eroina, portato via dalla cirrosi epatica. Ma non e’ solo questo. ”L’alcol non lo usavo solo per anestetizzare il dolore: lo usavo anche per premiarmi di una cosa bella, come un aumento sul lavoro. Era la mia medicina”. Oggi gli studi parlano di ragazzi che bevono per sballare, poliassuntori di diverse sostanze. Per Sandro, forse, l’alcol e’ la piu’ pericolosa. ”Perche’ la droga e’ droga. L’alcol vai la bar, prendi un bicchiere e stai tranquillo”. A 21 anni, uscito dalla comunita’, nonostante l’alcol il lavoro a Sandro infatti andava bene, la famiglia pure. Poi il bicchiere ha presentato il conto. ”Si erano ingialliti gli occhi, mancavano le forze. Mi ubriacavo tutti i giorni anche se non volevo”. Con la compagna il rapporto si era incrinato. C’era la coscienza di dover reagire, ma c’era anche la paura di ammettere un’altra sconfitta. Un giorno avvenne l’episodio che lo porto’ agli Alcolisti Anonimi. ”Ero in casa con mia mia moglie, imbiancavo. Ma dovevo bere. Ho finto di aver finito le sigarette. Uscendo ho scordato la latta della vernice aperta. Il piu’ grande dei miei figli l’ha presa e ha pennellato la faccia del piccolino”. Subito la moglie lo chiamo’ per correre al centro antiveleni. Ma in quel momento Sandro si fece ”schifo”. ”Mi vergogno, e fino a tre mesi fa non l’ho ammesso nemmeno con il mio gruppo: quando mia moglie mi ha chiamato, io prima di andare ho finito di bere”. Quel giorno, il piu’ buio, inizio’ la risalita. ”Ho capito che sono sempre stato alcolista, solo che a 15 anni non era il mio ‘sballo’ principale. Quando ho lasciato la droga, l’ho solo sostituita”. Sandro e’ anche ricaduto. ”Mio fratello mi e’ morto tra le braccia, e io ho bevuto”. Non lo dice per giustificarsi. Non vuole piu’ scuse. ”Ho avuto una vita difficile, ma non basta. Non voglio piu’ piangermi addosso”. Dice di volersi godere l’infanzia dei suoi bimbi, di quattro e cinque anni. E di voler aiutare ”i ragazzi che arrivano nel mio gruppo. Vedo in loro poca accettazione di se’ – spiega -. Non si accontentano delle piccole cose, vogliono sempre di piu’. Alla fine e’ normale che, se non accetti la tua realta’, evadi”. Invece ”Alcolisti anonimi non mi ha solo insegnato a mettere il tappo alla bottiglia. Mi ha insegnato che devo affrontare la vita – conclude – Oggi, se penso che uno ce l’abbia con me glielo chiedo, se ho voglia di piangere adesso non mi vergogno”. (fonte ANSA)


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