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Ad un mese dal sisma nuove scosse e afa non fermano l’Emilia che vuole ripartire

Dodici scosse nella notte, la più forte di magnitudo 3.5 alle 23.40. Ogni volta la terra che trema riporta la mente alle quattro e tre minuti del 20 maggio, una scossa di magnitudo 5.9, il terremoto che un mese fa ha portato paura e morte in Emilia con un copione che si è ripetuto la mattina del 29 maggio portando a 26 il numero delle vittime. Un bilancio tragico che si è aggravato il 12 giugno con la morte della giovane donna colpita da un malore e finita in coma dopo aver perso il bambino che portava in grembo. Sedici di quelle vittime hanno trovato la morte all’interno di capannoni industriali, simbolo di una terra produttiva e laboriosa. I morti del 20 maggio erano operai del turno di notte, molti di quelli del 29 avevano appena ripreso il lavoro. I crolli dei capannoni, prefabbricati che si sono accartocciati su se stessi, sono al vaglio delle Procure di Modena e Ferrara. Nella città estense sono 30 i nomi iscritti nel registro degli indagati. Compito dei giudici sarà quello di capire se siano state rispettate tutte le norme antisismiche e quelle inerenti la sicurezza sui luoghi di lavoro. Oltre a tante vite umane il terremoto ha messo in ginocchio moltissime realtà produttive, ferendo un territorio in cui meccanica, biomedicale e agroalimentare sono da sempre fiori all’occhiello e traino dell’economia. Economia che è stata ferita insieme ad un altro simbolo di queste terre: torri, castelli, chiese e campanili sono stati sfregiati o cancellati.
Oggi a un mese dal terremoto in Emilia Romagna gli sfollati sono 13.525, 9652 sono ospitati nelle tendopoli dove alla paura di nuove scosse sì è aggiunto il caldo rovente reso ancora più insopportabile dall’implacabile umidità che da sempre accompagna le estati della pianura padana. Un caldo contro il quale sono stati messi in campo 2000 condizionatori anche se non tutti i 37 campi hanno energia elettrica sufficiente a farli funzionare. Nonostante l’afa però tutti sembrano avere un unico vero obiettivo: tornare alla normalità. Finora sono stati controllati 11.333 edifici, di questi 4698 sono inagibili e 2658 lo sono parzialmente o temporaneamente. Il ritorno alla normalità passerà anche attraverso la regolare riapertura delle scuole: il 45% dei plessi scolastici è stato dichiarato agibile e il 38% lo sarà dopo gli interventi di ripristino, avviati per 152 istituti. Insieme alla scuole in autunno dovrebbero ripartire anche gli ospedali di Carpi e Mirandola.


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