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Accusa di omicidio colposo per bimba nata morta

Ha presentato denuncia per omicidio colposo il padre della bambina nata morta all’ospedale di Bentivoglio (Bologna) il 26 luglio, quasi sicuramente strangolata dal cordone ombelicale. La denuncia e’ stata portata oggi al Pm Alessandra Serra, che indaga per l’articolo 17 della legge sull’interruzione di gravidanza (194/1978) che si applica anche alla colpa professionale, dall’avvocato Alessandro Armaroli che assiste la famiglia della bambina. Il padre chiede, appunto, che il titolo di reato venga modificato in quello di omicidio colposo. La legge – ricorda tra l’altro la denuncia – considera solo le condotte di interruzione dello stato di gravidanza, che cagionino la morte del feto o la sua prematura espulsione. Per la vicenda il Pm ha già iscritto sul registro degli indagati nove nomi, quelli di tre medici e sei ostetriche. La madre della piccola, che ha altre tre figlie, a sua volta aveva presentato una denuncia subito dopo il fatto, poi era stata colpita da infarto probabilmente dovuto allo stress della situazione. Era stata ricoverata l’1 agosto in unità coronarica, nei giorni scorsi è stata dimessa. Nel pomeriggio c’è stato intanto il conferimento dell’ autopsia, che è stata poi eseguita. Il Pm ha nominato come consulenti Nicoletta Morganti, Roberto Nannini e Piero Pierfederici. La parte offesa ha nominato il medico legale Corrado Cipolla D’Abruzzo e il ginecologo Pietro Colombani. Per gli indagati sono stati nominati i medici legali Andrea Minarini e Sebastiano Merendino, il ginecologo Corrado Melega e l’anatomo patologo Arrigo Bondi. Il quesito posto dal Pm mira a conoscere la causa della morte, quali mezzi l’hanno provocata, la data e l’ora del decesso, se si possano ravvisare responsabilità dei sanitari. In particolare il magistrato chiede di valutare se nel periodo tra le 2.15 del 26 luglio (orario di ingresso), le 5.30 (orario in cui sono state avvertite le contrazioni in modo anomalo e venne chiamata l’ostetrica) e le 18.05 (orario dell’espulsione del feto) sia stato omesso il controllo del parto in atto, se vi siano stati indicatori di difficoltà e siano state messe in atto le pratiche necessarie all’assistenza al parto e se vi fossero elementi dai quali desumere la necessità di un taglio cesareo in urgenza, chi valutò questi elementi e se un diverso comportamento sanitario sarebbe stato sufficiente per garantire la vita alla nascitura.


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