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Abolizione delle province, per Beatrice Draghetti è un “sabotaggio”

Dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del riordino delle province, Bologna si prepara, non senza polemiche, a diventare Città metropolitana.

«Sabotaggio di un’auto in corsa»: così la Presidente della Provincia di Bologna Beatrice Draghetti commenta il Decreto del Governo Monti che a partire dal gennaio dell’anno prossimo, nel cammino che porterà all’istituzione della Città metropolitana nel 2014, la priverà della sua Giunta, lasciandola al governo di Palazzo Malvezzi assieme ad un massimo di tre consiglieri a cui potrà attribuire le deleghe fino a quel momento assegnate ai suoi otto assessori.
Da sola, la Draghetti sarà anche chiamata a redigere il bilancio di previsione entro il 30 maggio, pena la nomina di un commissario da parte del prefetto Angelo Tranfaglia che provvederà in via sostitutiva. Ed è già partito un soccorso bipartisan dei parlamentari locali per cercare di posticipare lo smantellamento della Giunta.
Infine, le elezioni –che il decreto del Governo vorrebbe a novembre– per determinare prima il Consiglio poi il Sindaco della Città metropolitana, secondo le modalità previste dallo Statuto su cui sta lavorando la Conferenza formata dalla stessa Draghetti e dai Primi Cittadini dei Comuni della Provincia.

E nell’attesa di definire i contenuti del documento, non tutti i Comuni fuori dal capoluogo stanno ad aspettare con le mani in mano.
Va avanti il progetto di fusione di Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno in Val Samoggia proposto dal Partito Democratico, con i cittadini che saranno chiamati ad esprimersi attraverso il referendum in programma per il 25 novembre.
Il discorso si fa un po’ più complicato per Imola, fra chi preferirebbe una sua annessione alla Grande Romagna e spera che diventi realtà l’ipotesi di un referendum consultivo che il Sindaco Daniele Manca ha ventilato al termine della stesura dello Statuto della Città metropolitana, e chi spinge per la costituzione di un comune unico che accorpi la Città del Grifo ad altre fra le dieci che fanno parte del Circondario.

Per alcuni, come il Popolo della Libertà e le liste civiche che hanno deciso di abbandonare l’assemblea dell’ente di via Boccaccio, diventerebbe un’opportunità per la dismissione di un ente che hanno sempre giudicato solamente come uno spreco.
Per altri, come l’indipendente Armando Manocchia che al contrario ha scelto di rimanerci, sarebbe un’occasione per superarlo dopo che il Comune unico avrà accorpato Imola e i consigli più piccoli, e razionalizzato le risorse umane ed economiche.


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