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5 Novembre: “Monopoli”, il gioco capitalista inventato da un disoccupato

monopoliCorre l’anno 1935 quando, proprio il 5 Novembre, la celebre casa editrice Parker Brothers pubblica la prima edizione del “Monopoli”, destinato ad entrare nel guinness dei primati (1999) come il gioco da tavolo “più giocato” al mondo (si calcola che su questa specie di “Gioco dell’Oca” in cui le caselle rappresentano immobili da vendere o acquistare, ed in cui si vince mandando in “bancarotta” gli avversari, si siano cimentate, dal 1935 ad oggi, fra 500 e 750 mila persone, fra cui probabilmente anche molti dei manager che hanno creato l’ultimo cataclisma finanziario che dagli Usa si è esteso a tutto il mondo). Può sembrare ulteriormente anacronistico anche il fatto che l’inventore del gioco più capitalistico del mondo sia stato in realtà un disoccupato, Charles B. Darrow. Quest’ultimo aveva elaborato l’idea del Monopoli fin dall’anno prima, il 1934, ma la Parker Brothers, a cui lo aveva proposto, in un primo tempo l’aveva respinto. Senza perdersi d’animo Darrow stampò in proprio le prime 5000 copie del gioco, e le mise in vendita in un negozio di Philapelphia. Le primissime (ed oggi pressoché introvabili) confezioni del “Monopoli” andarono letteralmente a ruba e si esaurirono in pochissimo tempo, tanto che la Parker Brothers fu indotta a ricredersi e ad accordarsi con lo stesso Darrow per lanciare il gioco su più vasta scala.
Da allora il “Monopoli” è divenuto un classico dei giochi “inter-generazionali” (giocabile e giocato sia da bambini che da adulti) ed ha avuto una costante fortuna, che forse soltanto ultimamente con l’avvento dei giochi elettronici si è un po’ attenuata.
Dall’America il “Monopoli” ha invaso “quasi” tutto il mondo, “quasi” tutto perché, dato il suo spiccato spirito capitalistico, il gioco fu vietato in taluni paesi comunisti: venne infatti proibito nell’Urss, e continua ad esserlo ancora oggi a Cuba.
Un particolare della storia del Monopoli, che forse non molti conoscono, riguarda l’origine dei toponimi (via, piazze, larghi, parchi, ecc.) che contraddistinguono le varie caselle del gioco: nella versione originale tali nomi erano tratti dallo stradario di Atlantic City (New Jersey); nelle edizioni europee si prese invece lo spunto da quelli delle principali capitali (Parigi, Londra, Berlino, ecc.). mentre per quanto riguarda l’edizione italiana, curata da Emilio Ceretti, si prese spunto dai nomi delle strade e delle piazze di Milano, la città dove Ceretti viveva ed aveva sede la casa che aveva ottenuto la licenza di riprodurre il gioco. “Parco della Vittoria” e “Via dei Giardini” che nel gioco sono le caselle (e le proprietà) di maggior valore, corrispondono infatti ad un parco effettivamente esistente a Milano (oggi intitolato al giornalista Indro Montanelli) ed alla via in cui abitava lo stesso Ceretti, il “traduttore” del gioco in italiano.

300 SIOUX CONDANNATI A MORTE

HANGINGIl 5 Novembre è una data che purtroppo non si abbina soltanto alla nascita di un gioco (v. il capitolo precedente sul “Monopoli”), ricorda anche una delle pagine più cupe e più triste della storia degli indiani nativi d’America. E’ il giorno in cui, nel 1862, un tribunale degli Stati Uniti condanna all’impiccagione ben 300 Sioux Santee, accusati di stupri ed omicidio di coloni bianchi.
Ciò che fece precipitare gli eventi in quell’anno terribile per i pellerossa, fu una carestia seguita al fallimento del raccolto precedente. I sussidi promessi dal governo federale agli indiani tardavano a giungere, ed i trafficanti locali non vollero più vendere cibo a credito ai Santee. Lo stesso agente federale cui si erano rivolti gli indiani Santee rispose loro che potevano anche “mangiarsi l’erba o i loro escrementi”. La disperazione dei Sioux si trasformò in rivolta, il 7 Agosto dello stesso anno. Un piccolo gruppo di Santee sterminò la famiglia di un agricoltore bianco. Altri gruppi attaccarono fattorie ed insediamenti bianchi lungo il corso del fiume Minnesota. Venne quindi preso d’assalto l’emporio federale. L’agente della riserva fu trovato ucciso con la bocca riempita d’erba. Alla fine si calcola che le vittime civili della rivolta indiana sia state fra 500 e 1000, in gran parte immigrati di origine tedesca (fra loro anche molte donne e molti bambini). L’intervento dell’esercito spense la ribellione, e le Corti Marziali emisero ben 300 condanne a morte di Sioux Santeee per “crimini di guerra”. Il presidente Abraham Lincoln graziò 284 di quei guerrieri, commutando la pena capitale, ma convalidò l’esecuzione dei restanti 38 Santee, che salirono sul patibolo tutti insieme il 26 Dicembre 1862 a Mankato (Minnesota) in quella che rimane a tutt’oggi la più grande esecuzione di massa nella storia degli Stati Uniti.
La rivolta dei Santee ne ispirò comunque altre, come quella dei Teton di “Nuvola Rossa”, che coinvolse anche Cheyenne e Arapaho, tenendo in scacco l’esercito Usa, e costringendo in governo ad un trattato più favorevole per gli indiana (il Trattato di Fort Laramie) sei anni dopo, nel 1868.
Fra il 1875 ed il 1876 si registrò infine l’ultimo atto della resistenza indiana, che vide come protagonisti anche i Teton Sioux, i Cheyenne ed anche alcuni reduci dell’originaria rivolta dei Santee del Minnesota, guidati dal mai domo Inkpaduta; resistenza che culminò nel massacro del 7° Cavalleggeri di Custer a Little Big Horn, la più grande vittoria militare ottenuta dagli indiani americani sull’esercito statunitense.
Lo sterminio del bisonte (principale fonte di sostentamento degli indiani) e l’impari lotta non solo con l’esercito americano, ma anche con la tecnologia e le risorse dei bianchi, costrinse però negli anni successivi tutti i Sioux a capitolare definitivamente ed a ritirarsi stremati ed affamati nelle riserve. Ma anche lì, il loro calvario non ebbe fine. Poco prima dell’ultimo giorno dell’anno, il 1890, lo stesso 7° Cavalleria volle vendicare Custer ed i commilitoni morti a Little Big Horn, trucidando un intero villaggio di indiani Mineconjou, per lo più sbandati, anziani, donne e bambini, sulla sponda ghiacciata del torrente Wounded Knee. Fu una carneficina di inaudita ferocia. Si narra di indiani smembrati e di teste, gambe e mani issate come trofeo sulle baionette e sulle sciabole dei soldati americani. Un ultimo capitolo di quella che fu di fatto una “pulizia etnica” su vasta scala, durata quasi tre secoli, da quando il primo “bianco” mise piede sul continente americano.

LA PRIMA SCHEDA ELETTORALE DI UNA DONNA (MULTATA DI 100 DOLLARI)

SUSANAltri fatti da annotare sul calendario, alla data del 5 Novembre, riguardano, nel 1872, il primo voto posto da una donna all’interno di un’urna elettorale degli Stati Uniti. A compiere il gesto è la suffragetta Susan B. Anthony. La sua in realtà è una provocazione ed una violazione della legge, che ancora non consente alle donne di votare, per questo sarà multata di 100 dollari; nel 2006 l’ex dittatore iracheno Saddam Hussein viene condannato a morte nel processo di primo grado; ed infine nel 2008, questo è il giorno in cui Barack Obama viene eletto 44° Presidente degli Stati Uniti d’America; è anche il primo afroamericano ad occupare la massima carica degli Usa.

LA PRIMA RADIOGRAFIA DELLA STORIA

RADIOGRAFIAE’ la mano del suo stesso inventore, la prima radiografia eseguita al mondo, proprio il 5 Novembre, nel 1895. La mano che mostra in trasparenza tutte le proporie ossa, falangi, falangette e la sagoma di un anello, è quella di Wilhelm Conrad Rontgen, il fisico tedesco che per primo si accorse che un particolare tipo di raggi catodici, da lui chiamati “raggi X” perchè non erano visibili, riusciva ad attraversare un corpo umano e ad impremere un’immagine su un foglio di carta sensibile. Rontgen, che per questa scoperta ottenne il premio Nobel per la fisica (1901), non volle brevettare tale tecnica, per favorirne la divulgazione in tutto il mondo.

COMPLEANNI E LUTTI

Il 5 Novembre nascono l’attrice Vivien Leigh (1913), il commediografo Sam Shepard (1943), il cantautore italiano Pierangelo Bertoli (1942) e il cantante rock Bryan Adams (1959); nello stesso giorno muiono invece il grande pianista ucraino Vladimir Horowith (1989) e il regista francese Jean Eustache (1981).


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