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29 Ottobre: dall’ultimo discendente di Barbarossa ai patrioti napoletani, tanto lavoro per il boia

CorradinovienedecapitatoaNapoliUn giorno di gran lavoro per il boia, il 29 Ottobre; la storia registra infatti un’impressionante coincidenza di “esecuzioni capitali” in questo stesso giorno: nel 1268 viene decapitato a Napoli Corradino di Svevia, nel 1618 a Londra finisce sotto la mannaia del boia Sir Walter Raleigh; nel 1799 a Napoli viene i Borboni fanno impiccare il medico patriota Domenico Cirillo; ed infine, nel 1901, viene giustiziato sulla sedia elettrica Leon Czolgosz che aveva assassinato il presidente William McKinley.

L’ULTIMO DISCENDENTE DI BARBAROSSA E FEDERICO II

Corrado V di Svevia, detto Corradino, va incontro al suo destino sul litorale laziale nei pressi di Nettuno, tradito da un notabile locale, Giovanni Frangipane, che lo consegna al suo nemico, Carlo d’Angiò.
Corradino, che aveva vissuto gran parte della sua fanciullezza e dell’adolescenza lontano dall’Italia, vi era ritornato alla morte dello zio, Manfredi, che ne aveva prima usurpato, e quindi perso il trono, sconfitto e ucciso da Carlo I d’Angiò nella battaglia di Benevento.
Corradino, che è l’ultimo discendente di Barbarossa e di Federico II, torna in Italia per rivendicare il proprio regno. Inizialmente la sua calata in Italia è quasi trionfale: Corradino, preceduto dalla fama di saggezza e di valori cavallereschi ereditati dal nonno Federico II, riceve grandi accoglienze a Verona ed il pieno appoggio dalla Repubblica di Pisa. Riuscirà anche nell’impresa che non era stato in grado di compiere Federico II: entrare trionfalmente in Roma. Mentre la gente di Roma l’acclamava, il Papa si rifugiava però a Viterbo, da dove cominciò ad ordire un’intensa trama anti-Sveva. Come il nonno, Corradino si trova di fronte al dilemma di porre fine allostilità della curia cattolica facendo prigioniero il papa, oppure continuare a perseguire i suoi obiettivi militari e politici tollerando l’ostilità religiosa del clero e del Papa che, da Viterbo, l’apostrofa come odioso basilisco, mostruoso parto della stirpe del drago, anticristo, gli stessi epiteti che erano stati rivolti ai suoi avi. Corradino sceglie la seconda via, ed andrà ad affrontare in campo aperto Carlo d’Angiò presso Surcola Marsicana, nello scontro reso famoso da Dante Alighieri come la “Battaglia di Tagliacozzo”, che lo stesso Carlo d’Angiò vincerà con un astuto stratagemma: fa indossare ad un nobile le sue vesti e le sue insegne, quando costui viene colpito a morte, l’esercito ghibellino di Corradino pensa di avere la vittoria in pugno e si lancia disordinatamente all’inseguimento dei guelfi che fingono di ritirarsi. Ma ad attenderlo c’è la cavalleria angioina, 800 cavalieri, che farà strage dell’ormai disunito esercito ghibellino di Corradino. Quest’ultimo, sconfitto, risale verso Roma, in fuga, intenzionato a raggiungere la città alleata di Pisa. Ma come si è detto fu tradito, catturato, e tradotto a Napoli in catene. Dopo un processo sommario fu condannato a morte per il crimine di maiestatis, cioè di infedeltà all’usurpatore francese, crimine di cui Corradino era palesemente innocente, tant’è che lo stesso Carlo d’Angiò si dimostrò alquanto titubante nel far eseguire la condanna. A sciogliere le sue riserve fu un messaggio dello stesso Papa Clemente IV, che Corradino aveva “risparmiato” quando era nelle condizioni di renderlo inoffensivo: “Mors Corradini, Vita Caroli – scrisse il Papa al Carlo d’Angiò – Vita Corradini, mors Caroli” (“Se muore Corradino, Carlo vive; se vive Corradino, Carlo muore”). Corradino fu così decapitato in Campo Moricino (l’attuale Piazza del Mercato di Napoli) il 29 Ottobre 1268. Le sue spoglie ora riposano nella Chiesa di Santa Maria del Carmine, dove c’è una sua pregevole statua, alla base della quale si legge l’iscrizione “l’ultimo degli Hohenstaufen”, anche se ciò è vero solo in parte, in quanto gli sopravvisse uno zio, Enzo, figlio di Federico II, tenuto in perpetua prigionia dai bolognesi fino alla sua morte avvenuta nel 1272, quattro anni dopo quella di Corradino.
Ancora oggi al Carmine, in virtù del lascito della madre, vanamente accorsa a Napoli per riscattarlo, vien detta annualmente una messa in suffragio di Corradino di Svevia. Dopo l’8 settembre 1943, i monaci del Carmine dovettero occultarne le spoglie di cui Hitler aveva disposto il “ritorno” in Germania

LA MORTE DI SIR RALEIGH ED IL MISTERO DELLA COLONIA SPARITA

SIR WALTER RALEIGHNavigatore, esploratore, corsaro: in una parola “avventuriero”. Questo fu sir Walter Raleigh, nato a Londra nel 1552, che finì anticipatamente i suoi giorni sotto la scure del boia il 29 Ottobre 1618. Venne accusato di una presunta cospirazione contro re Giacomo I d’Inghilterra; in realtà a farlo cadere in disgrazia furono soprattutto gli ingenti debiti che contrasse per organizzare rovinose spedizioni navali nelle Americhe. A lui si deve fra l’altro l’importazione in Irlanda delle prime piante di patata e di tabacco. Sir Walter Raileigh fondò anche la seconda colonia inglese nelle Americhe, nell’Isola di Roanoke (la prima fu quella di San Giovanni di Terranova). Una colonia che ebbe però una fine tragica e misteriora. Dopo la sua fondazione, mentre Raleigh navigava altrove ci furono contrasti con i nativi. Gli inglesi uccisero il loro capo. E quando sir Francis Drake, dopo quale tempo, gettò l’ancora a Roanoke, trovò pochi superstiti stremati dalla fame e dagli stenti per fronteggiare i nativi. Drake lasciò allora 15 uomini a difendere la colonia. Ma quando una seconda spedizione organizzata da Raleigh tornò a Roanoke, di quei 15 uomini erano rimaste solo le ossa.
Con questa seconda spedizione sbarcarono 117 persone, compresa Eleanor la figlia del comandante John White. La ragazza era incinta e poche settimane dopo diede alla luce la prima bambina inglese nata nelle Americhe. Ma non fu un fausto presagio. Della colonia infatti si perse poi ogni notizia. Raleigh mandò altre navi, che trovarono la colonia completamente deserta. Dei 117 abitanti nessuna traccia, tranne una palizzata costruita attorno al villaggio, e su una trave di essa la scritta “Croatoan”, il nome di un’isola vicina. Ma il fallimento e l’incarcerazione di Walter Raleigh impedirono di organizzare altre spedizioni di soccorso per rintracciare i 117 coloni inglesi, spariti letteralmente nel nulla, lasciando dietro di loro solo quella scritta (Croatoan) ed il sangue della testa mozzata di sir Raleigh sul ceppo della torre di Londra.

IL MEDICO DI CORTE, CHE VOLTO’ LE SPALLE AL POTERE

Domenico CirilloAmato dal popolo napoletano, Domenico Cirillo, il medico di corte dei Borbone, che fu anche “medico dei poveri” e fervente patriota, finì i suoi giorni appeso al cappio il 29 Ottobre 1799, nella stessa Piazza del Mercato di Napoli, che cinque secoli prima aveva visto la decapitazione di Corradino di Svevia. Ad essergli fatale furono le sue idee rivoluzionarie e libertarie, e la partecipazione alla breve vita della Repubblica Partenopea. Domenico Cirillo aveva assunto le sue idee illuministe e repubblicane dalla massoneria alla quale aveva aderito. Era conosciuto come filantropo. Della sua professione di medico, soleva dire “l’arte salutare deve esercitarsi a sollievo della misera umanità e non come strumento per procacciarsi ricchezze”. Fu anche scienziato di spessore, in campo botanico oltre che medico (fece studi particolari sulle malattie veneree). Quando ci fu la restaurazione borbonica, le sue idee giacobine lo portarono in prigione ed alla condanna a morte. Data la sua popolarità ed il suo spessore scientifico (era stato anche medico di corte degli stessi Borbone) gli fu offerta la grazia se avesse rinnegato il suo ideale massonico e repubblicano ed avesse giurato fedeltà alla corona borbonica. Cirillo rifiutò, ed il 29 Ottobre 1799 salì la scale del patibolo assieme ad altri patrioti della Repubblica Napoletana, Mario Pagano, Ignazio Ciaia e Vincenzo Russo.

L’IMPRENDITORE SVIZZERO CHE DIVENTO’ POVERO PER DAR VITA ALLA CROCE ROSSA

henry-dunantIl 29Ottobre 1863 viene ratificata formalmente a Ginevra la Carta Fondamentale della Croce Rossa, atto costitutivo del grande organismo umanitario internazionale, firmato allora da 16 nazioni, (oggi sono 186) che raccolsero l’idea lanciata dall’imprenditore filantropo svizzero Jean Henri Dunant, nel libro in cui aveva narrato la terribile esperienza della battaglia di Solferino che lasciò sul suolo più di 40mila soldati, di ambo le parti, morti o feriti, ed evidenziò la necessità di un’organizzazione che potesse offrire soccorso e cure ai feriti di tutte le guerre e di tutti gli eserciti. Dunant si era trovato quasi per caso a Solferino. Stava cercando di raggiungere Napoleone III per sottoporgli un progetto imprenditoriale. Giunto a Solferino proprio mentre era in corso la battaglia, si trovò coinvolto nell’organizzazione dei soccorsi, con i pochi medici francesi presenti e con il generoso aiuto della popolazione locale. In quel frangente Dunant diede prova di essere un eccellente organizzatore, dotato di infaticabile abnegazione. Fu in quella occasione che gli venne l’idea di creare una struttura stabile di soccorso. L’idea di Dunant fu raccolta da altri cinque cittadini svizzeri: un giurista Guastave Moynier, un generale Henry Dufur e due medici Louis Appia e Theodore Maunoir, che costituirono il primo Comitato di Soccorso dei Militari Feriti, che fu il “seme” della futura Croce Rossa Internazionale, nata anche grazie all’impegno di personaggi come Victor Hugo, Charles Dickens, e Florence Nightingale.. Il comune denominatore di molti promotori originari della Croce Rossa, e dello stesso Dunant, fu l’appartenenza alla massoneria. Purtroppo l’impegno umanitario e filantropico portò Dunant a trascurare gli affari della sua azienda che finì in bancarotta. Lui stesso terminò i suoi giorni in dignitosa povertà a Parigi, continuando ad impegnarsi, anche con pochissimi mezzi, per il prossimo.

IL PIU’ ANZIANO CITTADINO DELLO SPAZIO

john-glennFra gli altri fatti annotati dalla storia con la data del 29 Ottobre, ricordiamo nel 1945 la messa in vendita della prima “penna a sfera” in un grande magazzino di New York. Il catalogo di allora indica che costava 12,50 dollari, una discreta sommetta.
John_Glenn_Mercury_(small)Nel 1998 lo Space Shuttle Discovery decolla con a bordo il 77enne John Glenn che era stato anche il primo astronauta americano a volare su una navicella Mercury attorno alla terra, il 20 febbraio 1962 (preceduto dal russo Gagarin, l’anno prima). Con il suo ritorno nello spazio, Glenn diventa anche il più “anziano” cosmonauta della storia.

COMPLEANNI E LUTTI

Il 29 Ottobre fa parte della data di nascita della modella e campionessa di nuoto Amanda Beard (1981), del cantante Rino Gaetano (1950), del gerarca nazista Joseph Goebels (1897), del cantante Fausto Leali (1944), dell’attrice comica Luciana Littizzetto (1964), dell’attrice Winona Ryder (1971) nome che significa “primogenita” nella lingua indiana dei Lakota; mentre, sempre il 29 Ottobre, segna l’addio terreno del poeta e cantautore francese Georges Brassens (1961) e del giornalista ed editore Joseph Pulitzer (1911) nel cui nome viene ancora oggi assegnato il massimo premio giornalistico americano.


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