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29 Giugno 1967: addio “Gigante buono”, Carnera il pugile che amava Dante

Era alto più di due metri, per 120 chilogrammi: un gigante del cuore, oltre che dei muscoli. Primo Carnera, il primo pugile italiano ad aver vinto il più prestigioso titolo mondiale della boxe, quello dei pesi massimi, moriva il 29 Giugno 1967, quasi nello stesso giorno in cui 34 anni prima aveva vinto il titolo iridato (battendo a New York l’americano Jack Sharkey in 6 riprese).

Quella di Carnera è una vicenda sportiva ricca di tratti umani a di poco commoventi. Quando la sua carriera di pugile iniziò a declinare Primo Carnerà non esitò a dichiarare “Ho preso tanti pugni nella mia vita, veramente tanti… ma lo rifarei perché tutti i pugni che ho preso sono serviti a far studiare i miei figli… “, figli che riuscì a far laureare in medicina.
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Di lui, un paio di anni fa, in occasione della prima del film di Renzo Martinelli su suo padre, la figlia Giovanna Maria, che fa la psicologa negli Usa, ebbe a dire: “…ci ha trasmesso la dedizione e la cura verso gli altri. Ci ha insegnato che nessuno rimane in cima per sempre e che il vero carattere di una persona si giudica da come affronta la discesa. Era un uomo dolcissimo e tenero. So che il regime fascista lo elesse a icona, ma la verità è che il regime usò mio padre, come usava ogni sportivo di quei tempi. Papà non è mai stato fascista e non apparteneva a nessun partito politico”.

In effetti il regime si impossessò immediatamente dei suoi successi, facendo divenire Carnera un simbolo incarnato della forza dell’Italia fascista. Vollero che divenisse una star non solo dello sport, ma anche del cinema del Ventennio (Carnera, infatti, interpretò in quel periodo vari film: da “L’idolo delle donne” (1933) con Myrna Loy, Jack Dempsey e lo stesso Max Baer, alla “Corona di ferro” (1941), con Gino Cervi, Massimo Girotti, Luisa Ferida, Osvaldo Valenti e Paolo Stoppa; divenne anche testimonial pubblicitario di grandi marchi, come “Punt e Mes”, “Zanussi”, “Necchi”).

E pensare che Primo Carnera in realtà del pugilato inizialmente non ne voleva proprio sapere. Quando era ragazzo (emigrante in Francia) si vedeva nel futuro come un provetto falegname piuttosto che come un pugile. Furono le insistenze di uno zio che lo ospitava in Francia a spingerlo verso i primi ring di periferia, passando anche per l’arena di un circo in cui si esibiva come lottatore.

Con la sua mole (ed anche con la sua intelligenza) la carriera decollò immediatamente. Già al primo incontro “massacrò” un famoso dilettante locale. Quasi il presagio del dramma che vivrà qualche anno dopo, nel Febbraio del 1933, quando un suo rivale, Ernie Schaaf, morirà per i postumi dell’incontro contro di lui, lasciando Carnera profondamente turbato.

Quello che veniva definito dalla propaganda “L’Uomo più forte del mondo”, aveva in realtà un animo estremamente sensibile, e coltivava insospettati interessi per la lirica e la poesia (recitava a memoria interi canti del suo poeta preferito, Dante Alighieri).
Ne ha dato conferma la stessa figlia Giovanna Maria alla già citata presentazione del film biografico “Carnera: The Walking Mountain” (avvenuta nel 2008 nel mitico Madison Square Garden di New York): “Adoravo mio padre – ha detto in quella occasione – ero rapita dal suo coraggio e dalla sua forza, sia fisica sia spirituale. Amava la letteratura classica, l’arte e l’opera. Cercava sempre di migliorarsi e ha voluto fortemente che mio fratello e io studiassimo. Quando mi sono diplomata a Los Angeles, si trovava in Australia e mi ha mandato un telegramma e un mazzo di rose rosse, scusandosi di non poter essere con me. Mentre ricevevo il mio diploma, ho cercato mia mamma seduta in prima fila e vicino a lei c’era mio padre. Aveva fatto il viaggio dall’Australia a Los Angeles per assistere alla cerimonia. Poi ripartì quella sera stessa

La sua parabola discendente cominciò verso la fine degli Anni Trenta, con una serie di rovinose sconfitte contro l’americano Max Baer, il rumeno Joseph Zupan, ed una serie di pugili meno conosciuti.

Nel frattempo gli viene diagnosticato il diabete, e gli viene tolto un rene. Ma “Il Gigante” non si arrende, vuole restare sul ring, ed accetta di farlo come “wrestler”, dove rinverdisce la sua fama con un crescente successo di pubblico. Torna anche al cinema ed allo spettacolo. Girerà in tutto quindici film, tra cui “Ercole e la regina di Lidia“, “Il tallone di Achille” ed altri ancora, in più una tournée di varietà con Renato Rascel, formando un incredibile coppia, lui “il Gigante”, Rascel “Il picoletto”.

Tutto questo per assicurare un futuro ai suoi figli, e per esaudire alcuni sogni della sua vita: viaggiare, aprile un ristorante ed un negozio di liquori. Ma non dimenticherà mai le sue umili origini e le persone più svantaggiare, istituendo una “Fondazione Carnera” per finanziare iniziative sociali ed umanitarie.

Dopo la guerra – già minato dalla cirrosi epatica – Primo Carnera tornerà in Italia, accolto da accuse di compromissione con il passato regime fascista. Ben presto però l’opinione pubblica comprende che si tratta di accuse ingiuste e che Primo Carnera era stato semplicemente la vittima dell’ingranaggio della propaganda mussoliniana. Superata questa difficile prova, Carnera trova la forza di tornare sul ring. I suoi due ultimi match, in Italia, saranno contro il campione europeo dei mediomassimi Luigi Musina. Li perderà entrambi, e si ritirerà definitivamente dalla boxe.

Nel Maggio del 1967 torna nel suo paese natale, Sequals, in provincia di Pordenone (a 40 km da Udine), dove morirà appena un mese dopo per l’aggravarsi della sua malattia al fegato.

I suoi ultimi giorni non furono del tutto sereni (a parte la sofferenza per la malattia). Fino all’ultimo infatti fece di tutto per respingere le accuse di combine che il film del 1956, “Il colosso di argilla”, con Humprey Bogart, avevano gettato sulla sua carriera.

Tutti comunque ancora oggi concordano sulk fatto che Primo Carnera fosse in ogni caso estraneo ad ogni macchinazione dei suoi manager. Non si rese mai conto di ciò che avveniva alle sue spalle. Era un gigante buono in tutti i sensi, senza alcuna malizia né ipocrisia: “troppo buono” per restare campione. “Devi essere più cattivo”, gli dicevano dall’angolo del ring. Ma Carnera non ci riuscì mai, fino alla fine.
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AGENDA STORICA DEL 29 GIUGNO

1880: la Francia rivendica l’annessione di Tahiti.

1934: E’ la “Notte dei Lunghi Coltelli” in Baviera. Hitler si libera con la forza dei vertici della Sturmabteilung che si oppongono alla sua leadership nel partito nazista.

1964: La IBM lancia il primo word processor: permette ad una macchina da scrivere di memorizzare testi sul nastro magnetico di un computer.

1986: L’Argentina, con Diego Armando Maradona in campo, vince il titolo mondiale di calcio, battendo la Germania per 3 a 2.

1995: Lo Space Shuttle Atlantis raggiunge e si aggancia alla stazione spaziale russa Mir. E’ l’inizio della nuova stagione di collaborazione spaziale fra Usa e Russia.

2007: Entra in commercio, dapprima negli Usa, l’iPhone, il rivoluzionario telefono della Apple.

2008: Finale del Campionato Europeo di calcio: la Spagna batte la Germania per 1 a 0, con un gol di Fernando Torres.

2009: Un vagone cisterna di Gpl esplode mentre il convoglio ferroviario con cui viaggia sta attraversando un quartiere abitato di Viareggio. L’esplosione devasta le case ed ogni altra cosa in un raggio di 200 metri. Le vittime saranno 32, i feriti 25.
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COMPLEANNI E LUTTI

Il 29 Giugno nascono Giacomo Leopardi (1798-1837), lo scrittore e aviatore francese Antoine De Saint Exupery (1900-1944), l’attuale presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano (1925), la giornalista scrittrice Oriana Fallaci (1929-2006), il comico Paolo Cevoli (1958) e la cantante statunitense Nicole Scherzinger (1978).

Nello stesso giorno ci lasciano per sempre la poetessa inglese Elizabeth Barrett Browning (18061891), il pittore tedesco Paul Klee (1879-1891) ed il pugile Primo Carnera (1906-1967).


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