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29 Dicembre: una scia di sangue dall’Abbazia di Canterbury a Wounded Knee

29 Dicembre 1170: qualche tempo prima Enrico II si era lasciato sfuggire un’espressione del tipo “Chi mi libererà da quel prete turbolento?!?”. Quel prete era Thomas Becket, l’arcivescovo di Canterbury, una volta suo intimo amico (era stato il suo Lord Cancelliere), divenuto poi suo critico severo quando lo stesso Enrico cominciò una politica di ridimensionamento dei privilegi del clero (uno dei motivi di maggior contrasto fu la volontà del re di sottomettere i preti che avessero commesso reati ad un giudizio regolare e non a quello di un tribunale ecclesiastico). Qualcuno a corte prese sul serio quella frase dovuta ad un momento di frustrazione ed esasperazione del re: quattro cavalieri, pensando di interpretare i desideri e gli interessi della corona, colpirono a morte l’arcivescovo presso l’altare della Vergine Maria all’interno della stessa cattedrale di Canterbury. Fu un vero massacro. Il prelato venne dilaniato a colpi di spadra e di ascia. Enrico II negò sempre di essere stato il mandante di quell’esecuzione; la Chiesa dapprima non gli credette, ma poi lo assolse completamente nel maggio del 1172. Anche allora era di moda la realpolitik
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UN COLPO SPARATO PER SBAGLIO, E SI SCATENO’ L’INFERNO

WoundedKneeMasacreUn colpo di fucile partito per caso, il 29 Dicembre 1890, segnò la condanna a morte di 200 indiani Sioux, sterminati dall’esercito statunitense al quale si stavano arrendendo a Wounded Knee nel South Dokota. Si trattava di un gruppo di nativi americani della tribù Sioux Teton che era fuggito dalla riserva indiana di Pine Ridge, cercando nuove terre libere dall’uomo bianco in cui rifondare la loro nazione ed il culto della “danza degli spiriti”. Li guidava lo sciamano-predicatore Wovoka ed il capo Big Foot, gravemente malato pressoché moribondo. Con la “danza degli spiriti” gli Sioux credevano che, ballando, sarebbero diventati insensibili ai proiettili dei bianchi, praticamente immuni, e sarebbero così potuti tornare ai tempi del “bisonte”.
Ma la danza non li protesse affatto dai 500 soldati del settimo reggimento cavaleggeri, lo stesso reggimento portato al massacro dal generale Custer 14 anni prima a Little Big Horn, dove fu sconfitto dalla coalizione indiana di Cavallo Pazzo e Toro Seduto. Si trattava quindi di un reggimento ancora assetato di vendetta. I cavaleggeri statunitensi questa volta avevano con loro anche le micidiali mitragliatrici Hotchkiss, ed è principalmente con quelle che venne perpetrata la strage.
I fuggitivi di capo Big Foot erano stati raggiunti e circondati a Wounded Knee. Consapevoli che per loro non c’era scampo (la piana era oltretutto sommersa dalla neve, ed il gelo rendeva impensabile ogni proposito di fuga ed ogni speranza di sopravvivenza), si erano arresi. Però gli uomini del Settimo Cavaleggeri non aspettavano altro che un pretesto per dare libero sfogo alla loro voglia di vendetta. Ed il pretesto, secondo il racconto del capo Alce Nero, fu fornito da un indiano di nome Uccello Giallo che lasciò inavvertitamente partire un colpo dal suo fucile mentre lo stava consegnando ad un ufficiale americano. Il militare cadde morto al suolo, e si scatenò l’inferno. In poco tempo quasi l’intero gruppo dei nativi, compresi anziani, donne e bambini, fu massacrato. Nell’orgia di furore dei soldati americani, morirono anche venticinque cavaleggeri, uccisi probabilmente dal fuoco dei loro stessi compagni.
I pochi indiani scampati furono ammassati il giorno dopo in un villaggio vicino, nella chiesa ancora addobbata per il Natale; fra le decorazioni c’era anche una ghirlanda con la scritta “Pace in terra agli uomini di buona volontà”. Una scritta surreale e stridente nei confronti di quello che i poveri indiani sopravvissuti avevano subìto il giorno prima a Wounded Knee.
La primavera successiva l’esercito tornò sul luogo della strage per seppellire i morti in una fossa comune: se ne contarono allora 144, di cui circa la metà (60) donne e bambini.
Ancora oggi c’è un cartello a Wounded Knee che ricorda quel drammatico 29 Dicembre 1890. Sull’intestazione c’è la scritta “Battle of Wounded Knee”, Battaglia di Wounded Knee, ricordando che quello fu l’ultimo scontro armato fra i nativi americani e l’esercito degli Stati Uniti. Ma qualcuno, consapevole della sproporzione delle forze in campo e della realtà storica di ciò che accadde a Wounded Knee, ha sovrascritto alla parola “battle” la definizione forse più giusta di quella vicenda: “massacre”.
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I RUGBYSTI SI AIUTANO ANCHE DOPO MORTI

Andes1Un’altra storia raccapricciante legata al 29 Dicembre ci riporta al 1972: in una conferenza stampa i membri di una squadra uruguaiana di rugby scampati ad un disastro aereo sulle Ande, ammettono che per sopravvivere in attesa dei soccorsi erano stati costretti a cibarsi della carne dei loro compagni morti. La vicenda suscitò parecchio scalpore, ed anche macabre manifestazioni di “colore”, come una serie di adesivi con la scritta “I giocatori di rugby mangiano la loro morte”. Fece sensazione anche la dichiarazione di un membro di quella squadra: “Se fossimo stati giocatori di calcio, saremmo morti!”
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AGENDA STORICA DEL 29 DICEMBRE
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DALLA PRIMA STAZIONE TV ALL’INFERMIERE CHE ODIAVA E UCCIDEVA GLI ANZIANI

Il 29 Dicembre 1949, nasce la prima stazione televisiva americana in grado di trasmettere una programmazione giornaliera in UHF. Il nome (impronunciabile) di quella prima stazione è “KC2XAK”, da Bridgeport nel Connecticut.

Fra gli altri fatti storici registrati il 29 Dicembre si ricorda lo scoppio di una bomba all’aeroporto “la Guardia” di New York, nel 1975, bomba che provocò molti feriti e uccise 11 persone.

BridgesIl 29 Dicembre 1993 finisce nei guai l’ex bambino prodigio della Tv, Todd Bridges, interprete della serie di telefilm “Different Strokes” (andata in onda in Italia con il nome del protagonista “Arnold”), arrestato per possesso di metanfetamine.

Il 29 Dicembre 1997 un infermiere del Vermillion Country Hospital di Newport finisce sulle prime pagine di tutti i giornali americani, con l’accusa di aver ucciso con iniezioni letali sei pazienti dell’ospedale in cui lavorava, e con il forte sospetto di aver compiuto almeno altri 100 omicidi simili, iniettando nelle loro vene cloruro di potassio. Pare che avesse un’antipatia particolare per gli anziani, che erano le sue vittime predilette. L’inchiesta verificò che durante i suoi turni di lavoro l’incidenza della mortalità nell’ospedale era di un decesso ogni 23 ore, mentre quando quell’infermiere (Orville Lynn Mayors, il suo nome) non era al lavoro, i decessi si verificavano solo uno ogni 551 ore.

Infine il 29 Dicembre 2006 segna probabilmente l’ultimo atto della Seconda Guerra Mondiale. E’ un atto finanziario: il Regno Unito termina in quel giorno di restituire il prestito “lend lease” di 42,5 milioni di sterline che gli Usa gli avevano fatto per aiutarlo a sostenere l’impegno bellico contro Hitler.
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COMPLEANNI E LUTTI

Hanno in comune il 29 Dicembre come data di nascita: l’inventore americano del pneumatico Charles Goodyear (1800-1860), il compositore rumeno Roman Vlad (1919), il testimone dell’olocausto Shlomo Venezia (1923), l’attore-regista americano Jon Voight (1938), l’attore italiano Leo de Berardinis (1939-2008) ed il fumettista Guido Silvestri (1952) il papà di Lupo Alberto.
Condividono invece lo stesso giorno come data della loro morte lo scrittore ceco Rainer Maria Rilke (1875-1026), il regista russo Andrej Tarkowskij (1932-1986), l’anarchica e medico russo Anna Kuliscioff (1855-1925) compagna di Filippo Turati e fra i fondatori del Partito Socialista Italiano, ed il giornalista Luigi Albertini (1871-1941) storico direttore del Corriere della Sera.


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