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27-28 Gennaio: tragedie spaziali

27 Gennaio 1967, il rogo di tre astronauti americani nella capsula Apollo Uno sulla rampa di lancio; 28 Gennaio 1986, l’esplosione e la morte dei 7 membri dell’equipaggio dello Shuttle Challenger 75 secondi dopo il decollo. Questi due tragici e contigui giorni di gennaio sono a tutt’oggi le date più infauste dell’avventura dell’uomo nello spazio. Rappresentano infatti nell’ordine il primo incidente mortale e la più grande tragedia, in bilancio di vite umane, della storia spaziale.

Il dramma dell’Apollo Uno, nel 1967, sconvolse tutto il mondo, anche perché si trattava della prima missione del programma destinato a portare l’uomo sulla Luna. C’erano quindi grandi aspettative ed un’enorme frenesia dei mezzi di informazione attorno a quel primo lancio della serie Apollo. Aspettative che furono duramente frustrate dalla disgrazia avvenuta nel corso dell’ultima simulazione della partenza, con i tre astronauti a bordo.
Edward White, Virgin Grissom e Roger Chaffee erano appena stati chiusi nella capsula Apollo, vincolati con le cinture di sicurezza ai loro sedili in posizione di lancio. Sotto di loro l’immensa mole del più grande razzo vettore costruito dalla Nasa, il Saturno 1-B, che svetta sulla rampa principale della base di Cape Canaveral. Alle 6 del pomeriggio la tragedia: un scintilla improvvisa innesca l’incendio dell’ossigeno puro dell’atmosfera pressurizzata della navicella. Nel giro di un minuto si sviluppa una temperatura interna di 2500 gradi. Per i tre astronauti non c’è scampo. Una morte orrenda.

Oltre al dolore per la morte dell’equipaggio ed all’impatto psicologico negativo sul futuro del programma Apollo, cominciato nel peggiore dei modi, l’incidente di quel drammatico 27 Gennaio indusse la Nasa ad un serio ripensamento dei propri sistemi di sicurezza. Alle navicelle lunari del programma Apollo vennero apportate oltre 32mila modifiche, che comportarono un ritardo di ben otto mesi sul “riavvio” del programma Apollo. Ma il sacrificio dei suoi primi tre astronauti fu comunque fondamentale nel rendere relativamente più sicure tutte le successive missioni Apollo, compresa quella famosa con il numero “13” (“Houston abbiamo un problema”) che nonostante una gravissima avaria si risolse comunque con il ritorno a terra dell’equipaggio sano e salvo.

Quello dell’Apollo Uno, però, fu purtroppo solo il primo di una serie di lutti spaziali. Poco meno di tre mesi dopo, il 23 Aprile 1967, toccò all’Unione Sovietica soffrire la prima morte di un proprio cosmonauta, il comandante Vladimir Komarov a bordo della capsula Soyuz-1 che si sfracella al suolo, contro la parete di una montagna degli Urali, a causa del mancato funzionamento di un paracadute in fase di rientro nell’atmosfera terrestre. L’impatto avviene ad oltre 500 chilometri all’ora.
Il 29 Giugno 1971, sempre in fase di atterraggio, moriranno altri tre astronauti russi (Juri Dobrowosky, Vladislav Volkov, Victor Patsayev) a causa di un guasto del sistema di depressurizzazione della loro capsula Soyuz-11. La morte sopraggiunge per embolia, mentre la capsula sta planando al suolo con il paracadute.

Ma l’incidente più grave della storia spaziale avviene il 28 Gennaio (evidentemente il “mese nero” dell’astronautica) del 1986. Milioni di telespettatori assistono inorriditi all’esplosione in volo, 75 secondi dopo il lancio, dello Space Shuttle Challenger. Una fiammata ed una rosa di detriti in fumo che si disintegra in pochi secondi nell’atmosfera. Ed a finire disintegrati, davanti agli occhi di tutti, sono anche i sette membri dell’equipaggio, fra di loro anche una semplice insegnante, Christa McAuliffe, che avrebbe dovuto essere la prima donna “normale” (una semplice insegnante, senza alcuna specifica esperienza professionale o militare in campo astronautico) a volare nello spazio, per dimostrare appunto che i voli orbitali erano alla portata di tutti. Per essere la prima, Christa aveva superato una selezione fra 11mila aspiranti turisti spaziali. E forse si riteneva fortunata ad esserci riuscita. Non immaginava certo quale truce scherzo del destino l’attendeva in quello che pensava potesse essere il giorno più memorabile della sua vita, e fu invece putroppo l’ultimo.

Assieme a lei morirono il comandante Francis Scobee, il pilota Michael Smith, l’astronauta Judith Resnik la seconda donna americana nello spazio, l’ingegnere Ellison Onizuka, lo specialista del carico Gregory Jarvis, e lo specialista di missione Ronald McNair.

Le cause della tragedia (un insieme di difetti tecnici, ma soprattutto di superficialità e noncuranza da parte dei tecnici Nasa) verranno studiate e rivelate da un’apposita commissione d’inchiesta. Uno dei suoi membri, il fisico Feynman, dimostrerà che lo scoppio del Challenger fu provocato dal cedimento di alcune guarnizioni ad anello dei razzi supplementari di spinta. La gomma di cui erano fatte queste guarnizioni si era deteriorata a causa del freddo glaciale che aveva imperversato a Cape Canaveral nei giorni precedenti al lancio. Feynman denunciò anche il fatto che il rischio era stato riscontrato anche da alcuni tecnici della Nasa, ma era stato del tutto sottovalutato, per non dire totalmente ignorato. La vicenda procurerà grosse critiche alla Nasa, ed influirà negativamente anche sui successivi finanziamenti, producendo l’annullamento o il ridimensionamento di molti progetti spaziali. Le missioni degli Shuttle riprenderanno solo 2 anni dopo, ed oltre 400 modifiche apportate al veicolo.
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COMPLEANNI E LUTTI

Il 28 Gennaio vede la nascita del pittore Jackson Pollock (1912-1956), del saxofonista Fausto Papetti (1923-1999), il politico Marcello Pera (1943), il presidente francese Nicolas Sarkozy (1955), la cantante jazz Nicky Nicolai (1960), ed il portiere della Juventus e della nazionale italiana di calcio Gianluigi Buffon (1978).

Nello stesso giorno muoiono Carlo Magno (742-814), lo zar Pietro I il Grande (1672-1725), lo scrittore russo Fedor Dostoevskij (1821-1881), e lo scrittore giornalista italiano Dino Buzzati (1906-1972).
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