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26 Aprile 1986: Chernobyl, quando l’Europa visse il suo più grave incubo nucleare

Ancora oggi non c’è concordanza sul numero delle vittime dirette ed indirette di quello che è stato il più grave incidente nucleare della storia: l’incendio e l’esplosione del reattore numero 4 della centrale “Rbmk” di Chernobyl in Ucraina (che allora, nell’86, faceva ancora parte dell’Unione Sovietica). L’unico incidente della storia che ha raggiunto il settimo livello (il più alto) della scala Ines predisposta dall’Agenzia Atomica Internazionale (Iaea) per misurare appunto la gravità degli incidenti che si verificano negli impianti nucleari.

Per il governo ucraino le vittime effettive furono 42, altri stime ufficiali parlano dell’Onu parlano di 65 morti, ma lo stesso rapporto stima che le vittime indirette delle radiazioni possano essere più di 4mila per tumori e leucemie, una terribile statistica che potrebbe avere ulteriori conseguenze per altri 80 anni, rendendo ancor più pesante l’eredità nefasta di Chernobyl.

La nube radioattiva che si spigionò dal reattore delle centrale ucraina, si disperse infatti anche sulla vicina Bielorussia, e si spinse verso l’Europa Centrale, interessando i paesi scandinavi (il primo allarme, dal momento che il regime comunista di Mosca aveva tenuto a lungo segreto l’incidente, fu dato proprio dalla Svezia), al Finlandia, ed arrivando, sia pure con gradazioni di radioattività sempre decrescenti, anche in Germania, Francia e Italia.
Per giorni l’intera Europa visse il più acuto incubo nucleare della sua storia. Anche in Italia la popolazione fu invitata a restare il più possibile al chiuso e ad evitare di consumare verdure ed altri alimenti più soggetti ad essere contaminati dalle radiazioni. Si arrivò perfino a sconsigliare concepimenti, o quanto meno ad esprimere timori per i processi di fecondazione nel periodo di allarme radioattivo (allarme che durò parecchi giorni). Monito, che almeno dalle nostre parti, fu alquanto disatteso: Infatti la “paura di Chernobyl” produsse, a nove mesi di distanza, un inatteso boom di nascite, che oltre a suscitare sorpresa divenne anche oggetto di attenti studi sociologici e psicologici (sul piano della risposta biologica di sopravvivenza della specie di fronte a disastri e paure come quella della minaccia nucleare che creano fortissime apprensioni sul futuro).

Il bilancio ufficiale delle autorità russe ed anche quello dell’Onu venne fortemente contestato dalle principali associazioni antinucleariste che fornirono stime assai più raggelanti sulle conseguenze di Chernobyl: Greenpace paventò fino a 6 milioni di decessi, nel corso di 70 anni, per tumori derivati dalla contaminazione nucleare; il Gruppo Verde del Parlamento Europeo, considerò la stima di Greenpace una boutade fatta apposta per rimarcare la gravità del problema, e pur concordando con la stima ufficiale russa dei 65 morti accertati, fornì stime di 30-60mila morti per le conseguenze radioattive sulle generazioni successive.

L’incidente si verificò alle ore 01.23’ e 40” del 26 Aprile, durante un maldestro esperimento dei tecnici di Chernobyl, definito anacronisticamente come un “test di sicurezza”. Si voleva verificare se la turbina del reattore poteva continuare a produrre energia, sfruttando la propria inerzia, anche quando il circuito di raffreddamento non producesse più vapore. Fra l’interruzione di energia e l’attivazione dei gruppo diesel di emergenza trascorrevano 40 secondi, e l’obiettivo del test era proprio quello di colmare questi 40 secondi facendo sì che l’impianto provvedesse da solo a far girare l’acqua nel circuito di raffredamento fino all’avvio del diesel. Questo avrebbe reso più sicuro l’impianto. Ma per testare il procedimento fu necessario disattivare alcuni circuiti di sicurezza e di emergenza. E fu proprio questa circostanza a rendere ancor più grave l’incidente.

Sulle cause effettive dell’incidente sono stati pubblicati due rapporti. Il primo (agosto 1986) attribuiva interamente le responsabilità agli operatori dell’impianto. Il secondo (1991) evidenziò piuttosto difetti intrinsechi nella progettazione del reattore Rbmk, in particolare per quanto riguardava le barre di controllo.

Ma i fatti più gravi furono l’iniziale sottovalutazione del problema da parte dei dirigenti dell’impianto di Chernobyl, ed il prolungato tentativo delle autorità sovietiche di tenere segreto l’incidente e la sua portata. Si sommarono in questa circostanza ottusità politiche, deficienze tecnologiche (il personale di Chernobyl non era dotato di strumenti adeguati per misurare radiazioni di tale entità), ma anche incredibili prove di eroismo da parte dei soccorritori che operarono fra le macerie della centrale per spegnere l’incendio del reattore consapevoli di non disporre di adeguate protezioni, e di esporsi così a radiazioni mortali.

Molti tecnici e lo stesso ingegnere capo della centrale, Aleksander Akimov, morirono pochi giorni dopo per essere rimasti al loro posto nella centrale durante l’incendio. Particolarmente valoroso fu il comportamento della squadra dei vigili del fuoco capitanata dal tenente Vladimir Pravik, che si spinse per primo sul tetto del reattore in fiamme per tentare di spegnerlo, pur sapendo che in quel modo lui ed i suoi uomini non avrebbero avuto scampo dalle radiazioni. Pravik ed i suoi colleghi morirono 13 giorni dopo.
Altrettanto eroici furono i quattro giovani piloti (Volodymyr Kostjantynovyč Vorobjov, Oleksandr Jevhenovič Junhkind, Leonid Ivanonovyč Chrystyč e Mykola Oleksandrovič Hanžuk) dell’elicottero che volò incessantemente sulla centrale per portare materiali per lo spegnimento dell’incendio e lastre di piombo per tentare di schermare le radiazioni, e proprio a causa del peso di queste lastre di piombo l’elicottero con i suo equipaggio precipitò durante una di queste manovre di sganciamento. Anche l’informazione ebbe una vittima, fra i primi uomini intervenuti nel luogo dell’incidente: le prime e uniche immagini del disastro e del sacrificio di tanti soccorritori si devono infatti al cameraman Vladimir Sevcenko, che morì anche lui in seguito ad una lunga agonia da radiazioni.

L’allarme in Europa fu dato con parecchie ore di ritardo. Solo il giorno successivo, infatti, i rilevatori di una centrale nucleare svedese, a Forsmark, fecero scattare un allarme radioattività. Gli strumenti indicavano livelli altissimi, ed i tecnici svedesi pensarono subito ad una falla nella propria centrale, ma fatti tutti i controlli, non risultò alcun danno al loro impianto. Cominciarono così a cercare altrove l’origine delle radiazioni che i propri rivelatori continuavano a segnalare. Non ci volle molto ad individuare la fonte nell’Unione Sovietica. Gli svedesi chiesero subito spiegazioni al governo russo, ma questi tergiversarono ancora per 24 ore. Nel frattempo però la stessa Svezia aveva diffuso l’allarme a tutto il resto dell’Europa.

Il disastro di Chernobyl è entrato nella storia fra i più gravi incidenti dell’ultimo secolo, legati ad impianti o prodotti per la produzione di energia. Su otto di questi disastri, ben tre purtroppo sono italiani:
• Il Disastro della diga del Vajont che nel 1963 ha causato 1917 morti.
• Il Disastro di Molare in provincia di Alessandria, del 13 agosto 1935, 111 morti.
L’Incidente ferroviario di Viareggio in provincia di Lucca, il 29 Giugno 2009 un treno che trasportava GPL è deragliato ed esploso, 32 i morti.

Gli altri disastri simili registrati nel mondo sono:

• Il crollo delle dighe di Banquiao e Shimantan, Cina, che nel 1975 ha causato 26 000 morti per l’onda di piena più altri 145mila morti per carestie e epidemie conseguenti, questo secondo il rapporto ufficiale del governo cinese declassificato solo nel 2005.
• Il Grande smog (Londra, 5-9 dicembre 1952), causato da un eccessivo consumo di carbone per riscaldamento e che ha provocato 12mila morti.
• Il disastro del traghetto MV Doña Paz (Filippine, 1987) nel quale morirono oltre 4mila persone a causa dell’incendio di prodotti petroliferi versati in mare dalla petroliera con cui il traghetto si era scontrato.
• Il disastro di Bhopal in India dove morirono 4 000 persone in una sola notte e, si stima, circa 30 000 nel giro di qualche mese, ed un totale di 500 000 intossicati, senza tenere conto dell’aumento dei decessi negli anni successivi dovuti a tumori e leucemie per cui non esistono studi.
• Lo scoppio della centrale a gas a Middletown (Connecticut), 7 febbraio 2010, 5 morti.
• E naturalmente il distrastro di Chernobyl (Ucraina), 26 Aprile 1986, 65 morti dirette, e 4-6mila indirette.
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AGENDA STORICA DEL 26 APRILE

1478: Si scatena a Firenze la “Congiura dei Pazzi” contro Lorenzo de’ Medici, il Magnifico, che però la scampa, mentre non altrettanto riesce al fratello Giuliano, ucciso dai congiurati durante una funzione in cattedrale.

1931: A New York viene effettuata la prima trasmissione televisiva sperimentale, presentata dall’attrice Fay Marbe.

1961: Va in onda, in Italia, la prima trasmissione di Tribuna Politica.

1994: In Sudafrica si tengono le prime elezioni aperte anche ai cittadini di colore.
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COMPLEANNI E LUTTI

Il 26 Aprile nascono il filosofo scozzese David Hume (1711-1776), il filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein (1889-1951), il campione di pugilato Nino Benvenuti (1938), la cantante Giorgia (1971), l’atleta tailandese di boxe Siriporn Taweesook (1983).

Nello stesso giorno ci lasciano il matematico e filosofo austriaco Edmund Husserl (1859-1938), l’ufficiale nazista Walter Reder (1915-1991), ed il chimico e ingegnere tedesco Carl Bosch (1874-1940).


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