25 Novembre: Baldovino il “re lebbroso” di Gerusalemme sconfigge il Saladino (ma sarà l’inizio della fine)
- mercoledì, 25 novembre 2009, 17:12
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Nel 1177, anno domini, nel venticinquesimo giorno di Novembre, l’esercito crociato di Baldovino IV di Gerusalemme e di Rinaldo di Chatillon sconfigge Saladino nella Battaglia di Montgisard. Una vittoria insperata, dovuta al fatto che Saladino fin troppo sicuro della sua supremazia (26mila uomini contro poche migliaia di soldati cristiani) aveva disperso le proprie truppe sul fronte meridionale per seminare il terrore con diffuse razzie. Pur inferiori di numero e colti di sorpresa presso la fortezza templare di Montgisard, i cristiani riuscirono a travolgere l’esercito mussulmano sfiorando l’uccisione e le cattura dello stesso Saladino. Fu però una vittoria effimera, per re Baldovino, a soli 16 anni già sfigurato e reso invalido dalla lebbra. Appena due anni dopo il Saladino sovvertì le sorti della guerra, con le vittorie di Marj Uyun e con la presa del castello del “Guado di Giacobbe” e con il massacro della sua guarnigione. Baldovino IV muore nel 1185. Saladino gli sopravvive ponendo fine in soli due anni al regno cristiano di Terrasanta, con la disfatta crociata di Hattin nel luglio del 1187, e con la successiva capitolazione di Gerusalemme, il 2 Ottobre dello stesso anno.
Recentemente il cinema ha fornito un’immagine alquanto edulcorata e romanzata del “re lebbroso” di Gerusalemme, Baldovino IV.
Nel film di Ridley Scott “Le Crociate” (Kingdom of Heaven) Baldovino appare come un re filosofo, sostanzialmente pacifista: un immagine abbastanza lontana da quella che si intuisce dalla realtà storica del tempo che attribuisce allo stesso Baldovino, nonostante la malattia di cui soffriva, un’indole molto più guerriera e “predonesca” di quella che gli è stata successivamente attribuita dall’iconografia cattolica e dalla letteratura romanzesca; un’immagine che non corrisponde certo alla considerazione che avevano di lui i mussulmani del tempo, che, secondo quanto riporta il viaggiatore Ibn Jubair, lo chiamavano “al-khinzir” (“il porco”), e sua madre Agnese “al-khinzira” (“la scrofa”, “la troia”).
Anche sull’aspetto e le condizioni fisiche di Baldovino, affetto da lebbra deturpante, l’arte ed il cinema hanno abbondantemente “edulcorato” la realtà.
Nel film di Ridley Scott il sovrano lebbroso di Gerusalemme viene mostrato ancora in grado di cavalcare e camminare, e con una maschera d’argento che ne copre ed ingentilisce il volto deturpato. Quest’ultima sembra essere essenzialmente una “invenzione” cinematografica. Di questa maschera non c’è infatti alcun accenno nella storiografia e nelle illustrazioni del tempo. Negli ultimi anni della sua vita (quelli descritti dal film “Le Crociate”) Baldovino aveva completamente perso la vista, e le deformazioni della lebbra non gli permettevano più di muoversi.
Anche i pittori hanno in gran parte celato le sofferenze e le deturpazioni di Baldovino. A Versailles, nella Sala dei Crociati, campeggia un quadro di epoca romantica (1842) dipinto da Charles Philippe Lariviere, raffigurante la battaglia di Montigisard, in cui lo stesso Baldovino appare su una lettiga, a volto scoperto e con una spada nella mano destra. In realtà all’epoca di quella battaglia, Baldovino era ancora in grado di combattere a cavallo, tenendo la spada con la sinistra, dal momento che la mano ed il braccio destri erano già stati resi insensibili ed inutilizzabili dalla lebbra. La prova che Baldovino in quel periodo (cinque-sei anni prima che la malattia lo divorasse completamente) fosse ancora in grado di andare a cavallo e combattere, viene dalle cronache di un’altra battaglia, successiva a Montigisard, quella di Marj Uyun, in cui lo stesso Baldovino venne disarcionato, e non essendo in grado, data la malattia, di risalire da solo a cavallo, fu salvato da un cavaliere della sua guardia personale, che lo portò sulle proprie spalle lontano dal campo di battaglia.
Le fonti storiche del tempo sono assai più indulgenti nei confronti del Saladino, che viene descritto come uomo assai più colto e temperato della maggior parte dei suoi principali nemici cristiani. Fu infatti incline più volte a sottoscrivere tregue e trattati di pace con i cristiani (disattesi più spesso da questi ultimi che da lui), dimostrandosi particolarmente magnanimo soprattutto in occasione della capitolazione di Gerusalemme, frutto di una trattativa con il suo ultimo difensore Baliano di Ibelin. A tutti i combattenti ed agli abitanti cristiani della città fu infatti concesso di abbandonarla senza subire alcuna violenza, ben diversamente da come erano andate le cose quando erano stato i cristiani a conquistare la stessa Gerusalemme all’Islam; in quella occasione l’intera popolazione fu passata a fil di spada.
Saladino smentì la sua magnanimità solo quando fece prigionieri Rinaldo di Chatilon e Guido di Lusignano, che nel frattempo, sposando la sorella del defunto Baldovino, era divenuto il nuovo re di Gerusalemme. Saladino, ancora infuriato per la recente uccisione della sorella da parte dei cavalieri crociati che avevano assalito la carovana con la quale viaggiava, offrì dell’acqua a re Guido, ma quando questi passò il bicchiere a Rinaldo, Saladino, buttò via l’acqua e uccise lo stesso Rinaldo tagliandogli personalmente la gola. Ecco come andarono le cose nel racconto del cronista mussulmano contemporaneo al-Safadi:
“Quante volte avete fatto un giuramento e lo avete violato? Quante volte firmato un accordo che non avete mai rispettato?” Rinaldo, tramite l’interprete, rispose: “I re hanno sempre agito così. Non ho fatto nulla di più.” Durante questi momenti, il Re Guido stava male per la sete, la sua testa ondeggiava come fosse ubriaco, la sua faccia tradiva grande paura. Saladino gli indirizzò parole rassicuranti, fece portare dell’acqua fredda e gliela offrì. Il re bevve, dopidichè dette ciò che rimaneva a Rinaldo[...]. Il sultano allora disse a Guido: “non hai chiesto il permesso prima di dargli l’acqua. Pertanto non sono obbligato a garantire la sua salvezza“. Dopo aver pronunciato queste parole, il sultano sorrise, montò a cavallo e si allontanò, lasciando i prigionieri nel terrore. Supervisionò il ritorno delle truppe e quindi ritornò alla sua tenda. Ordinò che Rinaldo fosse portato lì, quindi avanzò verso di lui con la spada in pugno e lo colpì tra il collo e lo spallaccio. Quando Rinaldo cadde, gli tagliò la testa e trascinò il corpo ai piedi del re, che cominciò a tremare. Vedendolo così sconvolto, Saladino gli disse in tono rassicurante: “Quest’uomo è stato ucciso solo a causa della sua malvagità e perfidia”
Secondo altri autori, il sultano avrebbe fatto addirittura scempio del cadavere di Rinaldo, la cui testa fu fatta trascinare da un cavallo fino a Damasco, dove fu macabramente esposta al pubblico.
Erano quelli tempi di grande fervore in Dio da entrambe le parti. Ed era proprio da quel fervore che derivava tanto sangue, un rivolo lunghissimo, giunto fino ai giorni nostri.
COMPLEANNI E LUTTI
Il 25 Novembre ha visto nascere il futuro Papa Giovanni XIII (1881-1963), il dittatore cileno Augusto Pinochet (1915-2006), l’etologo Danilo Mainardi (1933), lo scrittore Giorgio Faletti (1950) ed il figlio del presidente Usa ucciso a Dallas, John F. Kennedy Jr. (1960) morto a sua volta in un incidente aereo (1999).
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