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Vendola acclamato dagli emiliani

25 Aprile: Vendola acclamato dagli emiliani: “La Resistenza non è passato ma futuro”, “Anche il Pd emiliano dovrebbe riflettere sul suo ruolo; non ci sono più territori intoccabili”

E’ stata intensa la giornata bolognese di Nichi Vendola: ha partecipato a significative celebrazioni del 25 Aprile a Marzabotto e Montesole attualizzando il significato di “Resistenza” (non una nostalgia agiografica del passato, ma un discorso che riguarda il nostro futuro), e non ha lesinato risposte chiare ai giornalisti che gli chiedevano sue impressioni sugli ultimi avvenimenti politici italiani (“Fini un alleato del Pd? Solo pensarlo è un segno di grande confusione”. “Elezioni anticipate? Chi le teme di più è senz’altro il centrosinistra: non siamo ancora in grado di rappresentare una credibile alternativa”. “Un sindaco leghista a Bologna? Non credo, ma non ci sono più rendite di posizione. Il Pd deve riflettere seriamente e criticamente sulla sua esperienza emiliana).
A Montesole, Vendola ha ricordato il sacrificio di uomini e donne del passato massacrati in nome dell’ideologia nazifascista, ma si è rivolto anche alle giovani generazioni. E’ a loro che Nichi Vendola vorrebbe annunciare “la Resistenza necessaria dei tempi nostri”, cosa che non si fa “clonando quella del passato”. Il presidente della Regione Puglia ha lanciato il suo messaggio da Montesole, teatro storico della Resistenza bolognese, ma soprattutto di una delle più cruente stragi nazifasciste del 1944 con centinaia di vittime. Il governatore ha parlato a braccio dal palco a due passi dalla scuola di pace di Montesole, pochi chilometri da Marzabotto. “Abbiamo il torto di aver trasformato il 25 aprile in un’immagine oleografica – ha detto – e di aver fatto dei valori della Costituzione un richiamo retorico”. E ha aggiunto: “Non siamo stati in grado di spiegare alle giovani generazioni che non stavamo raccontando una stagione della nostalgia ma del loro futuro”. Per Vendola però la Resistenza non va confusa con il patriottismo che è “terreno scivoloso”. E ha aggiunto: “la più grande forma di patriottismo è quella che esprime Emergency e Gino Strada”. Infine, richiamandosi al presente, ha ironizzato: “Ancora oggi fischia il vento e infuria la bufera, ma non è vero che abbiamo le scarpe rotte, le abbiamo griffate”.
LA RESISTENZA NON VA CONIUGATA AL PASSATO, MA AL FUTURO
Prima del suo discorso, Vendola ha partecipato alla cerimonia di deposizione delle corone nel sacrario delle vittime di Marzabotto. E alla fine ha lasciato un breve messaggio nel libro degli ospiti: “La memoria del male è il seme necessario perché germogli il bene”, ha scritto. Il presidente della Regione Puglia inoltre ha incontrato alcuni operai della cartiera Reno de Medici (un centinaio di loro sono in cassaintegrazione dal 2009) che gli hanno donato un libro sulla storia della Cgil. Insieme a Vendola, tra gli ospiti anche la deputata del Pd Olga D’Antona. “Mi sento onorata di essere qui con voi oggi”, ha premesso la vedova del giuslavorista ucciso dalle Br parlando alla gente, e interrompendosi più volte per la commozione. “E’ tempo di riconoscersi in una memoria condivisa – ha detto – ma non al prezzo di pericolosi revisionismi o di falsificare la storia”. E poi ha scandito: “Una sola era la parte giusta, quella che ebbe la forza di contrapporsi al nazifascismo. Non possono esserci equivoci: da una parte ci furono i carnefici, dall’altra le vittime”. A ricordare il sacrificio dei civili e dei caduti della Brigata Stella Rossa è stato anche il sindaco di Marzabotto Romano Franchi, che ha salutato la platea ricordando che “preferiamo decisamente cantare ‘Bella ciao’ e l’inno di Mameli”, alludendo ad altre canzoni più ‘padane’. La festa è continuata poi al Poggiolo con i giovani e molte famiglie (soprattutto giovani coppie con bambini) tra stand, banchetti dell’Anpi, musica di oggi e di ieri e le immancabili code per crescentine, lasagne e porchetta. La giornata di sole ed il pratone di fronte al Poggiolo hanno fatto il resto.
FINI ALLEATO? E’ SEGNO CONFUSIONE CENTROSINISTRA
Per il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, in queste ultime ore nel Bolognese per partecipare ad alcune manifestazioni del 25 Aprile, Gianfranco Fini è certamente un interlocutore con cui discutere, ma non automaticamente un alleato. Anzi, la proposta di Pier Luigi Bersani, di aprire al presidente della Camera, dimostra confusione di idee nel centrosinistra. Per Vendola, Fini “é uno dei più autorevoli capi della destra ed è il capo di una destra ideologicamente in via di formazione”, ha spiegato a margine della commemorazione per il 25 aprile che si è svolta a Marzabotto, nel bolognese, e rappresenta “la destra liberista ed europea, che ha più confidenza con i temi della laicità e dei diritti civili”. Ma non per questo, ha precisato Vendola, “Fini diventa un alleato potenziale”. Poi, rivolgendosi implicitamente a Bersani, ha aggiunto: “fare di un interlocutore immediatamente un alleato, significa esprimere noi una grande confusione di idee, e non aiutare Fini nella sua battaglia”.
OGGI IL CENTROSINISTRA NON E’ UN’ALTERNATIVA CREDIBILE
Il centrosinistra, oggi, non ha “la capacità di essere una grande speranza, di rendere credibile la parola ‘alternativa’”. Lo ha detto a margine della commemorazione per il 25 aprile in programma a Marzabotto, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Alla gente, che al termine del suo discorso gli ricordava che “la Puglia è piccola per lui”, auspicando così un suo ruolo nazionale nel centrosinistra, Vendola ha risposto: “Ora c’é da fare il governo (alludendo alla sua giunta in Puglia, ndr), e poi c’é da governare; poi vediamo”. Ma ha aggiunto: “il problema del centrosinistra non è il profilo del leader è il profilo della coalizione, il suo programma, la capacità di essere una grande speranza, di rendere credibile la parola ‘alternativa’. Lo siamo oggi? No”.
Infine un accenno all’ipotesi di elezioni anticipate: “mette più paura nel centrosinistra che nel centrodestra – ha sottolineato – questo vuol dire che non siamo pronti, che c’è qualcosa che non funziona. Io penso che bisogna dire la verità: La verità vi farà liberi dal peccato”, ha concluso con tono ironico.(ANSA).
UN LEGHISTA A BOLOGNA? NON CI SONO PIU’ TERRITORI INESPUGNABILI
“Se non sapremo riflettere sui limiti dell’esperienza del riformismo emiliano, corriamo dei rischi”. Così, il governatore della Puglia, Niki Vendola, ha risposto a chi gli chiedeva – a margine della cerimonia per il 25 aprile a Marzabotto – un commento sulla situazione politica emiliana e sull’eventualità di un sindaco leghista a Bologna. Vendola non ha spiegato quali sono i limiti di tale riformismo, dicendo “non lo so, non vivo qua”. Ma ha aggiunto: “voglio che se ne discuta qua, bisogna essere qui ed essere in grado di interpretare la domanda di cambiamento”. Al contrario, perdendola “ogni volta che il centrosinistra appare conservazione si rischia di perdere”. Poi sull’eventualità di avere un sindaco del Carroccio a Bologna (oggi città commissariata), il presidente della Puglia ha risposto:”no per carità!”, aggiungendo però di non avere la palla di vetro. Tuttavia, ha continuato rivolgendosi al centrosinistra: “credo che nessuno può immaginare di vivere con rendite di posizione, non ci sono più territori inespugnabili per la destra e per la Lega. L’Emilia è già stata significativamente penetrata dalla Lega”. Infine, ai giornalisti che gli chiedevano di dare un consiglio al Pd emiliano, Vendola ha risposto suggerendo la sua esperienza in Puglia. “Nell’esperienza di governo abbiamo raccontato le nostre luci, ma anche le nostre ombre, perché le abbiamo volute affrontare di petto e abbiamo continuato a cercare una concertazione che non fosse quella corporativa e istituzionale, ma una concertazione con il mondo giovanile, soprattutto con l’associazionismo e il volontariato. Abbiamo provato – ha concluso – a trasformare i luoghi del governo in luoghi di ascolto”.
(ANSA).


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