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25 Aprile: Errani “Resistenza e Costituzione valori da difendere”. Violante cita il caso-Sassuolo

“Nei valori espressi dalla Resistenza e del 25 aprile affondano le radici la scelta repubblicana e la nostra Costituzione, la Carta fondamentale che ci offre molte sagge risposte agli interrogativi che incontriamo nel nostro percorso civile: che valore ha il lavoro nella nostra società, che significano le pari opportunità, lo sviluppo equilibrato fra diversi territori e comunità, la partecipazione, i partiti, il voto libero. Che significa dirsi oggi antifascisti e democratici. E tanto di più”. Lo afferma il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, in un corsivo sul proprio sito (www.presidenterrani.it) intitolato ‘Il nostro 25 aprile’. Errani ricorda che “ancora una volta il 25 aprile, a 65 anni dal 1945, cade in un momento delicato della nostra storia repubblicana, in cui partiti e istituzioni discutono di riforme sostanziali come il federalismo e la forma di governo, a fronte di una sempre maggiore disaffezione dei cittadini verso i temi della politica partecipata”. E riferendosi alla celebrazione della Festa della Liberazione (che Errani domani festeggerà a Ravenna, la sua città), il presidente sottolinea che si tratta di “un momento bello, per tutti noi, per ragionare sulla nostra democrazia e su cosa resta della Resistenza nel nostro impegno quotidiano. Credo – sottolinea – ci sia un lascito importante in quel moto di ribellione alla dittatura, di rinascita morale e anche di difesa della propria terra, della propria casa, della propria famiglia, come ci ha ricordato il film di Giorgio Diritti sulla strage di Marzabotto. Un lascito, in particolare per i giovani, che ci chiede di difendere sempre con fermezza, come dice il presidente Giorgio Napolitano ‘la democrazia insieme alla dignita’ e all’indipendenza del nostro Paesé”. Errani sottolinea che “va ricordato che il 25 aprile è una data fondamentale della nostra storia, con la sconfitta del nazifascismo, dei campi di concentramento, la fine della guerra, la nascita della libertà e della democrazia in Italia. Una pagina densa di valori di grande attualità, alla quale l’Emilia-Romagna e la sua gente hanno dato un contributo essenziale”. Celebrare il 25 aprile – continua – “significa riflettere su questi temi, declinare cultura e società di oggi con valori che sono alla base della convivenza, in una realtà così profondamente cambiata come l’attuale. Io personalmente – annuncia il presidente – lo farò partecipando alla manifestazione che si svolgerà in piazza del Popolo, a Ravenna, la mia città”. (ANSA).

VIOLANTE, “LA DESTRA RICONOSCA IL RUOLO DELLA LIBERAZIONE”

Per il Presidente emerito della Camera, Luciano Violante, “c’é una sorta di complesso di inferiorità da parte di coloro che non riconoscono quello che é stato il ruolo della lotta di liberazione per riconquistare la democrazia in Italia”. “Vedo che a Salerno – ha aggiunto parlando stamani a Pordenone, a margine di un convegno – c’é un Presidente di Provincia che dice che sono stati liberati dagli americani. C’è chi vieta di cantare ‘Bella ciao’, come a Sassuolo, e anche in Friuli c’é qualcosa del genere. Inviterei queste personalità del centrodestra – ha esortato – a pensare che l’Italia è stata liberata insieme da americani, neozelandesi, australiani e italiani”. “C’é – ha spiegato Violante – un esempio che può chiarire meglio la situazione: la Costituzione italiana, tra Germania, Giappone e Italia, che sono i tre Paesi che hanno perso la guerra, è stata l’unica scritta in piena libertà e autonomia dalle autorità italiane, mentre per quanto riguarda la Germania furono gli Alleati a imporre i contenuti fondamentali e per il Giappone la scrissero addirittura gli Alleati e gliela misero tra le mani. Questo perché si capì che gli italiani erano diversi da tedeschi e giapponesi in quanto si erano riconquistati la libertà da soli, quindi potevano essere lasciati liberi di scrivere la propria Costituzione”. “Questo – ha concluso Violante – è il segno più evidente che c’é stata una differenza tra l’Italia e gli altri Paesi. Qui metà del Paese ha partecipato alla Liberazione: deve riconoscerlo anche la Destra. Se non lo fa, credo che si metta in un angolo”. (ANSA).

Foto sopra: celebrazione del 25 Aprile a Bologna (anni Cinquanta); sotto Luciano Violante.


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