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23 Ottobre: il voto alle donne e la rivolta di Budapest

ZZZ SuffragetteSulla data del 23 Ottobre si addensano molti eventi storici di epoche e significati diversi: la prima marcia delle donne americane per ottenere il diritto di voto, l’inizio della rivolta antisovietica dell’Ungheria, la fondazione del Club Alpino Italiano, il primo utilizzo in guerra dell’aeroplano e dell’automobile (un “primato”, se così lo si può chiamare, che spetta all’esercito italiano). Ma procediamo con ordine…

DONNE IN MARCIA PER IL VOTO

Il 23 Ottobre 1915 trentamila donne marciano lungo la Quinta Strada di New York invocando rumorosamente il suffragio femminile, ovvero il diritto di voto, che rimane comunque un’acquisizione più recente di quanto comunemente si crede (in Italia le donne possono votare da poco più di 60 anni), e ci sono ancora diversi paesi che continuano a negarlo, fra questi il Brunei, il Libano (dove il voto è obbligatorio per gli uomini, ma opzionale per le donne che devono dimostrare di possedere un’adeguata istruzione), l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti (dove però si prevede un allargamento dei diritti elettorali entro il 2010) e Città del Vaticano.
Le istanze per il diritto di voto per le donne vengono fatte risalire all’Illuminismo francese del XVIII secolo, e proprio in quel periodo il primo stato europeo a concederlo, sia pure in modo selettivo, fu la Svezia durante la cosiddetta “età della libertà” (1718-1771). Successivamente sarà la Nuova Zelanda, nel 1893, il primo stato moderno, tuttora esistente, a riconoscere il voto alle donne, quando era ancora una colonia “autogovernata” dell’Impero britannico (anche se prima di allora vi furono altre concessioni del voto femminile in territori minori come il Wyoming, la Repubblica Corsa, l’Isola di Man, le Isole Pitcairn, Franceville e Tavolara).
Le donne inglesi, purchè oltre il 30simo anno di età, poterono votare per la prima volta nel 1918, al parini di quelle tedesche e polacche. Le donne turche ottenere tale diritto nel 1926 (in ogni caso una ventina d’anni prima di quelle italiane). Nel 1928 il limite di età per il voto femminile in Inghilterra fu equiparato a quello degli uomini (21 anni). Uno degli ultimi stati a far cadere il tabù del voto femminile è stato il Bhutan, appena l’anno scorso. Meglio tardi che mai… il prossimo baluardo maschilista del voto a cadere dovrebbe essere quello dell’Arabia Saudita e degli Emirati Uniti, dove si sta discutendo da tempo di riforme in tal senso.

L’INSURREZIONE DI BUDAPEST. I COMMENTI DEI COMUNISTI ITALIANI DI ALLORA

ZZZ Budapest 1Il 23 Ottobre 1956 ha inizio una delle più cruente repressioni del blocco comunista, sotto l’influenza dell’Urss, creatosi alla fine della Seconda Guerra Mondiale. E’ la rivolta dell’Ungheria contro il regime comunista di Mátyás Rákosi, governante della vecchia guardia stalinista. L’insurrezione popolare durerà una dozzina di giorni, fu definitivamente spenta dai carri armati e dalle truppe sovietiche il successivo 4 Novembre, lasciando sul terreno 2.562 morti ungheresi (di entrambe le fazioni) e 720 soldati sovietici; impressionante anche il numero dei feriti, mentre ben 250mila ungheresi (il 3% della popolazione di allora) fuggirono in Occidente.
Tutto ha inizio confusamente verso le 15 di quel 23 Ottobre: gli studenti del Politecnico formano un corteo a Pest acclamando il leader riformista Imre Nagy. Il piccolo raduno si trasforma in una folla tumultuosa, alla quale si aggiungono anche militari ungheresi, che si dirige verso il parlamento, abbatte la grande statua di Stalin, occupa la radio. Quando la polizia di sicurezza, l’odiata AVH, inizia a sparare su questa folla, facendo i primi morti, si innescherà una vera e propria insurrezione armata (le armi, gli insorti, se le procureranno intercettando le ambulanze sulle quali tentava di trasportarle la stessa polizia del regime).
All’inizio la sollevazione della folla è totalmente spontanea, senza alcun leader riconosciuto, in un clima di assoluta confusione (che vedrà anche uccisioni sommarie di poliziotti e collaborazionisti del regime comunista), confusione che contraddistinguerà anche i primi attimi dell’intervento sovietico, dal momento che in quello stesso giorno la colonna di carri armati russi che incontra la folla che si dirige verso il palazzo del parlamento si metterà ad accompagnare gli stessi dimostranti. Ma non ci vorrà molto per chiarire l’equivoco in modo sanguinario e violento. La capitolazione degli insorti avverrà dopo 12 giorni, il 4 Novembre, anche se sacche di resistenza continuarono ad operare fino alla metà del 1957.
UNGHERIA 56Imre Nagy, Pál Maléter e il gionalista Miklós Gimes vennero processati e giustiziati in segreto dal governo di Kádár il 16 giugno 1958, dopo un processo a porte chiuse durato cinque giorni. Il Primate cattolico d’Ungheria, il cardinale József Mindszenty trovò rifugio nella sede della rappresentanza diplomatica statunitense a Budapest, dove sarebbe rimasto confinato per ben quindici anni.
Gli storici oggi pensano che l’intervento russo sia stato deciso da Krusciov più per evitare contraccolpi interni da parte dei nostalgici stalinisti, capeggiati da Molotov, che per ragioni esterne. Il capo del Cremlino, che aveva denunciato i crimini di Stalin, temeva che la perdita dell’influenza sovietica sull’Ungheria potesse essere usata come pretesto per un golpe contro di lui da parte dell’esercito sovietico nel quale militavano ancora molti comandanti dell’era staliniana.
I fatti di Budapest ebbero ovviamente vasta risonanza anche a livello internazionale, creando crisi di coscienza e frizioni anche all’interno delle sinistre europee.
La posizione ufficiale del Partito Comunista Italiano fu però di totale sostegno all’intervento sovietico. Palmiro Togliatti disse infatti che si sarebbe dovuto protestare contro l’Unione Sovietica soltanto se essa non fosse intervenuta. A Pietro Ingrao che era andato a comunicargli il suo sgomento, dicendo di non essere riuscito a dormire, lo stesso Togliatti rispose “Io invece ho bevuto un bicchiere di vino in più”. Giorgio Napolitano, attuale presidente della repubblica, condannò come “controrivoluzionari” gli insorti ungheresi, che il giornale del partito, l’Unità, definiva “teppisti”, “fascisti”, “spregevoli provocatori”. Nella sua recente autobiografia lo stesso Napolitano ha ammesso il proprio turbamento, ripensando alle sua posizione di allora, ed il Il 26 settembre 2006, in visita ufficiale in Ungheria, ha reso omaggio al monumento ai caduti della rivoluzione e alla tomba di Imre Nagy, prendendo definitivamente le distanze dalle posizioni assunte allora.
In favore degli insorti ungheresi si schierarono comunque molti militanti di base ed intellettuali. Ci furono anche clamorose uscite dal partito. A favore degli insorti si schierò invece la Cgil di Di Vittorio e l’ala autonomista del partito socialista (Nenni). I fatti del ’56 demarcarono ancor più profondamente le differenze fra i socialisti ed i socialdemocratici italiani di Saragat.
All’indomani della caduta del Muro di Berlino, Imre Nagy e tutte le vittime della rivolta ungherese del 1956 sono state riabilitate dal nuovo governo democratico della Repubblica Popolare d’Ungheria. Il 6 Giugno 1989 è stato celebrato in forma solenne il funerale dello stesso Nagy, che era stato giustiziato e sepolto segretamente 43 anni prima. A quel funerale partecipò anche il segretario del PCI di allora (che poco dopo avrebbe cambiato nome in PDS), Achille Occhetto. Le scuse russe giungeranno solo nel 1992 con il presidente Boris Eltsin (mentre il suo predecessore Gorbaciov lo aveva fatto per l’invasione di Praga del ’69, ma non aveva voluto fare altrettanto per quella di Budapest). Eltsin ha inoltre consegnato al governo ungherese anche i documenti sovietici sull’intervento del 1956.

UN POLITICO CONQUISTA IL MONTE ROSA: LA NASCITA DEL CLUB ALPINO ITALIANO

ZZZ Cai 2Il 23 Ottobre 1863, viene fondato il Club Alpino Italiano. L’idea era venuta pochi mesi prima allo scienziato-statista Quintinno Sella, in occasione della sua ascensione al Monviso, 3.841 metri, (12 Agosto dello stesso anno, la prima spedizione italiana su quella cima, la terza in assoluto; in quella occasione Sella fu accompagnato dai fratelli verzuolesi Di Saint Robert). La carta costitutiva del Club venne firmata all’una del pomeriggio di quel 23 Ottobre nel Castello del Valentino a Torino. Oltre a Sella la sottoscrissero altri duecento appassionati della montagna, fra i quali anche Bettino Ricasoli.
Quintino Sella, il fondatore del CAI, era uno scienziato di mineralogia, fu un seguito uno dei principali fautori della conquista di Roma (1870) come capitale del nuovo Regno d’Italia, nel quale ricoprì anche la carica di ministro delle finanze, con un’austera politica di pareggio del bilancio statale. Ricoprì anche la carica di presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei.
Il primo presidente del CAI eletto fu il barone Ferdinando Perrone di San Martino e vicepresidente Bartolomeo Gastaldi, che ne divenne poi secondo presidente dal 1864 al 1872.
Il CAI ebbe sede dapprima a Torino (dove vi è ancora il Museo Nazionale della Montagna e la Biblioteca Nazionale del CAI), e poi quella legale e centrale fu trasferita a Milano in via Errico Petrella 19, dove si trova tuttora.
Attualmente sono più di 700 i rifugi, i bivacchi ed altre strutture alpine gestite dal CAI. Le sezioni sono poco meno di 500, a cui vanno però aggiunte numerose sottosezioni.
Fra le attività più note gestite dal Club Alpino, oltre alle scuole di sci e alpinismo, figura anche il Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico, che si è reso protagonista di numerosi salvataggi, alcuni con uno spirito veramente eroico di servizio e di sacrificio, che agisce in costante collaborazione con la Protezione Civile.

E’ ITALIANO IL PRIMO AEREO USATO IN GUERRA

bleriot_libia_piazzaSiamo nel 1911, il 23 Ottobre si compie una svolta importante, ed altrettanto densa di drammatiche conseguenze, in campo militare: proprio quel giorno viene impiegato per la prima volta in guerra un aereoplano. La guerra è quella italo-turca per la conquista della Libia. Ed è proprio un pilota italiano, il capitano Carlo Maria Piazza, a compiere il primo volo a fini bellici della storia. Si tratterà di una semplice ricognizione aerea delle linee nemiche. Mentre il primo Novembre dello stesso anno un altro aviatore italiano, Giulio Gavotti, sarà il primo a compiere un bombardamento aereo, sganciando, a mano, una granata (grande come una mela) sulle truppe turche.
Al di là di ogni implicazione morale, l’esercito italiano dimostrò nella stessa campagna di Libia una notevole capacità di innovazione tecnica. Oltre al primo impiego operativo dell’aviazione, fu infatti il primo esercito ad utilizzare la radio come mezzo di comunicazione, ed anche il primo apparato militare a servirsi di automobili, il modello Fiat Tipo 2, sul fronte.

L’IRA E L’OLP SCELGONO LA PACE, I CECENI SCELGONO LA MORTE

AAAAAAAAAAAAltra epoca, altro conflitto: il 23 Ottobre 1998, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Presidente palestinese Yasser Arafat raggiungono l’accordo sul programma “terra in cambio di pace“. Nello stesso giorno, nell’Irlanda del Nord, il movimento separatista dell’IRA da corso al proprio disarmo, dopo i colloqui di pace promossi dal presidente americano Bill Clinton.
Per una ribellione, quella dell’Ira, che si incanala verso il confronto pacifico, un’altra, quella cecena opera una plateale prova di forza contro il governo russo, il 23 Ottobre 2002, assalendo il teatro Dubrovka di Mosca e prendendo in ostaggio oltre 850 persone. Il gruppo ceceno è composto da 40 militanti, chiedono il ritiro delle truppe russe dal loro paese. Dopo due giorni di assedio, le forze speciali russe decidono di intervenire. Innondano con un gas misterioso l’intero teatro, e fanno irruzione, uccidendo 39 terroristi, e purtroppo provocando anche la morte di almeno 129 ostaggio (altri fonti parlano di oltre 200 vittime fra i civili).

COMPLEANNI E LUTTI

Fra le nascite da ricordare in questo 23 Ottobre, figurano nell’ordine quella del più longevo politico italiano, il ferrarese Luigi Preti, nato nel 1914 morto nel 2009, quasi centenario; nel 1920 nasce lo scrittore Gianni Rodari, famoso “favolista”; nel 1925 condividono i natali l’editore Carlo Caracciolo ed il regista Nanni Loy; nel 1931 nasce il regista Bruno Corbucci; nel 1938 l’allenatore Eugenio Fascetti; nel 1941 l’imprenditore Giancarlo Parretti protagonista di una avventurosa scalata alle Metro Goldwin Mayer; nel 1942 lo scrittore americano Michael Crichton.

Fra i lutti che ricorrono in questa stessa giornata, ricordiamo quelli del politico italiano Bettino Ricasoli (1880), dell’inventore del pneumatico John Boyd Dunlop (1921) e dello stilista Luciano Soprani (1999).

IL GIORNO DELLA MOLE E IL NUMERO DI AVOGADRO

Il 23 Ottobre è Festa Nazionale in Ungheria, proclamata nel 1989 per celebrare la nuova repubblica ed anche per commemorare le vittime della rivoluzione del ’56 contro l’occupazione sovietica.
Il 23 Ottobre è anche il “Mole Day” negli Stati Uniti, il “Giorno della Mole”, intesa come mole chimica, festeggiata da tutti i chimici americani. Inizia esattamente alle 6.02 Am (antimerdiane, cioè di mattina) e termina alle 6.02 Pm (postmeridiane, cioè di sera). Non sono orari e non è una data scelta a caso: la sequenza di tutte quelle cifre ripoduce infatti il “Numero di Avogadro”, che indica appunto il numero di molecole contenute in una “mole” chimica, che è a sua volta una delle sette unità di base del SI (Sistema Internazionale delle Unità di Misura), oltre la metro, il chilogrammo, il secondo (tempo), l’ohm (resistenza elettrica, poi sostituito dall’ampere), il kevin e la candela.


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